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Absolution, MUSE
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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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Mi va di tramandare ai posters questa simpatica mail mandata oggi da uno dei responsabili di progetto del mio Cliente, inviata urbi et orbi per celebrare la felice installazione di un certo programma... sono molto contento che il mio ruolo strategico sia stato finalmente riconosciuto! E comunque, non è colpa mia, è il cameriere che ha mischiato qualcuna delle mie cinque pizze con le tre del cliente successivo! Che dovevo fare, aprire i cartoni per controllare? 
Ciao,
Questa notte è stato fatto il rilascio di MAP con le implementazioni che trovate sotto:
Dopo una giornata di lavoro sembra che tutto sia andato alla perfezione.
Grazie a Moreno per la gestione del casino
Grazie a Stefano e Carlo per la perfetta esecuzione del deploy, e per la pazienza...
Grazie ad Antonio per i fix on the fly, ed a tutto il gruppo di SCAI per il buon lavoro svolto.
Grazie a Davide per averci supportato oggi (anche se ha avuto vita facile )
Grazie anche al mago per essere andato a prendere le pizze (giuste 2 su 5).
ciao
Andrea
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Uno si fa una casa nuova e giustamente deve farsi allacciare la linea telefonica. E vabbè, ormai si fa (quasi) tutto via internet, grazie al 187. Accade però che: 1) la telecom mi manda una lettera dicendo che purtroppo non può assegnarmi il numero che invece mi ha attivato e 2) la linea funziona sei giorni e poi, del tutto indipendentemente dal disguido del punto uno, pensa bene di morirmi. Parte di conseguenza un certo numero di chiamate al call-center.
Se provate, si comincia beccandosi Frank Sinatra, quindici secondi di The Way You Look Tonight messi in loop.. ma far sentire almeno tutta la canzone non sarebbe stato più carino e meno schizofrenico? o si pagava troppo di diritti? Anzi, ci vorrebbe Beppe Grillo per fare una simpatica indagine: quanto costa alla Telecom frantumarci i coglioni con Frank, anzichè lasciarci in un banale e rilassante silenzio? Ma comunque, andiamo avanti. Ogni tanto irrompe una vocina femminile che zittisce Frank e attacca dicendo qualcosa come "La preghiamo di attendere. In effetti c'è molto traffico..." e poi aggiunge "...abbiamo ragione di ritenere che il primo operatore libero risponderà, grazie". Ma come, abbiamo ragione di ritenere ? A parte che vorrei conoscere il genio della comunicazione che ha pensato di usare st'espressione da bacucchi, ma soprattutto... è troppo pretendere che il fatto che il primo operatore libero mi risponda sia una CERTEZZA e un mio DIRITTO e non oggetto di una fiduciosa opinione? [Si lo so, è un piccolo innocente particolare e sto scassando la uallera, però sto blog si chiama ilmugugno e quindi ogni tanto mi sia concesso... ]
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Toz (Dust) Halit Fatih Kizilgok, Turkey, 2005, 16mm, 14min
Commento alla fine della proiezione: sembra un lunghissimo spot di Armani o di CK. Insomma, raffinata la fotografia in b/n, suggestiva la "neve" di polvere che aleggia persistente in tutte le inquadrature, decisamente carina anche la modella protagonista. Ma.. il resto? Si intuisce una storia di anoressia/autolesionismo, ma non si capisce, non si capisce la sequenza dei flash-back, non si intiusce una "spina dorsale" e resta quindi la senzazione non certo appagante di essere di fronte a poco di più che un banale esercizio di stile. VOTO: 2/5
Play For Three Actors Olexsandr Shmygun, Ukraine, 2004, 35mm, 10min
Arriva quasi subito il mio vincitore della serata. Ancora una volta, le soddisfazioni più grandi ci arrivano dall'animazione, qui incentrata su due umanissime marionette di pezza. Il burattinaio le muove una contro l'altra, per il sollazzo del pubblico, ma l'amicizia è più forte anche delle ferite inferte. I due "protagonisti" sono irresistibili, nelle movenze e nelle loro espressioni... è quasi miracolosa la capacità degli animatori di tendere uno spago e farci vedere un gran sorriso! Con questi presupposti, il film è già a metà dell'opera. Aggiungiamo qualche momento clownesco sadicamente divertente (in fondo siamo anche noi il "pubblico", no?) bilanciato da altre scene commoventi ed abbiamo un lavoro decisamente originale e intelligente, anche per i diversi livelli di lettura offerti. VOTO: 4,5/5
A falta de pan (Our Daily Bread), Martin Rosete, Spain, 2005, 35mm, 11min
In assoluto uno dei più divertenti. Un omaggio impeccabile al genere western (e non è l'unico della serata, come vedremo), realizzato con grande professionalità e consapevolezza tecnica: si fanno ricordare certi stacchi su piccoli dettagli, i primissimi piani dei protagonisti. Una particolare nota di merito per i due attori protagonisti: per me il "vecchietto" meriterebbe un ipotetico premio di best actor. Mi è piacuto molto anche per la sottile satira rivolta verso la Dottrina Cattolica, con il pio e morigerato cristiano che si fa scudo dei precetti evangelici per prepare una umanissima vendetta. VOTO: 4/5
