La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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tramandato ai posters alle 16:30 del 01/11/2008 | commenti (2) | ricettacolo | permalink

Piatto supersemplice e abbastanza coreografico, mi piace farlo sia quando ceno da solo (anche perchè costituisce un ottimo pretesto per un bel contorno di adorate patatatine fritte) sia quando "c'è gente" a cena, perchè si fa lavorare il forno senza tanti sbattimenti e così ci si può dedicare a un primo più elaborato o semplicemente a chiaccherare in pace.

Dunque, si prende un trancio di salmone per commensale (va detto che la ricetta in effetti non è proprio da periodi di Grossa Crisi...) e lo si mette in padella con un filo d'olio d'oliva caldo, giusto per dargli subito una bella "botta" drastica di cottura. Inoltre, mentre l'ex-pescetto è in padella ci si fa sfumare sopra un pochino di vino bianco e lo si aggiusta di sale.

Punti a questo giunto, si prendono i tranci e li adagiano in una teglia da forno, unta giusto un pochetto (il salmone è già grassoccio alquanto di suo). Lo si cosparge di abbondante succo di limone e sopra gli si mettono direttamente alcune fette del medesimo giallo agrume (più per scena che per altro). Lo si piazza in forno a 220 e dopo un quarto d'ora lo si magna. Ribadisco che con le patate è la morte sua.

tramandato ai posters alle 23:21 del 16/09/2008 | commenti | miff | permalink

Haze
Anthony Chen, Singapore, 2008, 14', Super16mm

Appena visto mi lasciato poco/nulla, ma ripensandoci adesso lo sto rivalutando. Innanzi tutto ha una sua individualità di stile ben precisa, e non è poco: la fotografia è molto "bianca", molto neutra e il modo con cui viene gestito il racconto (pochi movimenti di camera, dialoghi lenti e pacatissimi) riesce a trasmettere molto bene la sensazione di afa opprimente dei protagonisti, del modo inerte di scorrere che ha la loro giornata. Irrompe poi un momento di rottura, un inseguimento, che "stacca" nettamente: il ritmo si fa frenetico e la storia arriva alla sua svolta, e al suo momento centrale...poi tutto ritorna alla solita indolenza e ai soliti ritmi lenti, ma in realtà nulla sarà come prima. Certo, è tutto un po' troppo esile. Mezzo voto in più per le varie note "di passaggio" sul modo di vivere (e di alimentarsi!) nella lontana Singapore. VOTO: 7

Taxi Wala
Lola Frederich, France, 2007, 16', 16mm

Parigi. Un'immigrata vestita nei suoi abiti tradizionali (e quindi, già capiamo, scarsamente integrata) prende un taxi, si fa portare a un ambulatorio medico ma, trovandolo chiuso, decide di farsi riportare a casa. Peccato che lei sia analfabeta e che le indicazioni sul foglietto di carta che si è portata appresso siano assai lacunose: comincia così una paradossale e simbolica odissea per le aree periferiche della città, diventata una specie di moderno labirinto. E' un corto che cresce "alla distanza", una volta che si riesce a mettere bene a fuoco la prospettiva e lo spirito del racconto. Bravi gli attori, molto ben girato (mi è piaciuto come se la gioca tra il microcosmo della vettura e gli "sguardi" verso il mondo esterno) in assoluta semplicità e sobrietà. Forse una storia con un suo tono già un po' dimesso, avrebbe tratto beneficio da un approccio un po' meno monocorde.  VOTO: 7

Socket
Patricio García, Argentina, 2007, 10', miniDV

Delirante, alluncinato, energico, entusiastico, totalmente sopra le righe e totalmente fuori controllo. Così è il mondo (di fantasia?) del "Socket" e così è questo film di grandissimo estro goliardico e sense of humour: il docu-movie su questo combattimento a "calzate" risulta divertentissimo, anche per come corteggia vari cliché cinematografici (dalle parti del Gladiatore, ma anche Rocky, eccetera). Girato freneticamente, sbattendosene della qualità e con l'approccio "zero menate" dato da una normalissima minicamera DV: i Corti dovrebbero essere così, avere questo spirito, e non essere quei lungometraggi castrati dal "vorrei ma non posso" che spesso capita di vedere. Anche se vabbene, lo concedo: alla fine è una stupidata. VOTO: 8,5

La maison en petits cubes /The House of Small Cubes
Kunio Kato, Japan, 2008, 12', DVD

