La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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tramandato ai posters alle 20:39 del 28/04/2005 | commenti (1) | mugugni | permalink

Caro Blog, è davvero un bel po' di tempo che non ti racconto più niente. Capita, lo sai, niente di personale: non c'è nemmeno un motivo particolare. O forse si, non lo so. Comunque lo sai che non mi va di dirti qualcosa "tanto per"... 

Comunque, tutto bene, davvero.

Di sicuro lavoro molto. Ed esco molto... ieri sera sono stato alla Salumeria della Musica a vedere John Hammond Jr. Bello e stimolante, poi lo so che è normale, ma mi è sembrato buffo vedere uno di sessant'anni che si chiama "junior" ! 

L'ultima volta in cui veramente mi è venuta voglia di scriverti e davvero non ce l'ho fatta per mancanza di tempo, è stato per il 25 Aprile. Ed era per dirti che non me ne frega un cazzo della conciliazione e del volemose bene che provano a venderci. Posso volere bene nella verità, non nell'ipocrisia. Posso voler bene a chi dice 'mi sono sbagliato, perdonatemi', non a chi si boria dei propri errori e pretende (leggilo anche all'inglese questo verbo, che ci sta tutto...) pure di festeggiare insieme a chi lo merita veramente. Volevo scriverti, quel giorno ormai quasi una settimana fa, che nel frattempo io continuerò a festeggiare e onorare quelli che si sono battuti per che io oggi abbia la possibilità (anzi, di più che la possibilità: il diritto) di scriverti quello che ti ho appena scritto.

A prestissimo.

tramandato ai posters alle 10:23 del 22/04/2005 | commenti | culturangle | permalink

Sempre in tema di "suggestioni papali" ho trovato veramente notevole questa vignetta di Giannelli sul Corriere di questo mercoledi. Che dimostra anche come questo autore sia mille miglia avanti rispetto al battutismo efficace ma facile di un Forattini, ad esempio. Prima di tutto presuppone nel lettore una certa dose di informazione: ricordare Wojtila neo-Papa che 25 anni fa esordisce in piazza con un "se sbaglio, mi corrigerete" (forse classificabile come una profezia auto-avverante?). Errore comprensibilissimo per chi ha alle spalle una vita di messe e letture in latino e anche dichiarazione memorabile nella sua umanità e modestia.

Giannelli è bravissimo a ribaltarne con pochi tocchi il significato e il sapore, restituendo tutto il personaggio Ratzinger. Primo, il 'pastore tedesco' (come ha titolato il Manifesto il giorno della fumata bianca) ha tutta l'idea di essere uno che non sbaglia. Secondo, non pare davvero il tipo da iniziare il proprio pontificato con la richiesta di essere corretto in caso di errori!

Da più parti in questi giorni si fanno discorsi su come l'abito bianco di Papa si sia dimostrato capace di esaltare lati inediti di un cardinale. Si vedrà... nel frattempo preferisco tenermi stretta la stima incondizionata per Giannelli.

tramandato ai posters alle 15:23 del 21/04/2005 | commenti | mugugni | permalink

Caro Blog, visto che qualche post fa mi è scappato di accennarti ai miei dubbi sul sabato sera imminente, un breve resoconto ti è dovuto. Alla fine sono venuto su a Milano con la mia  macchina e alcuni amici di Novi, per la serata finale della TDK Dance Marathon. In realtà di maratonesco il nostro sabato non ha avuto proprio nulla... o meglio, a me sarebbe anche piaciuto proseguire la serata ai Magazzini, ma gli amici dovevano tornare a Novi ben prima dell'alba per motivi lavorativi, quindi verso l'una emmezza abbiamo dovuto lasciare milano. 

Ultimamente mi prende sempre uno strano groppettino in gola quando me ne vado da Milano, comincio a starci a bene e non so.. ogni volta che torno al paesello ho questa spiacevole sensazione di "battere in ritirata" rispetto al luogo dove le cose succedono.

