La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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tramandato ai posters alle 12:36 del 21/11/2004 | commenti | under score | permalink

Vera Drake non è stato una delusione. Entrando in sala, rispettoso del voto della maggioranza, già sapevo che NON mi avrebbe esaltato e già cominciavo a rimpiangere The Manchurian Candidate. Non so se questo mi abbia istintivamente maldisposto, ma davvero non capisco come questo lavoro possa essere stato ossannato in maniera così decisa... mi fa venire il dubbio di essere il classico sviltato che imbocca l'autostrada in senso contrario e poi impreca contro la massa di pazzi che apperentemente gli viene addosso contromano!

Con questo non voglio dire ovviamente che sia brutto. E' sicuramente il classico film "da festival", che richiede quindi un certo impegno e che magari non sarò così ansioso di rivedere, però è innegabile che Leigh sia stato bravo a dipingere il quadro di un contesto sociale e storico partendo dalla vita ordinaria e banale di persone comuni di diverse generazioni, tutte a loro modo esemplari e memorabili.

E' un film frutto di un lavoro intelligente e meticoloso (notevoli gli interni e i costumi) su un tema assai delicato, affrontato con un approccio di sceneggiatura senz'altro felice, guidando lo spettatore nel dedurre le cose senza sbattergliele in faccia. Ad esempio, bella l'idea del personaggio della ragazzina ricca che viene violentata, un piccolo "a parte" funzionale a mostrare senza astio e con il giusto tatto - si tratta pur sempre di un momento traumatico - come per i ricchi le cose fossero più agevoli e sicure.
Mi piace soprattutto come il film si muove nella seconda parte. La nuda e cruda verità di quei fatti drammatici, una volta emersa, viene fatta "entrare" nel vortice della vita reale. Gli strumenti celati dentro scatole e borse enascosti nel mobilio di casa, come rimossi dalla coscienza, sono progressivamente esposti, manifestati, discussi, fino ad essere oggetto dell'impietosa catalogazione ufficiale svolta in Tribunale. E' come se quegli atti fossero sempre stati rinchiusi dalla protagonista dietro la sua serenità inossidabile, inesprimibili e pur sempre presenti ("so perché siete qui") e una volta rivelati li vediamo "arrivare" ai diversi personaggi in una ripetizione insistita che può annoiare, se non si fa lo sforzo di godere delle mille sfumature: sentiamo due diverse confessioni (una casa e una alla stazione di polizia), la verbalizzazione, la confessione al marito e due diversi tribunali... ciò che per lungo tempo era tabu viene esposto, diventa come una fantasma che si materializza e con cui i personaggi devono traumaticamente fare i conti.

Detto questo, cosa rimprovero a questo film? Soprattutto un eccessivo formalismo, è un film tanto ingessato e prigioniero dei suo canoni, da risultare irritante: non c'è bisogno di mostrare ottomilionieduecentocinquanta tazze di the per far capire allo spettatore che nella rigida routine sociale la bevanda rappresenta il momento rituale di pacificazione e condivisione, non c'è bisogno di insistere sul sorriso ebete della protagonista per rendere il senso di una vita sorretta dal mero piacere di una operosità pacifica e irriflessa!

Mi muovo su un sentiero per me difficile, dal momento che sono un acerrimo nemico della velocità a tutti i costi e non c'è commento che trovi più irritante di "è troppo lento" (aspetto sempre qualcuno che mi spieghi che cavolo di difetto sarebbe), quindi vorrei che non ci fossero equivoci. Ci sono tanti esempi di cinema "lentissimo" ma di una intensità straziante, qui in qualche circostanza c'è troppa maniera, fino a raggiungere a volte momenti di comicità involontaria, che mi hanno fatto tornare alla memoria il terribile Calderon allestito da Antonio "Rosaura!" Syxty, visto a Milano tempo fa.
Lo stile del regista è un po' troppo "da manuale", trattenuto: c'è come una patina da "recita shakesperiana" che avvolge un po' tutto il film. Va bene avere rispetto e attenzione per la storia, ma una mano un po' più presente, una personalità un po' più forte e meno convenzionale non mi sarebbe spiaciuta (che ci volesse Ken Loach?). La tensione e l'attenzione dello spettatore sono sorrette soprattutto grazie alla notevole bravura di tutto il cast (certo anche la protagonista, ma non sopra gli altri) e peccato per il doppiaggio che in certi casi è veramente fuori posto, con voci impostate con cadenza british stile film anni '50.

