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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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Babbo Natale quest'anno è stato particolarmente generoso di materiale audio-video. In realtà gran parte degli articoli che si vedono orgogliosamente ritratti qui a fianco, me li sono regalati da solo: squallido? Ma no... mi ha fatto piacere quest'anno "coccolarmi" un po' e concedermi qualche sfizio! 
1) Ben Folds - Rockin The Suburbs 2) Eric Clapton - Sessions For Robert J. (CD + DVD) 3) Britney Spears - My Prerogative (+bonus CD) 4) John Mayer - Heavier Things 5) Pink Floyd - The Dark Side Of The Moon (ed 30nnale) 6) Tori Amos - Welcome To Sunny Florida 7) Ivano Fossati - Lampo Viaggiatore 8) Bon Jovi - 100.000.000 Fans Can't Be Wrong (4 CD) 9) U2 - How To Dismantle An Atomic Bomb (Limited ed.) 10) Simon & Garfunkel - The Concert In Central Park *) Keane - Hopes & Fears [non è in foto: trasferito istantaneamente nell'autoradio...]
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Per misteriose ragioni, ho sempre subito la fascinazione quasi mistica per le "palle di paglia". Sono i miei menhir. Ogni campo, la mia Isola di Pasqua. Nei miei ricordi di bambino, la loro scoperta si associa ai viaggi toscani da/verso l'Isola d'Elba... nel natio Piemonte apparentemente si ostinavano ad utilizzare inefficienti forme rettangolari. Probabile che buona parte del loro fascino fosse proprietà dei dolci e celeberrimi declivi toscani. Ma c'è, innegabilmente, qualcosa in esse che mi irretisce: la bizzarra geometria della loro disposizione, i giochi prospettici, l'apparente incronguità di un elemento naturale costretto in una forma rigida e a suo modo perfetta.
Ovviamente mi piace fotografarli. Ho constatato che mentre è relativamente facile cogliere un bello scatto panoramico (Madre Natura ci ha apparecchiato tutto davanti agli occhi), quasi mai mi trovo soddisfatto delle foto che si fanno da dentro il campo: la palla di paglia, affrontata "a tu per tu", perde l'alone mistico che ha in lontanza e tocca al fotografo in qualche modo restituirglielo: non è facile.
In particolare la sessione fotografica da cui proviene questa immagine si è rivelata alquanto infelice: poco tempo, sole a picco (non solo quindi niente ombre, ma pure un caldo torrido!) e scarsa vena. Praticamente tutto da buttare, però questa elaborazione in computer art forse vale la pena di essere salvata dall'oblio...

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 Dal momento che non ho più le corse Nascar ad occupare le mie voglie di videogiocatore, mi sto dedicando a Top Spin, il gioco di tennis virtuale del momento. Non è una simulazione in senso stretto: il solo fatto che la prospettiva sia quella "esterna" e non quella soggettiva del giocatore rende evidente la diversità di approccio. Però è anche vero che la realizzazione è curatissima: piuttosto, una simulazione di trasmissione televisiva di una partita di tennis, con la differenza che siamo noi a controllare i giocatori! Sto quindi godendomi la grande bellezza estetica dei gesti (magari avessi io un rovescio così rotondo) e la devota precisione con cui sono state realizzate le varie impressioni di gioia e disappunto, al termine degli scambi. Tutto il "mondo" del tennis professionistico è riprodotto alla perfezione.. in particolare i suoni sono estremamente evocativi, con il pubblico che trattiene il fiato negli scambi più intensi, l'eco del rimbalzo della palla nel silenzio dello stadio, la voce vellutata del giudice arbitro, ecc.. Il gioco è assolutamente addictive (maledetti anglosassoni, c'hanno una parola per tutto.. diciamo: genera dipendenza) e considerate che devo ancora provarlo on-line, facendo partite con altre persone... insomma sto scarpinando sulla punta dell'iceberg! A dire il vero, una volta che ci si è giocato parecchio, capita di trovare il gioco abbastanza ripetitivo e meccanico, le mosse e le tattiche giuste sono un po' sempre le stesse, per lo meno nell'ambito di una stessa partita (mentre invece è imperativo tenere conto delle caratteristiche e dei punti deboli dell'avversario). Manca quindi il coinvolgimento adrenalinico costante, però quello che spinge ad andare avanti è la possibilità di vedere crescere ed evolvere il tennista che abbiamo creato, fino a portarlo al n.1 della classifica mondiale e ad acquisire lo status di legend. E' stato divertente creare dal nulla un proprio alter-ego, deciderne tutte le caratteristiche fisiche, l'abbigliamento, eccetera: propenso come sono ai voli pindarici di fantasia, dopo la Trudina mi sono affezionato anche a questo tipo, mi sta decisamente simpatico! Quello che spinge a giocare e rigiocare è la curiosità di vedere come se la cava questo bel tipo (creato vagamente somigliante al sottoscritto, ma con uno sguardo più da est-europa e OVVIAMENTE un tono muscolare ben più invidiabile) che ormai si è creato un piccolo posticino nei miei pensieri. Lo vedete nelle foto vestito di tutto punto dalla Adidas mentre solleva beato i trofei di due importantissimi tornei del Grande Slam, ma non più tardi di una settimana fa era un povero sfigato con maglietta bianca che batteva i tornei minori dell'Africa Mediterranea. Insomma, ne abbiamo passate tante, ma alla fine gliene ho fatta fare di strada, anche se il n.1 è ancora da raggiungere: vicino, ma incredibilmente sfuggente!