La sala del Museo della Scienza era un po' spoglia, ma a suo modo affascinante, con le polene a circondare lo spazio live e il bar ricavato nel salone del transatlantico conservato dentro il museo. La musica: strana, certamente non la mia preferita, ma intrigante. Seguendo gruppi come questi, che provano a fondere basso & chitarra con i loop dei campionatori, mi sono trovato a chiedermi se davvero la musica del futuro che immaginavo un quindici anni fa, sia veramente arrivata, sia questa. La sensazione è che grattata via la superificie, la sostanza non sia cambiata di molto. E' difficile amalgamare tutto, il vecchio e... il "nuovo" che a volte risulta inevitabilmente un po' "posticcio", come se arrangiando il pezzo avessero voluto dire qui ci aggiungiamo una cosa 'strana'... Insomma, non è facile trovare sonorità nuove (e non considero "nuovo" fare suonare una batteria a un pc invece che a un uomo, per le orecchie di chi ascolta non cambia molto... nuovo per me è che ne so, un suono come lo scratch) che siano veramente portanti, rispetto alla melodia, e al ritmo. E non dimentichiamoci che gli strumenti sono questo sono, un mezzo e non un fine.

Aspetto assolutamente negativo della serata: in coda per più di un'ora in via Olona, per entrare! C'era parecchia gente, ok, ma insomma davanti avrò avuto cento/centocinquanta persone, mi sta bene controllare un po' il flusso di entrata, ma davvero non c'era ragione per quello stillicidio, anche vedendo poi che dentro era affollato ma certo non strapieno. Insomma la solita trafila antipatica e incomprensibile, con ingresso privilegiato per le persone nella famigerata "lista"...

PS: I link sono fotografie prese da Matteo con il cellulare...grazie.

tramandato ai posters alle 17:58 del 20/04/2005 | commenti | culturangle | permalink

Certo, l'elezione del nuovo Papa ha incuriosito tutti almeno un po', cattolici e non, particolarmente in Italia.

Sappiamo bene che il Papa, almeno in certi campi, è uno dei pifferai globali e può esercitare una potente influenza sulle dinamiche sociali e politiche. E, di passaggio, diciamolo: anche questo Papa si limiterà a dire che la guerra è una cosa brutta salvo scendere a patti con le guerre quando scoppiano e a blaterale nel deserto su contraccezione, aborto e affini.

A parte l'interesse "politico" per l'esito,  mi ha intrigato il meccanismo del Conclave, la segretezza rituale, la facciata un po' ipocrita e compiaciuta della illuminazione dello Spirto Santo, paravento per un raffinatissimo esercizio di diplomazia, cinismo, calcolo politico. Come altrimenti classificare i ragionamenti cardinalizi di cui i giornali hanno dato conto, tipo quello sulla presumibile brevità del pontificato di Ratzinger (78 anni) e quindi il trattarsi di un probabile papato "di transizione"..? 

Come testimonianza quotiana e memorabile di questa attenzione "politica" verso l'elezione, ho avuto il permesso da una amica di tramandare ai posters, questo stralcio di conversazione telefonica, tra lei e la di lei mamma:

mamma: speriamo che non sia Ratzinger!
io: speriamo di no!
mamma: speriamo che non sia nemmeno Tettamanzi, perchè ho scoperto che è
sostenuto dall'Opus Dei.

io: ...
mamma: e speriamo che non sia nemmeno quello di Venezia, perchè è
sponsorizzato da CL.

io: mamma, Mao Tse-Tung non lo possono fare papa..
mamma: eh no..