Immaginate di avere bisogno di una buona metafora visiva per rappresentare l'effetto del tempo che passa sulle vostre vite, su come il vostro destino dispieghi al massimo le proprie ali, magari facendovi mettere su famiglia, e poi gradualmente vi costringa a ripiegarle sempre di più. ...fatto? Trovato? Eh, lo so, non è mica facile: Kunio Kato ha pensato ad un mondo in perenne allagamento, con le acque che si alzano sempre più e un uomo che costruisce ogni volta la propria casa sul tetto della precedente. Tra la casa abitata e quella precedente,e quindi tra le rispettive vite, c'è però una botola: e di botola in botola si può andare sempre più nel profondo delle acque, e dei ricordi di una vita intera. Animazione magistrale, attentissima al particolare che affascina e commuove, per i miei gusti un po' troppo votata ai "buoni sentimenti", ma è solo perchè mica posso finire una recensione senza nemmeno mezza perplessità.  VOTO: 8

Pour de Vrai / For Real
Blandine Lenoir, France, 2007, 12', 35mm

I primi sei/sette minuti sono così insopportabili che in effetti si è portati a pensare che ci debba essere qualche "trucco". E il trucco c'è, ed è anche carino e sicuramente da un senso (diverso) alla visione. Resta però il fatto che, per quanto la noia sia volutamente creata per far funzionare il resto del racconto, durante la prima metà ci si annoia davvero. E mezzo voto in meno perchè in certi momenti il tutto sembra quasi un pretesto per far conoscere la band che si esibisce dal vivo nel corso del film, e non sono neppure sta gran cosa. VOTO: 6,5

Was weiss der Tropfen davon / What Would the Drop Know About That?
Jan Zabeil, Germany, 2007, 12', 16mm

Il Reichstag è cuore e simbolo dello Stato tedesco, ma a pulirlo sono quasi solo immigrati, che non possono fare di più che soltanto intuire il senso profondo di quel posto, così come solo intuiscono il senso della grande frase tracciata nel pavimento, che dà titolo (e prospettiva) a questo Corto. La parte più documentaristica però alla fine è alquanto insipida: di buono restano un occhio registico notevole per come rende evocative le strutture di un edificio così austero ed impersonale, e un fantastico tramonto dal tetto del Reichstag. Caduta di stile però con l'inquadratura fissa sul perno a specchio della Cupola, è una foto che abbiamo fatto tutti e che tutti sempre faremo... si poteva evitare.  VOTO: 6

Styri / Four
Ivana Sebestova, Slovak Republic, 2007, 16', NEFF sequence

Raffinatissimo, ispirato alla Belle Epoque e - dice il sito del Festival - al mondo di Tamara Lempcka. Sarà... (i colori sicuramente si). A me è piaciuto molto per come fa di necessità virtù semplificando l'animazione fino a quasi a renderla uno spettacolo di marionette e per come sfruta davvero bene il commento musicale e sonoro. Forse questa specie di "meccanicità" si trasferisce però allo spettatore, dando l'impressione di un lavoro un po' freddo e cerebrale. Mezzo voto in più perchè le storie parallele che si incastrano le adoro "a prescindere".   VOTO: 7

The Girls
Sebastian Godwin, UK, 2007, 10', HD

MOLTO ben girato, corredato da tutto il necessario... una bella fotografia, effetti sonori d'atmosfera e attori più che adeguati (comprese le ragazzine, che non facilmente riescono ad andarmi giù, invece questa volta si). Peccato però che la storia faccia parecchio acqua, nonostante all'inizio ci si sforzi di evidenziare come il tipo giuri e spergiuri che "lo farà", il modo con cui subisce gli eventi è davvero poco credibile e il taglio è invece sufficientemente votato al realismo da far si che ciò si noti e stoni. Mezzo voto in più perchè nonostante tutto la suspence e il "chissacomefinirà" riesce egregiamente a crearli.   VOTO: 7