[Visto il 14/11/2004 allo Stardust di Tortona, nella minuscola sala 8, scarso pubblico tranquillo]



tramandato ai posters alle 13:50 del 20/11/2004 | commenti | games | permalink

Lowes

Dopo un ottobre assai travagliato (come voi miei 3 lettori ben sapete) le cose si erano rimesse un po' in sesto e finalmente ecco arrivare la mia terza vittoria della stagione, ben simboleggiata appunto dalla foto sopra: finalmente la mia Trudina vola solitaria sulla linea del traguardo, lanciata verso un tramonto carico di promesse!
Gara stranissima con solo una decina di partecipanti e quindi poche soste e molte lunghe lunghe tirate in verde, ho lottato fino all'ultimo veramente allo spasimo, che emozione! Sono anche particolarmente contento perchè l'ovale di Charlotte è davvero veloce e impegnativo, insomma una bella dimostrazione. Gare come questa mi tolgono ogni dubbio quando mi trovo a pensare se davvero valga la pena di avere questo impegno settimanale fisso
!


tramandato ai posters alle 10:33 del 19/11/2004 | commenti | sturielett | permalink
 Un vecchio arabo residente a Chicago da più o meno quarant'anni vuole  piantare delle patate nel suo giardino, ma arare la terra è diventato un  lavoro troppo pesante per la sua veneranda età.
 Il suo unico figlio,  Ahmed,sta studiando in Francia. 
Il vecchio manda una e.mail a suo figlio spiegandogli il problema:  "Caro Ahmed, sono molto triste perchè non posso piantare patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi  qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la  terra e scaveresti per me. Ti voglio bene. Tuo padre."
 Il giorno dopo il vecchio riceve una e.mail di risposta da suo figlio: "Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra del giardino!  Lì è dove ho nascosto ciò che tu sai... Ti voglio bene anch'io. Ahmed". 
Alle 4 della mattina seguente arrivano la polizia, gli agenti dell'FBI, della CIA, la SWAT, i RANGERS, i MARINES, Steven Seagal, Silvester  Stallone, Chuck Norris, Arnold Schwarzenegger ed i massimi esponenti del  Pentagono che rivoltano il giardino come un guanto, cercando materiale  per costruire bombe, antrace o qualsiasi altra cosa. Non trovando nulla,  se ne  vanno con le pive nel sacco...
 Lo stesso giorno, l'uomo riceve una mail da suo figlio:  "Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare le patate.  Questo è il meglio che ho potuto fare date le circostanze. Ti voglio  bene, Ahmed."
tramandato ai posters alle 16:54 del 12/11/2004 | commenti | | permalink

Dimissionato Enrico Mentana. La notizia non mi sconvolge, ma mi lascia perplesso, dandomi la percezione di quante cose diamo per scontate, ormai. Diamo per scontato che sia accettabile che un direttore di testata venga sollevato dall'incarico senza che ciò abbia evidenti motivazioni commerciali ed operative. D'accordo, fa parte della libertà imprenditoriale di ciascuno scegliere con chi e per quanto e come lavorare, però non possiamo fare finta che "produrre informazione" sia esattamente come produrre tondini di ferro. Il perchè di queste dimissioni è fin troppo chiaro, e allora mi domando come possa questo essere considerato "normale", poi mi ricordo che in pratica le pressioni sono rivolte dall'inquilino (che si crede padrone) di Palazzo Chigi a.. se stesso! A quel punto si rinuncia a capire e anzi si prova una fugace ammirazione perché le cose potrebbero facilmente essere ancora peggio... non resta che consolarsi con la notevole chiusura dell'intervista concessa oggi da Mentana a Repubblica, che mi permetto di riportare qua sotto.. per la serie "ridere per non piangere", insomma.

Ha un consiglio da dare al suo successore Carlo Rossella?
"Di essere indipendente. Diciamo così: Amicus Pelato, sed magis amica veritas".