Milk Peter Mackie Burns, UK, 2004, Digibeta, 10min
Mah. Come avrete capito non mi piacciono molto i lavori senza capo nè coda, sono più per la narrazione "tradizionale". Qui una certa struttura c'è, ma e veramente minima e per essere un racconto "da camera" (anzi, "da vasca da bagno"...) i dialoghi non sono sufficenemente forti. La nonna però è molto brava. VOTO 3/5
Calling 911 Jan de Bruin, The Netherlands, MiniDv, 6min
In una serata decisamente orientata alle "cose in grande" (ben tre lavori in 35mm e oltre i 10 minuti di durata) colpisce la forza semplice di questo piccolo film, che si limita a cogliere - non si capisce bene se realmente o ricostruendolo con la recitazione - un momento di solitudine metropolitana, con una ragazza che, forse infastidita, forse minacciata dall'uomo con cui parla all'inizio o forse semplicemente sola e depressa, chiama da un telefono pubblico il 911 e viene presto (e inutilmente, come ha voluto sottolineare il regista) circondata da uno dispiegamento variegato di mezzi di soccorso. Mi è piaciuto il taglio quasi documentaristico, con la telecamera che rimane discreta al di là della strada e le macchine che passano nascondendo la scena vengono usate in qualche modo anche per creare una certa suspance sull'evoluzione della vicenda. VOTO 3,5/5
Godot Arturo Sampson, Mexico, 2005, 35mm, 14min
Non ci fossero state le marionette ucraine, si sarebbe meritato il mio premio della serata. Lavoro decisamente sopra le righe e con momenti quasi surreali. Da un lato abbiamo la riproduzione di un "Aspettando Godot" in versione moderna, ambientato in un cimitero di automobili. Su questo spunto si muove il principale filone narrativo: Godot in realtà è un caballero western (un western alquanto peculiare, con saloon all'aria aperta dove si suonano ritmi vagamente house) trattenuto dal suo appuntamento da una avvenente senorita, con la quale mette su famiglia, riprendendo quasi il tema di Ulisse e Nausicaa. All'improvviso, mentre legge una favola al figlioletto, il disegno di un albero (il classico Albero nudo e contorto del "Godot") induce l'eroe a ripensare all'appuntamento promesso e ad abbandonare la famiglia, sparendo, come tradizione vuole, nel tramonto. La trovata iniziale magari non è sorretta da una struttura narrativa solidissima, più che altro ci sono una serie di spunti narrativi accostati uno all'altro, però certi momenti sono davvero esilaranti, compresa la scena memorabile in cui la donna sfrontatamente va a leccare la guancia del cowboy e questo impassibile le afferra la testa, facendola sbattere contro il bancone del saloon. VOTO: 4/5
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Some things you shouldn’t get too good at
Like smiling, crying and celebrity
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Ovest
Giorgio Carella, Italy/Switzerland, 2005, MiniDv, 26min
BUUUUU!!!!! Film non riuscito e troppo pretenzioso, con improbabili sbandati di periferia che si lanciano i voli poetici e patetici dialoghi da fotoromanzo ("Ragazza, non ti innamorare mai..."). La storia non riesce a coinvolgere e non decolla. Un pugile di basso cabotaggio lascia il coca-party in cui gli amici l'hanno trascinato per andare alla ricerca della sua fiamma storica, prima del fatidico match. I due si trovano, finiscono in motel, ma lei taglia ogni sua prospettiva di futuro. Risultato, con la testa ancora all'amata il tipo si fa massacrare di botte. Sarebbe finita così comunque? Boh, comunque film da dimenticare, si salva soltanto la fotografia (e come non bastasse, recitazione ampiamente sotto la media) VOTO : 2/5
El gran salto (The Big Leap)
Belén Lemaitre, Mexico, 2005, 35mm, 12min
Le "prima volta" di due ragazzini, i timori e le curiosità (e relative schermaglie "lo facciamo/non lo facciamo") raccontate con divertita complicità. In più il simpatico diversivo della coppia del palazzo di fronte. In più una regia spigliata e simpatica. In più due attori giovanissimi e molto bravi, nella loro spontaneità. Niente di eccezionale, ma come si suol dire: ce ne fossero. VOTO: 3,5/5
Badgered
Sharon Colman, UK, 2005, Digibeta, 7min
Premio della serata. Come dichiarato dalla stessa autrice: una favola ecologista/antimilitarista, ma anche (soprattutto) un racconto caustico, irriverente e divertente. Grande merito va ai disegni e alla animazione, in tempi di computer-grafica spinta, questi disegni tradizionali "a pastello" è in un certo senso una boccata d'ossiegeno. Un animale (un orso?) si sveglia nella sua tana, disturbato dal "cra-cra" di due corvi: apparentemente questo è il minore dei suoi mali, dato che di lì a poco la sua collina viene aperta come una scatoletta di tonno per impiantarci una postazione missilistica! Ma si scoprirà che non tutto il male vien per nuocere... Lavoro di gran classe. VOTO: 4,5/5