Le jour de gloire /The Day of Glory
Bruno Collet, France, 2007, 7', HD

Animazione di grandissima suggestione, forse tarda un pochino ad ingranare, però riesce col solo potere delle immagini a creare una grande partecipazione. Un Corto di quelli che piacciano a me, con una idea precisa e con un obiettivo in mente, a cui arriva con un brillante collegamento spazio-temporale, suggerendo in fondo anche la genesi di questo lavoro: è dalla materia lavorata della statua commemorativa che deriva tutto il cupo mondo di plastilina che si srotola nel lungo piano-sequenza in soggettiva, un mondo di pieghe, ombre e increspature, e dove gli uomini sono quasi solo una increspatura appena più pronunciata dell'orizzonte stesso. Mezzo voto in più per come dipinge un orrore memorabile senza nemmeno una briciola di splatterosità (tentazione assai facile quando si lavora con la plastilina).  VOTO: 8

VERTIGO RUSH
Johann Lurf, Austria, 2007, 19', HD

Sperimentale. L'effetto "vertigo" come unico oggetto, usato riusato e abusato fino a trascenderne il senso, la funzione e la logica. Si parte da un lento vicino/lontano che ti fa dire "aho qui non succede gnente" fino ad arrivare ad una accelerazione tale che ti sembra di stare sul Millenium Falcon quando prende l'iperspazio: invece sono, sempre e comunque, immobili alberi di un anonimo bosco (austriaco, si presume). Da non cinefilo ne rilevo una sostanziale mancanza di narratività e di senso, però credo che in un Festival anche cose di questo tipo abbiano un (diverso) senso. Magari, ecco, non diciannove minuti, grazie.  VOTO: 6

Za horyzont / Beyond the Horizon
Kuba Czekay, Poland, 2007, 32', 16mm

Quasi un medio-metraggio, ha in effetti il "respiro" e le ambizioni da Film Vero per molti aspetti (ma curiosamente non il 35mm), dalla fotografia molto curata alla recitazione decisamente lontana dagli iper-dilettantismi che spesso si vedono nei Corti. I personaggi sono proprio l'aspetto che più rimane nella memoria, grazie anche a una regia capace di rappresentarne indole e pensieri: la coppia di giovani "belli e dannati", il bambino, il Padre. Un crudo road movie molto sui generis, contaminato da elementi noir e psicologici, realizzato (forse in modo un po' dispersivo e diseguale) con grande partecipazione e sensibilità. Mezzo voto in più per come coglie e rappresenta il rapporto quasi maniacale con il video-telefonino, feticcio imprescindibile di molte esistenze sbandate: forse faccio quello che faccio solo per poterlo riprendere col telefonino? VOTO: 7,5

8/9
Marco Gernone, Italy, 2007, 13', miniDV

Una specie di adolescenziale "Slinding Doors", ma con la differenza che qui le storie vengono mostrate in un reale parallelo, realizzando un divertente accostamento delle due diverse storie possibili,  che procedono su due binari che alternativamente sembrano allontanarsi e poi invece ritornare paralleli, e dove ogni dialogo rappresenta un potenziale "scambio" per un nuovo cambio di direzione. Al punto che la "versione" che comincia male a un certo punto sembra finire bene, e viceversa. E invece... Come si sarà capito, mi è molto piaciuta l'idea (e mezzo voto in più per il titolo ci sta tutto: il riferimento è al formato del video), però la storia è un po' deboluccia e suona più come un pretesto per questo esercizio di stile. Pur capendo e considerando che si tratta del lavoro di una scuola, con giovanissimi attori non professionisti, devo ammettere che la recitazione è terribile.   VOTO: 7

Motion Studies #97: Inertia
Jake Mahaffy, USA, 2007, 1', 35mm

Un minuto in cui conta la "luna", ma anche il "dito" che ce la indica. C'è un'armatura che corre (un'armatura che corre? Beh si... un uomo in armatura che corre) e una telecamera che gli corre parallela e vicina. Succedono cose buffe, e prevedibili. Non so se "laconicità fulminante" costituisca un ossimoro, ma è come definirei questo mini, che è di quelli che colgono in pieno il senso del formato "Corto". VOTO: 7

A hangya és a tücsök /The Ant and the Cicada
László Csáki, Hungary, 2007, 10', 35mm

[ARRIVA]

La théorie des ensembles
Juliette Hamon Damourettes, Jao Eka M'Changama, Marc Hericher, Francia, 2007, 4', DVD