tramandato ai posters alle 11:56 del 17/04/2005 | commenti | mugugni | permalink

Il mio rapporto con National Geographic passa attraverso frequenti alti e bassi. Ci sono periodi in cui mi sembra veramente una rivista preziosa, uno stimolo importante per la mia curiosità del mondo, che vorrei sempre ben allenata. In altri periodi, come questo, mi capita di notare negli articoli un tono asettico ed eccessivamente ingessato, resoconti di viaggio che però non riescono a trasmetterti le emozioni del viaggio. Capisco che NG ormai sia una industria-istituzione di caratura universale e quasi ecumenica, devono stare molto attenti a mantenere la loro neutralità, non andare mai contro nessuno, ma percepire questo spiacevole effetto TG1  davvero mi infastidisce.  Per fortuna (tutto sommato, è vero) quando questi pensieri mi fanno incamminare verso l'idea di smettere di rinnovare il mio abbonamento... arrivano le foto! Che sono sempre meravigliose e - fortunatamente! - riescono a parlare da sole. E a conferma di questo: quando una rivista fa una campagna abbonamenti come quella che stampo in questo post, mi ri-convinco che il mio, di abbonamento, se lo merita eccome.

tramandato ai posters alle 18:15 del 16/04/2005 | commenti (4) | mugugni | permalink

Sono giorni in cui mi frullano in testa molte idee, ma manca totalmente la voglia di mettersi davanti a una tastiera per scriverle. Tra le altre cose, sono completamente rapito dalla lettura di American Gods. Fatalmente succede che adesso mi viene l'impulso di buttare giù due righe di pensieri che giungono completamente inaspettati, mentre sono qui a sentire i samples dal sito degli LCD SoundSystem per capire se vale la pena oppure no di farmi il viaggio a Milano da solo (avete presente quelle congiunzioni astrali che ogni tanto accadono, quando tutti hanno un ottimo motivo per non esserci o non essere interessati o proprio non potere?) per andare a sentirli, ai Magazzini. Ovvio, il cervello ha già fatto partire un sonoro "allarme-cazzata", ma io sono fatto anche di impulsività non così razionale e stasera sento che mi farebbe piacere stare in mezzo a un bel pacco di persone, anche se sono degli estranei. E poi sono intriganti, anche se certo non è musica che cambierà la storia..!

Ma adesso sto debordando, volevo tramandare ai poster un pensiero e invece mi metto ad annoiarti, caro Blog, con i miei personalissimi programmi della serata! In realtà, volevo tornare brevemente all'argomento "calcio", che continua a girare tra le sinapsi, stimolato dal commento anonimo che arrichisce il mio post di qualche giorno fa, nonchè dagli idioti eventi di San Siro.

Perchè il calcio continua ad essere così popolare (anche in senso profondo, cioè un qualcosa che è veramente nelle "corde" del popolo), se è così pieno di storture, esasperazioni, manipolazioni e isterismi? Perchè non diventiamo un paese di fanatici della pallavolo? In fondo, mi risulta che ancora adesso nelle scuole dell'obbligo facciano praticare di più la pallavolo che non il calcio (o forse la Moratti ha abolito l'ora di ginnastica? boh.. dio come mi sento matusa quando mi rendo conto che parlo della scuola come un mondo orami irrimediabilmente sconosciuto... in attesa di un figlio, probabilmente), e a livello agonistico infatti è molto praticato. E l'Italia vince molto, mica come quel pianto greco dell'unica Nazionale per antonomasia.

Forse è perchè il calcio è dannatamente immediato e divertente da giocare. Prendete quattro ragazzine d'animo giusto, ma totalmente ignare di come si giochi, e vedrete che lo stesso dopo un po' partiranno risate e inseguimenti alla palla. Buttate un pallone in mezzo a un gruppo di ragazzi di qualsiasi età ed estrazione e vedrete che succede. Il problema è che il calcio, prima di essere uno Sport, è un Gioco, ti diverte anche se non sei capace. Per gli altri sport non è così. Ho giocato a pallavolo per qualche annetto. Niente di particolare, quel livello infimo ma non così tanto che non ci fosse una coppetta di latta che a fine partita poteva essere tua, tornei provinciali.. per dire: ero poca cosa, ma comunque si giocava seriamente (notare questo ossimoro, che è un po' la chiave di tutto il mio discorso).