Non era Plato?
"Pelato in questo caso va benissimo".





tramandato ai posters alle 09:42 del 10/11/2004 | commenti | games | permalink

Kansas

Ancora l'ennesima gara sfortunata e in tono minore. Questa volta in Kansas peggio non poteva andare, subito al primo giro un altro concorrente mi fa testacoda proprio davanti (evento immortalato nella foto centrale sopra), facciamo un carambolone bestiale e mi ritrovo con una macchina che arranca  2/3 secondi al giro più lenta del normale. La logica mi avrebbe portato ad un ritiro immediato, però alla fine sono rimasto in gara fino all'ultimo, ogni quarto d'ora mi doppiavano.. sono arrivato con 10 giri di ritardo, ma con un buon piazzamento, che ha fatto salvo l'onore. Non so, c'è un certo gusto sadico e perverso nello stare lì alla finestra sperando di raccogliere i cocci di altri concorrenti costretti al ritiro (di più non potevo fare...), però innegabilmente anche in questo si trovano delle soddisfazioni, la corsa può essere vista come una lotta per la sopravvivenza, in cui è già un merito arrivare in fondo, non importa in quali condizioni. Senza contare che sono in ballo ancora in entrambe le classifiche, quella individuale e quella a squadre. Nella individuale ormai ho "mollato": avrei avuto qualche speranza solo se assistito dalla buona sorte, adesso decisamente diventa una mission impossible. La lotta a squadre è invece serratissima. La morale è sempre la stessa: alla fine, visto con occhio cinico, nulla di tutto ciò conta niente, però è bello invece arrivare alla fine di una lunga annata di corse e stare lì a giocarsi qualcosa fino all'ultimo, sentire un minimo il peso dei compagni di squadra che fanno affidamento anche su di te per arrivare al risultato. Un campionato del genere, che mi ha portato via tante opportunità di fare altro, è una cosa sensata solo se lo si vive seriamente, altrimenti non vale la pena, meglio giocare ogni tanto con la playstation!  

tramandato ai posters alle 09:32 del 02/11/2004 | commenti (1) | galleria | permalink

Loschi, loschissimi e inquietanti figuri si sono aggirati lungo la notte di Halloween... ma io non ero tra questi!
In realtà ho trascorso una normale serata al Columbia di Tortona: io avrei voluto andare a Genova, magari per fondermi nella bolgia unz-unz del PalaMazda (semel in anno...), ma essendo la compagnia a livello mortorio non se ne è fatto nulla e ci siamo limitati a Tortona.
Serata comunque piacevole anche se di basso profilo: all'ultimo momento mi sono improvvisato un look a-la DylanDog e sono uscito col fido cappello da strega, che ormai mi accompagna da qualche anno. Locale MOLTO MOLTO MORTO però il gruppo che suonava (amici di Marcello, che è qui in foto insieme al sottoscritto) non era niente male, soprattutto per un reportorio insolito, coraggioso e apprezzabile: Radiohead, Incubus e incredibili dictu persino una Jimi Thing della Dave Matthews Band! Mi sono divertito a fare un po' il buffone, complice anche una bottiglietta di Heinken il cui tappo non ha però fruttato alcun premio, e ci siamo fatti qualche risata: rimane però la brutta sensazione di essere stato quello che ha tirato la carretta, nel senso che tutti gli altri stavano sostanzialmente muti e tristi e solitari a sorbire il loro cazzo di cocktail: sarebbe bello avere qualcun'altro che mi fa divertire, ogni tanto!

Elio al LeoDecisamente migliore la serata precedente, con visita al CS Leoncavallo per il concerto di Elio e le Storie Tese: loro come sempre sono fantastici, anche se bisogna ammettere che senza Feiez non sarà mai più proprio la stessa cosa. Ho subito colto l'occasione per tornare a casa con il bootleg ufficiale del concerto, lodevolissima e "troppo avanti" iniziativa di ELST (per saperne di più andate sul loro sito): anche grazie alla encomiabile "politica" del Leo con ingresso a 6€, con 18 eurini totali mi sono fatto concerto + disco... alla faccia di quel maledetto di Sting che mi costringerà a spendere 40€ per andarlo a sentire, li mortacci sua!
Nonostante l'acustica non proprio ottimale, sono contento di essere finalmente stato al Leo, che mi sembra davvero un posto di good vibrations, una bella realtà che vale la pena di conoscere.

GRAZIE A MATTY PER I PREZIOSI REPERTI FOTOGRAFICI!