Mi piace molto che la superficie di lavoro su cui rapidissime mani  (forse un po' sadiche? forse quelle dei "poteri forti" che ci manovrano come burattinai?) letteralmente disegnano la storia sia una classicissima lavagna, e gli "omini" che la abitano siano i tipici ometti "linee e quadretti" che davvero si disegnavano col gessetto. E' bello questo gusto vagamente retrò e questa esaltazione della genuina semplicità dei "bei tempi andati", quasi a compensare la raffinatezza tecnologica delle animazioni in CG.
Animazioni che sono ottimamente pensate, con personaggi divertenti, ampiamente debitori dela nostrana Linea, che riescono benissimo come protagonisti delle scenette in stile slapstick di cui si compone questo breve racconto sui pochi arbitrariamente privilegiati e i molti disagiati. VOTO: 8


 

 

 

tramandato ai posters alle 15:08 del 29/07/2008 | commenti (3) | culturangle | permalink

www.cuil.comMi sono messo a provare il nuovissimo Cuil (e se vi state chiedendo che roba sia, come diamine si pronunci e checcavolo significhi, Wikipedia già può dare una risposta a tutte queste vostre domande!) e ho pensato di fare la più classica delle ricerche, un bel cuiling di me stesso.

Risultato estremamente deludente: a quanto pare il nuovo motorello di ricerca non ha familiarità con gli apici e mi tira fuori una bella spataffiata di roba dove c'entrano dei "Matteo" che non sono affatto "Merlano". Per cui al momento apprezzo la scelta ecologista (o meglio, pseudo-ecologista a sentire la campana di Google) dello sfondo nero, apprezzo in generale il layout, ma... come criteri di ricerca non ci siamo. O magari devo imparare io a usarlo, sta di fatto che siamo alla classica situazione tipo "guarda che fico il mio telefonino nuovo! ed ha pure un sacco di funzioni! ...peccato che non ho ancora capito bene come si fa a telefonare".

In compenso, nello sberluccare tra i risultati ho trovato un riferimento che mi ha quasi commosso: una web designer ha messo nel suo CV online di aver studiato il mio corso HTML, nel lontano 1998!

tramandato ai posters alle 16:36 del 28/07/2008 | commenti | under score | permalink

Dark Knight

ATTENZIONE ATTENZIO'  SPOILER A PROFUSIONE!

Cosa è diventato ormai l'Uomo Pipistrello, nella lettura del maestro Nolan? Un capro espiatorio, un vendicatore, il catalizzatore delle pulsioni distruttive di una società, l'ultimo paladino del Bene? In realtà, tutto questo insieme, e nulla in modo completo. Batman ormai è un supereroe non completamente "in controllo", umano-troppo-umano: vorrebbe farsi da parte ma non ce la fa, si inganna sui sentimenti di Rachel, finisce pericolosamente vicino a sguazzare nella stessa melma di cieca violenza in cui si aggirano i suoi stessi nemici, per poi redimersi sacrificando la sua Amata, per salvare la Speranza di Gotham (peraltro inutilmente, come il film non manca di rimarcare). 

E sempre di più diventa estremo il conflitto in stle Jekyll & Hyde tra il brillante miliardario con il bel mondo ai propri piedi e questa specie di notturna sustanziazione dei Pensieri Neri che si agitano nella sua testa, e nella città.

Tutto il film è un grande esercizio retorico per mettere in guardia su quanto sia incerta la nostra percezione del Buono: i poliziotti sono corrotti, non ci si dovrebbe stupire quando Gary Oldman entra e parla amichevolmente con il boss mafioso, salvo poi scoprire che invece è lì per arrestarlo, e il grande e grosso "capo" degli ergastolani è alla fine moralmente più saldo dell'impeccabile impiegato in giacca&cravatta.

Tutti presi dalle riflessioni filologiche e sociologiche sul film, non vorrei si dimenticasse un piccolo dettaglio: stiamo comunque parlando di un film recitato alla grande (menzioni speciali per Ledger - il tic con la lingua è geniale - , Caine e Freeman) e diretto magistralmente da Nolan, che ancora una volta porta superbamente il testimone passatogli da Tim Burton, realizzando un film dal grande impatto visivo dark e senza troppi cedimenti alla bulimia da effetto speciale. La trama muove dall' input tradizionale del arcicattivo che "vuole solo vedere bruciare il mondo" per districarsi poi in vari livelli, mettere sotto i riflettori la tragica e pessimistica parabola di Due Facce e la complessità dei rapporti tra i diversi personaggi che fungono da punti nodali della storia. Chiaramente, si tratta pur sempre di un fumetto: per cui chi si domandasse come diavolo abbia fatto il Joker a riempire di barile di esplosivo quelle due navi... ha sbagliato approccio, e non dovrebbe essere SEMPRE COSI' SERIO!