Bene, a pallavolo - ma anche a pallacanestro, per non parlare di sport estramente tecnici, come il tennis - ti diverti veramente solo se e quando diventi bravino. Di più: diventa davvero bello solo se sei in una squadra organizzata, con una strategia, dei meccanismi di gioco preparati. E' vero, ci si mette in cerchio sui prati o in spiaggia per fare "due palleggi", ma dopo un po' se ne hanno già le scatole piene, esaurito il piacere di maneggiare la palla insieme agli altri, si scopre che manca il divertimento "vero", se posso dire così. Che poi, questi sport-sport sono pieni di regole, a volte complicate, insomma ti ripagano col divertimento solo se ti ci dedichi, non se occasionalmente vai a bussare dalle loro parti. Il calcio ha molte meno pretese (anche, ed è importante, in termini di "cosa serve" per giocare), ti ripaga subito, c'è qualcosa di instintivo e... primordiale nel contendersi quel pallone, senza dover elucubrare su "piede-perno", "seconda linea", eccetera. Per cui credo che, a livello di massa (personalmente mi tengo il mio amore incondizionato e frustrato per il football americano), moriremo pallonari.

La morale è che le cose che ti divertono anche se le fai alla cazzo sono destinate a prevalere su quelle che ti appagono solo quando riesci a farle bene? Uff.. mi tocca chiudere con questo pensiero non troppo positivo, pazienza.

tramandato ai posters alle 19:25 del 12/04/2005 | commenti (1) | culturangle | permalink

In una Milano piovosa e mentalmente sequestrata dal derby di Champions League (che non vedrò, da qui il titolo), mi piace segnalare una frase e un libro. La frase è quella del calciatore Corini, che credo sia del Palermo anche se io me lo ricordo al Chievo-dei-miracoli, presa da una non recentissima intervista su Repubblica. Botta & risposta finale:

"Qual'è la morale della sua carriera?"

"Che non si deve avere troppa fretta. Che conviene saper aspettare. Che i sogni
possono rinascere. Che mi hanno dato per tramontato e sono in pieno giorno".

L'intervistatore era uno dei miei italiani preferiti, Gianni Mura e, certamente. conta. Però è per dire che molti saltano immancabilmente le "pagine dello sport" quando leggono il quotidiano e.. sbagliano. Certo, neppure a me interessa sapere se la contrattura rimediata in allenamento terrà fermo Tizio per 10 o 20 giorni. O leggere i proclami tutti uguali delle vigilie. Però è vero che, gratta gratta gratta, alla fine anche sotto il mega business del calcio c'è sempre vivo (anche se un po' malconcio) uno sport. E dove c'è uno sport, praticato con passione e dedizione, si trova sempre anche molta profondità umana, molte belle persone. Insomma, non facciamo di tutta l'erba un fascio: per ogni pallonaro superficiale e viziato, ce ne sono altri, magari meno planetariamente celebri, che è un piacere stare ad ascoltare e che hanno vite che se non valgono un film, almeno un bell'articolo certamente si. Certo, a patto che ci sia un giornalista con la capacità e l'interesse di scriverlo.

Uno di questi personaggi è Jorge Valdano, attaccante argentino in attività quindici/venti anni fa (me lo ricordo pure io, insomma) e adesso dirigente del Real Madrid. Ma anche autore di articoli, saggi e libri sul mondo del calcio. Ho letto con vero piacere Il Sogno di Futbolandia, che è una raccolta di episodi, annotazioni, corsivi, meditazioni apparsi prevalentemente su quotidiani spagnoli. Ma, a libro terminato, soprattutto una straordinaria galleria di personaggi e di aneddoti, di battute memorabili e arditi parallelismi (si gioca a calcio un po' come si sceglie di vivere?). Insomma un libro di storie sul pallone, che in realtà ci racconta delle persone che lo prendono a calci, quel pallone. E che quindi vorrei consigliare anche ai meno calciofili in circolazione: se è piaciuto a me, piacerà pure a voi.

tramandato ai posters alle 21:14 del 11/04/2005 | commenti (2) | fastidi | permalink

Caro Blog, è curioso trovarmi qui davanti alla tastiera, quando so benissimo di non averne NESSUNA voglia. Sono stanco, è già tutto il giorno che picchetto i polpastrelli su uno di questi cosi e adesso starei molto meglio seduto tranquillo sul mio letto a strimpellare qualche accordo di settima a metà manico, che riempisse la stanza e svuotasse la testa.