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Diventa sempre più difficile difendersi dalle mille minuzie che costantemente mi (ci) inquinano l' esistenza e di soppiatto aiutano a diventare pressapochisti, superificiali e insomma perfette pecore nel gregge mediocre e conformista. Un esempio? Prendete il T9: per quale motivo se scrivo p + o mi deve automaticamente proporre pò ? Quanti pò (invece di po', meglio dirlo, non si sa mai...) in Italia vengono scritti e letti entrando automaticamente nelle nostre sinapsi, a causa di questa faciloneria? Ovviamente, bisogna resistere. A costo di perdere qualche secondo per dribblare la proposta indecente del robottino di turno.
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 E' finita. Dopo più di un anno passato a sportellarsi su e giù per le piste (virtuali) d'America, il Campionato NROS 2004 si è chiuso sotto il sole (virtuale) della Florida. Esito della gara assolutamente simbolico: primo il leader e campione Davide Sicari, secondo della gara e della classifica generale.. il sottoscritto!
La gara non è mai stata in discussione. Presissimo dal lavoro, non mi sono praticamente preparato: non avevo nemmeno capito in quale "versione" della pista si dovesse gareggiare (Homestead è stata modificata e riasfaltata nel 2003) !! Una bella culata contro il muro con inevitabile distruzione del posteriore, come si vede nella prima foto, ha messo fine ad ogni velleità di vittoria, ma va detto che c'erano in pista 2/3 piloti che comunque erano più veloci e preparati.
Sono arrivato secondo grazie alla mia proverbiale regolarità (sono il concorrente che ha percorso più giri in tutto il campionato)... abbiamo concluso in quattro e Davide mi ha aspettato per un bellissimo arrivo in parata: davvero un bel ricordo per suggellare anche la vittoria di squadra del nostro Team!
Che dire... è stata un'esperienza molto bella, ma ho (praticamente) deciso di non ripeterla più: una gara a settimana è un impegno troppo gravoso.. voglio farmi qualche mercoledi al cinema, che cavolo! Il problema è che non riesco a fare niente "a cazzo", per cui so già che se mi iscrivo al campionato 2005 poi non riesco semplicemente a fare qualche gara ogni tanto quando ho voglia. Sicuramente la passione per l'on-line racing non mi è passata... sto pensando di cercarmi qualche campionato con meno gare e magari, tanto per cambiare un po', senza ovali: insomma è probabile che il 2005 sarà l'anno del GranTurismo! 
Certo.. non posso non commuovermi nel vedere le foto della mia fedele "Trudina" (che ho disegnato e realizzato con tanta cura ormai un anno fa) e pensando che non correrà mai più... ma così è la vita e sono contento di questo blog, che insieme a tanti sterili mugugni si porterà sempre dentro anche bei ricordi!