[Visto il 23-07-2008 - giorno d'uscita - a UciCinemas Bicocca in assai nutrita compagnia]

tramandato ai posters alle 17:49 del 20/07/2008 | commenti | mugugni | permalink

Mi concedo un breve post di sterile e semplice mugugno da bar, però ammetto di essere incappato nel classico pensiero "ma dove andremo mai a finire..!" mentre facevo i miei venti euri di benzina e mi cascava l'occhio (ops!) sulla pubblicità che decorava la "pistola" del rifornimento. Non so voi, e magari sono stordito io, però non mi pare così frequente e normale e non mi stupisco di aver notato per la prima volta questa nuova trovata in quello che è il BenzinaioPiuCaroDelMondo, ahimé proprio dietro casa.


E a parte le battute, credo che sia giusto essere davvero un po' preoccupati e perplessi, di fronte a questa sistematica aggressione degli spazi, che diventa sempre più sfrontata e sistematica... ormai ci vuole davvero un apprezzabile sforzo di fantasia per inventarsi nuovi spazi "vergini" e adatti (e complimenti all'autore di questa trovata: mentre fai benzina non sai bene come far passare il tempo e un'occhiata a questa pubblicità la dai sicuramente).

Probabilmente c'è la sensazione che questo meccanismo sia a "costo zero", ma quanto paghiamo in termini di "inquinamento pubblicitario" delle nostre vite, quanto costa avere sempre qualcosa sotto gli occhi che ci richiama attenzione e ci richiede di valutare una qualche proposta commerciale , invece di essere liberi di lasciar ciondolare lo sguardo e i pensieri su una banalissima pompa di benzina?

tramandato ai posters alle 11:09 del 18/07/2008 | commenti | mugugni, culturangle | permalink

Qualche tempo fa uscì la curiosa notizia che in cima ai Trends di Google, monitorati costantemente sulle ricerche eseguite, risultava esserci una simpaticissima svastica. Non intendo seguire tutti i vari ragionamenti che ne sono discesi, sul fatto che presumibilmente dietro questo risutato ci fosse una manovra coordinata e voluta, organizzata magari a livello internazionale.

Non li seguo, ma lasciatemi solo scrivere incidentalmente che non si può negare la sinistra suggestione che ancora emana da quel simbolo (ho detto "emana" in mancanza del verbo giusto, che mi sento sulla punta della lingua: com'è che fa il fetore quando si diffonde?).

Quelli che invece mi sono realmente venuti in testa sono due pensieri molto più prosaici, e di diversa natura.

Il primo è: come diamine si fa a digitare una svastica? che tasto è? che combinazione ALT+0xxx se deve fare?

Il secondo pensiero invece è: non è forse (quasi) altrettanto inquietante che al terzo posto ci stia Villa "La Leopolda"? Già appartenuta al late Gianni Agnelli, proprio quel giorno è comparsa sui giornali la notizia che sarebbe stata acquistata dal Noto Magnate Russo Roman Abramovich. Non abbiamo davvero niente di meglio da cercare su Google durante le nostre ore di ozio pseudo-lavorativo (ah, specifico che le ricerce X-rated non compaiono in Trends...) ?

tramandato ai posters alle 23:08 del 19/06/2008 | commenti | | permalink

Radiohead 17-06-2008A volte mi capita... annunciano un concerto, guardo con sconforto i prezzi dei biglietti e mi dico che per questa volta passo, soprattutto per una questione di principio. Però poi lo so che quando ti trovi uno dei tuoi gruppi preferiti nella tua città (e non è che capitino molto spesso) alla fine il pentimento è automatico. Nel caso dei Radiohead ho deciso di giocare d'anticipo e appena annunciata la data aggiuntiva mi sono infilato nella lunga goda virtuale di Ticketone.

Se la foto qui inserita vi rievocasse immagini in stile "sbarco in normandia", voglio tranquillizzarvi: per fortuna (o altro..?!?) ha smesso di piovere esattamente al momento dell'inizio del concerto e quindi si stava benissimo, se non fosse che eravamo packt like sardines in a crushd tin box perchè ovviamente tutti i 10000 del prato volevano stare nei primi 30 metri di prato, anzichè su tutto il campo (sottotitolo: "L'imbecillità spopola ai concerti intelligenti, o delle perle ai porci").