Se sono qui è proprio perchè mi spiace sentire questa non-voglia, o meglio questo "peso". Paradossale, no? C'è il fastidio di sentire il fastidio che mi provoca non avere voglia di scrivere qualcosa, e quindi eccomi qua a scriverti (e mi sorprendo a pensare che davvero ti sto scrivendo, in senso sia transitivo che intransitivo...). Insomma, è chiaro, sono io che possiedo te e non tu che possiedi me. Ma tu sei me, e cosa vorrebbe dire questo silenzio? Forse che non ho una mia brillante e personale opinione su un qualsiasi tema? Forse che non ci sarebbe nulla da dire sulla follia mediatica del Nuovo Santo A Furor Di Popolo? Forse che non si meriterebbe qualche sarcastica frecciatina la messa al bando del bicchiere d'acqua dai bar? Forse che non ci starebbe bene una sana indignazione per una a caso (sono così tante) delle infami porcate che allietano la nostra esistenza quotidiana?

Il silenzio mi spaventa, non vorrei che nascondesse la crescente pigrizia dei miei neuroni. Oggi ho letto tutto il giornale, mentre ero in treno... Bertinotti che disegna strategie, pagine e pagine di dietroscena cardinalizi circa l'elezione del nuovo Papa, ValeRossi che dice che il gioco è bello quando si fa duro, i Cinesi sono sempre più incavolati coi Giapponesi (e io con loro, a pranzo ho mangiato un pollo alle mandorle che credo si aggiri ancora adesso per il mio stomaco).

Chiudo il giornale e cosa mi è rimasto? Poco più di questo, informazioni raccolte che lascio a sedimentare sperando che diano in qualche modo i loro frutti... e si si, sento il mio senso critico al lavoro, ma intanto nessuna scintilla che scatti, niente che valga DAVVERO la pena di scrivere senza accrescere la massa di "pensieri inutili" che i blogger di tutto il mondo contribuiscono a creare, giorno dopo giorno. "Too Much Information" cantavano i Police, quasi trent'anni fa (minkia! ) e avevano ragione. Devo imparare a centellinare quello che mi faccio entrare nel cervello, assaporarlo con calma: cibo per la mente, ma senza voracità, altrimenti si rischia l'indigestione. Servirà per avere di più e di meglio da risputare fuori?  Speriamo, ma nel frattempo questo passa il convento, e poi nella testa mi frullano mille pensieri privati: sulla casa da comprare, sulle persone che vorrei fossero nella mia vita, e dulcis in fundo su cosa voglio davvero farmene, di questa vita. 
Ma forse, caro Blog, è solo stanchezza... o il peso sullo stomaco di quel benedetto pollo alle mandorle.

tramandato ai posters alle 21:11 del 10/04/2005 | commenti | culturangle | permalink

hai mai dei guai per quello che sei ?


tramandato ai posters alle 14:06 del 08/04/2005 | commenti (2) | coccodrilli | permalink

Franco BracardiLascia il posto di "morto del momento" all'inevitabile Morto del momento (e ce ne sarebbe da dire, e sarà fatto). E non potrebbe esserci successione migliore, per spiegare il perchè di Bracardi in questa galleria. Perchè non è necessario essere dei Grandi, per fare delle cose belle e meritare di aver vissuto. Bracardi è stato, a Suo modo, allo stesso tempo una persona vera e un personaggio memorabile, in quella Fiera dei Personaggi Improbabili che è stato il Costanzosciò. Ai miei occhi esercitava il fascino del clown, del sottovalutato che la sa più lunga di molti (confesso, è una parte che mi piace ), il carisma della modestia. Un manuale di come lasciare un segno semplicemente, con piccole cose di pessimo (ma spesso no, a dire il vero) gusto e, dietro le quinte, una vita più ricca di quello che si potrebbe immaginare.