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Il mondo è bello perchè vario ed inoltre la crescente specializzazione ci rende sempre più ignoranti su tutto quanto accade appena fuori dal piccolo orticello della nostra professione. Epperò, come insegnano i teorici dell'infinitamente piccolo, ogni professione è a sua volta un microcosmo di infinite conoscenze e informazioni. Tutta questa pappardella filosofeggiante per dire che a nessuno fregherà niente, ma che si vi trovate come me nell'esigenza di convertire "al volo" un file di testo da formato unix a formato dos, esiste un sito benemerito che vi produce via internet qualsiasi tipo di conversione, semplicemente facendogli l'upload del file: http://www.iconv.com/
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Matrimoni e Pregiudizi non era proprio in cima alla mia lista dei film "da vedere", ma una uscita in compagnia (femminile... ) al cinema è sempre un invito difficile da rifiutare, eppoi ogni tanto è bello affidarsi al gusto e all'estro di qualcun altro, come quando ci fanno assaggiare un piatto che non conosciamo: e così eccomi qui a parlarne. Tutto sommato devo parlarne bene. Mi è piaciuta la passione genuina e la leggerezza con cui è stato realizzato. Non starò a contare i giorni per una eventuale SpecialEdition in DVD, ma é un film con una sua personalità e a suo modo memorabile, certamente molto più di tutti i thriller hollywoodiani che invadono il mercato come usciti da una fotocopiatrice. La trama lascia il tempo che trova, però il film scorre via piacevole, sorretto dall'energia ipnotica della musica indiana (bella la colonna sonora, "leggera", ma senz'altro meglio dalla beceraggine di tante produzioni nostrane... e un paio di canzoncine è davvero difficile togliersele dalla testa) e dalla mano felice della regista, che riesce a mantenere una linearità narrativa e di stile nonostante i tanti numeri musicali e i frequenti cambi di registro. Molto è ovviamente giocato sul fascino dell'esotico ed in effetti il film riesce a lasciare un certo "sapore di India": abiti, colori, fiori, cibo... tutto il classico repertorio "turistico" indiano ha il suo momento di gloria. Inoltre, se si coltiva il gusto di coglierli, sono tanti i piccoli dettagli messi in scena che rendono comunque intrigante la visione, come il modo di salutare prostrandosi a toccare i piedi dell'ospite. Interessante anche provare a capire come la distribuzione del film sul mercato indiano e quello occidentale (fatto non freuquente) possa aver condizionato il risultato finale. Ad esempio, non credo possa essere casuale che non si veda in tutto il film un solo bacio, nonostante il febbrile cercarsi-perdersi-ritrovarsi dei protagonisti. Il vero centro focale del film è comunque dato dalla presenza magnetica di Aishwarya Rai, vero e proprio oggetto di culto del cinema indiano e simbolo della crescente notorietà internazionale di Bollywood. La recitazione non é certo memorabile, però indubbiamente poter ammirare cotanto prodigio di Madre Natura (è stata anche Miss Mondo), aiuta a sorvolare allegramente sui momenti più inconcludenti del film: Chadha non le lesina primi piani in cui sgranare i celebrati occhioni blu-verdi e Aisha, con carisma e grazia prettamente indiani, non fa certo fatica a catalizzare su di sé l'attenzione dello spettatore! Insomma, pur essendo un film che rinuncia in partenza alle mie "5 stelle", riconosco che il Cinema può essere anche intrattenimento, senza perdere la propria dignità e credibilità. Avrei preferito che attori e regista (brava, ma troppo scolastica nelle inquadrature e nel montaggio) avessero tentato qualche timido passettino nel mondo dell'Arte, ma si sono limitati a realizzare con perizia un buon prodotto: bravi lo stesso. Infine, non avendo letto il libro di Jane Austen, mi astengo da ogni considerazione sul parallelo con "Orgoglio e Pregiudizio". Noto però che ancora una volta gli sciagurati che decidono i titoli italiani hanno colpito: ok, non era facile mantenere il gioco di parole originale ("Pride and Prejudice" che diventa "Bride and Prejudice"), ma perchè passare inopinatamente al plurale, facendo perdere pure il riferimento al "Pregiudizio" ?
 [Visto sabato 11/12/2004 al cinema Colosseo di Milano. Sala molto grande, pubblico scarsino e tranquillo.]