La recensione del concerto non ve la sto a fare, ma ci sono delle cose che mi hanno colpito e di cui vorrei ricordarmi:

1) Quanto è bello un concerto da migliaia di persone in cui si riesce a percepire il Silenzio e quindi percepire l'effetto che fa una voce come quella di ThomYorke (in SPLENDIDA forma) quando taglia quel silenzio! Dopo lungo tempo (e in speranzosa attesa di BenHarper a fine luglio) mi ritrovo a un concerto dove in prevalenza si gode del piacere di lasciarsi riempire le orecchie dalla bellezza di questi suoni, invece che intasarla con la nostra stessa sgraziata vociona. Facendo esercizio di tolleranza (fosse per me, invocherei il Religioso Silenzio) devo concedere che ci si è limitati ai cori "inevitabili", come Karma Police, peraltro totalmete rovinata a causa di ciò.

2) Collegata alla precedente, ou ma quanto cazzo sono bravi? Secondo me esiste una specie di "effetto Beatles", per cui si viene così catturati e intrigati dalle canzoni da non notare che in effetti i musicisti sono tutti Molto Bravi... per dire, sicuramente se uno dovesse fare una Top10 delle sessioni ritmiche con più "tiro" nel rock attuale, non automaticamente si citerebbero i radiohead, e invece spaccano di brutto. Questo dipende anche dal fatto che quando c'è una così genuina creatività applicata agli arrangiamenti e a cosa si suona, non si percepisce il "mestiere", non viene nemmeno da fare raffronti con altri musicisti perchè è difficile trovare qualcosa di analogo con cui confrontarsi.

3) Ancora collegata alla precedente (e di conseguenza alla precedente della precedente). Mi sono trastullato a immaginare uno show-case dei Radiohead, una mezzora buona, con questa scaletta:

- The National Anthem
- No Surprises

- How To Disappear Completely
- House of Cards
- Paranoid Android
- Fake Plastic Trees
- Creep

Che ne pensate? Bello,no? Roba da fare invidia a quasi tutte le altre band là fuori, con davvero poche eccezioni. Bè, volevo dirvi che NESSUNO di questi pezzi è stato suonato al concerto, che pure è stato magnifico e senza cedimenti. Questo significa avere un repertorio oggettivamente di un livello medio fantascientifico, e davvero penso sempre di più che questi inglesini (o inglesacci?) siano i Beatles di questo nuovo secolo. 

tramandato ai posters alle 18:45 del 27/05/2008 | commenti | culturangle | permalink

Well Done! Crypt RaiderE' stata (abbastanza) dura, ma ce l'ho fatta: i 100 livelli di Crypt Raider sono stati superati e possono finire in archivio. L'obbiettivo era di quelli che mi piacciono, ambizioso ma tutto sommato realistico. Naturalmente fa parte della mia psicologia sentirmi stimolato dal "chiudere un discorso": sapere che c'erano 100 livelli e poi basta mi ha dato la spinta per andare avanti, altrimenti probabile che a un certo punto avrei lasciato perdere.

E' stato istruttivo, è stato rilassante, è stato (specie dopo il livello 70) spesso impegnativo, ma mai frustrante: anzi l'appagamento di un livello concluso grazie a qualche buona intuizione mi ha dato la gratificazione giusta per controbilanciare certe giornate di inconcludenza lavorativa. Senz'altro un'ottima ginnastica per colpo d'occhio, capacità logica e se vogliamo anche coordinazione motoria dato che in certi livelli è anche richiesta una certa velocità sulla tastiera!

Eccomi quindi nel novero dei casual gamers, preda e vittima di un giochino online gratuito come ce ne sono a migliaia. Ma a ben vedere, anche questo tipo di gioco diventa ben poco "casuale". Resta forse intatto il concetto di fare una partita "quando capita", magari anche sul lavoro come personalissima "pausa sigaretta" (il gioco dà forte dipendenza, ve lo assicuro), ma per il resto la dedizione richiesta e l'esperienza che si matura diventano piano piano considerevoli e non hanno nulla della distratta e vagamente "scazzata" attitudine di chi, per dire, si fa una partitiella sul telefonino in attesa che arrivi il suo autobus.