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Anche la sezione delle corse è stata vittima dell periodo di silenzio che ha colpito il blog e proprio nel momento cruciale della stagione! Poco male, vorrà dire che alcuni reportage (che comunque voglio fare, per avere un ricordo comunque completo di questa bella galoppata lunga un anno) saranno fatti alla luce di una vicenda ormai conclusa, invece che nell'immediatezza del dopo gara. Riprendo per adesso "in diretta" dalla gara più recente, sul difficile e veloce uovo (è definito proprio cosi egg-shaped a causa del raggio diverso delle due coppie di curve) di Darlington, penultima gara del campionato. Ho compensato la preparazione pressoché nulla con una gara regolare, che alla fine mi ha portato a cogliere un gratificante terzo posto: a suo modo la gara mi è sembrata simbolica di tutta la stagione.. bel risultato (e bella dimostrazione di guida nella parte finale corsa tutta d'un fiato, rimontando due posizioni), però allo stesso tempo mai in grado seriamente di lottare per la vittoria. Morale: l'ennesimo meritatissimo primo posto del mio compagno Sicari ha di fatto chiuso il discorso per il titolo...e alla fine mi sembra giusto che sia così, proprio per il fatto che non ho mai dimostrato una continuità ad altissimi livelli come ha fatto lui. Certo, rimane il rammarico per l'occasione persa quando era davvero a portata di mano, acuita dal fatto che non penso di partecipare un altro anno.. sarebbe stato bello portare a casa il titolo, però è anche vero che, come si dice, all'inizio dell'anno ci avrei messo la firma! 
Comunque sia, le emozioni e i ricordi alla fine rimarranno, come il bel sorpasso al 44° giro o la soddisfazione rabbiosa di aver recuperato sul terzo per due volte, vederlo riallontanare per delle mie ingenuità e finalmente superarlo proprio a pochi giri dalla fine. That's Racin' !

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Al reparto alimentari si presenta un omino con faccia da puntigliosetto piantagrane e chiede al commesso mezzo cocomero. 'Un momento solo, Sir, devo chiedere una cosa al responsabile.'. Si avvia verso gli uffici senza accorgersi che il cliente lo segue. Entra nell'ufficio del responsabile e prorompe: 'Direttore, c'è un cretino di la' che mi ha chiesto mezzo cocomero.' Cenni disperati del responsabile, che ha visto il cretino in questione. Il commesso si gira e, senza fare una piega, dice: 'E poi ci sarebbe questo gentleman che sarebbe interessato a prendere l'altra meta'. Risolta la situazione, il responsabile e il commesso si ritrovano da soli nell'ufficio. 'Giovanotto', dice il direttore, 'stava per combinare un bel disastro, ma,non ho potuto fare a meno di ammirare il sangue freddo con cui ne e' uscito. Vorrei sapere qualcosa di più sul suo conto... come si chiama?' 'Baldwyn White, Sir. Vengo da Liverpool, città di grandi calciatori e... grandi mignotte!'. Il direttore: 'Ma... mia moglie e' di Liverpool !!' 'Ah, si'? E in che ruolo gioca?'
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Superato il divertimento iniziale per la brillante iniziativa, ho provato un senso di sconforto e desolazione quasi inesprimibili, nel guardare questa immagine. E non penso che la definizione di "coglions" sia del tutto appropriata, purtroppo: magari fosse così! A parte l'inevitabile coglionaggine di qualcuno (che però c'è pure a sinistra, ça va sans dire), questa carrellata mi fa sentire una lontananza inconciliabile tra me e "loro", una differenza sostanziale fatta di pelo sullo stomaco, chiusura mentale, cinismo, doppiogiochismo, una costante e rassicurante miopia esistenziale ("...le persone facili, che non hanno dubbi mai" - F.DeGregori) che a me fa passare la voglia di sprecare fiato per instaurare qualsiasi tipo di dialogo. Vedo persone tutte prese dall'apparire brillanti e vincenti, dedicate esclusivamente a coltivare il proprio rampantismo sociale e tutte le forme di "riconoscimento" che ne conseguono.
Insomma, il nodo della questione é che a me, che ne so... Previti, fa letteralmente schifo, esattamente come un cibo per il quale il nostro stomaco ci fa provare istintiva ripugnanza. Ho conosciuto parecchi coglions con i quali sento comunque di avere un terreno comune sotto i piedi, mentre questi personaggi qui è come venissero da un altro pianeta.. che siano dei Visitors?
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