Hardcore gamer of a casual game? Probabilmente la categoria esiste ed è più numerosa di quanto si possa pensare.

tramandato ai posters alle 10:24 del 08/05/2008 | commenti | sondaggi, mugugni, puffi, facebook, robe curiose, smurf | permalink

Giusto per mettermi di ulteriore buonumore dopo aver sbattuto il muso contro il cortesissimo muro di gomma della Prefettura di Milano, mi sono messo a fare il sondaggio proposto da una delle tante "applicazioni" collegate a Facebook.

Avete presente come funzionano, no? Ti fanno fare qualcosa (un test, un quiz...) e poi per sapere come sei andato devi invitare un certo numero di altri amici... estendendo esponenzialmente la diffusione del giochino.

In questo caso si trattava di a 5 domande sulle proprie reazioni a situazioni di potenziale stress e in base a questo si viene associati al profilo caratteriale di questo o quel Puffo ("grazie" Mari per l'invito).

Il risultato era ampiamente prevedibile: sono QUATTROCCHI !

Però fatemi dire che apprezzo molto di più il nome originale: Brainy, il cui profilo possiamo leggere nel sito ufficiale:

The only Smurf to take everything seriously! Brainy spends his time preaching to others, stupidly mumbling old quotes. Whatever Papa Smurf says is, for him, absolutely sacred. And he's a notorious telltale, something that earns a regular bang of a mallet on the head. Even though his friends like him, they think he can be a real pain in the Smurf occasionally!

Behbbbé, riconosco di essere abbastanza "io", quindi direi che il sondaggio funziona.

E, anche se realisticamente non posso illudermi di diventare di colpo meno frangiminchia, faccio qui un buon proposito di Maggio per fare il possibile per non essere un "real pain in the Smurf" per i miei amici!

tramandato ai posters alle 16:12 del 07/05/2008 | commenti | under score | permalink

LeatherheadsHo deciso di adottare il titolo originale, come sempre quando quello italiano ("In Amore Niente Regole") è arbitrario e troppo lontano dall'originale... anche se questa volta mi rendo conto che "Teste di Cuoio" avrebbe potuto facilmente far pensare a qualche gruppo militare d'assalto.

Invece le teste di cuoio del titolo sono quelle dei primissimi giocatori professionisti (o quasi) di football americano,  nel cui mondo è ambientata questa commedia dal sapore impecabbilmente "classico", come ormai bisognerebbe aver imparato ad aspettarsi dal Clooney regista.

A me è piaciuto!  Sarà che adoro questo sport, quindi anche i piccoli dettagli  che a molti non dicono niente, me li sono gustati... non so ad esempio la scena dell'huddle finale, in cui si [ATTENZIONE! SPOILER!] pensa prima di portarsi in zona calcio per pareggiare e all'ultimo invece si decide per il gioco da KO.

Mi pare che la ripetuta frequentazione dei Coen abbia lasciato dei germogli nello stile di regia, in certi primissimi piani sghembi e in certe caratterizzazioni sopra le righe, nel piacere della cura per i dettagli e i personaggi di contorno (e si avvertono anche ampie "spruzzate" del Soderbergh dei tre Oceans) e insomma Clooney regista sfoggia le stesse doti del Clooney attore, un grande senso dell'ironia e della misura e anzi se una critica gli vogliamo azzardare è proprio quella di essere sempre un po' troppo a modino e lo aspettiamo alla prova di un film, come dire, più lacrime e sangue: "Goodnight, and goodluck" poteva ben esserlo però anche in quel caso la raffinatezza retrò dell'allestimento ha finito per limitare un po' la forza del film... sarebbe bello vederlo per una volta in una regia scapicollata alla Herzog, che ne so!

Tra gli aspetti poco convincenti devo tutto sommato mettere la Zellweger che si, ha nelle corde quella recitazione scoppiettante che il ritmo della commedia richiedeva, ma che non mi è parsa per nulla "fatale" e anzi alquanto irritante nel suo parlare a boccuccia chiusa. Anche lo script non è che vada troppo per il sottile e le dinamiche della trama non vincerebbero certo il primo premio alla coerenza inappuntabile, però resta un film divertente ma non stupido (merce rara di questi tempi, in cui ci si è convinti che l'unico modo per far ridere sia quello che passa dalle parti di "Scemo e + scemo"), molto evocativo, assai piacevolmente retrò  e con la giusta dose di intrattenimento calata in un contesto storico e geografico molto interessante. Insomma, ce ne fossero.

[Visto al UCI Cinemas di Lissone il 6/05/2008]