Scen nr:6882 UR mitt Liv (Autobiographical Scene Number 6882)
Ruben Ostlund, Sweden, 2005, 35mm, 8min
Un ragazzo, accompagnato da un gruppo di amici, progetta di buttarsi da un ponte alto più di 20 metri. Lofacciononlofaccio. Un passante li suggestiona parlando di tentativi precedenti finiti con la morte dell'aspirante e il tipo sta per lasciare perdere, se non fosse che un amico comincia a sostenere che ha avuto paura... La telecamera rimane quasi fissa in lontananza, quasi nascosta, concedendosi solo qualche zoom (bello il finale in cui la camera segue la ragazza che si incammina sciabattando lungo il ponte). Bello per come va a cogliere una delle funzioni peculiari del "corto", dare dignità a piccole storie apparentemente di poco conto, però troppo (temo volutamente) "nordico" nei toni e nel distacco, fisico ed emotivo, dell'osservatore: inevitabilmente, mi ha lasciato un po' freddo. VOTO: 3/5
Naaber (The Neighbour)
Margit Keerdo, Estonia, 2004, 35mm, 10min
Storia semplice-semplice. Un ragazzone single timido-bloccato viene messo in imbarazzo dal dover restituire il borsellino smarrito sulle scale dalla vicina di casa. La vicina riconoscente si sdebita con una fetta di torta, ma di nuovo si presenta il "dramma": come restituirle il piattino? Molto bravo l'attore, che sostiene con la gestualità e la strepitosa mimica facciale tutto il peso della narrazione (che praticamente si svolge tutta nel suo mini-appartamento). VOTO: 3,5/5
Suknièkáø (Skirter)
Milos Tomic, Czech Republic, 2005, MiniDv, 3min
Simpatico, realizzato in assoluta semplicità di mezzi, ma con tante belle ideuzze. La frenesia della soggettiva con camera a mano e del montaggio rende bene l'idea della frenesia del desiderio ossessivo di questo "gonnaiolo", fino alla doccia fredda (reale e metaforica) finale. VOTO: 3/5
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Arrivo a casa alle sette, me ne vado in piscina (finalmente! dopo un mese di assenza solo in parte giustificata...) e a quel punto potrei anche starmene tranquillo in casa a suonare la chitarra o a coccolarmi la gattina. E invece il richiamo del MIFF è troppo forte! Per cui: cena fredda ultrarapida e via in bicicletta verso la MM2 di Cernusco, giusto in tempo per arrivare verso le dieci e un quarto al Piccolo. Gruppo D, a noi due! 
Exoticore
Nicolas Provost, Belgium, 2004, 35mm, 27min
Il corto più lungo, almeno finora. Sarà forse l'abitudine a lavori di 10/12 minuti massimo, ma in effetti un po' di pesantezza si percepisce e il dubbio che sia questo film ad essere oggettivamente un po' "stiracchiato" rimane. I frustranti tentativi di integrazione di un immigrato del Burkina Faso nella vita lavorativa e notturna norvegese. Visivamente fa un effetto strano, perchè pur sfoggiando la ripresa in 35mm è volutamente sgranato, low-fi, probabilmente per dare una certa aria "documentaristica" al tutto. L'impressione che ho avuto è stata, paradossalmente, molto da video-clip: nonostante la durata complessiva e la dilatazione dei tempi (salvo alcune fasi concitate, come quella del borseggio... a proposito, notevoli certe idee di sceneggiatura/montaggio, alcune scene sono un colpo al cuore) si nota il ricorso a certe idee "tradizionali" di quel settore, come la soggettiva della strada e della ferrovia che scorrono. Poi la parte finale, con il protagonista che sfila per le vie di Oslo con un costume da leone, potrebbe tranquillamente fare da sottofondo al prossimo pezzo di Moby o simili. VOTO: 3,5/5
Johnny’s Gone Forever
Pekka Sassi, Finland, 2004, DV, 1min
Avete notato la durata? Un minuto. La cosa strana è che non ho nemmeno capito COSA ho visto. Mi aspettavo un qualcosa di fulmineo e fulminante, non so.. uno che racconta una barzelletta mentre cade da un precipizio, cose del genere. Invece si vede una panorama monotono e brullo, bianco di neve/nebbia/polvere, niente è a fuoco, e si intravede passare (credo notevolmente accelerata) una figura che poi si perde all'orizzonte. Ora, apprezzo il coraggio trasgressivo del formato mignon, dato che il bello di una rassegna è anche quello di farti spaziare tra gli estremi delle idee possibili, però non ho colto nulla. E come al solito arrivo a pensare che quando nulla si coglie, non può essere solo colpa di chi guarda, per quanto ignorante e/o insensibile e/o poco recettivo. Probabilmente avventurandosi in complesse esegesi in relazione al titolo (chi è Johnny?) e in dettagliati studi al rallentatore, verrebbe fuori che è una genialata pazzesca... ma è questo lo spirito giusto? VOTO: 3/5
Hernaford Road Or The Distance To Sleep
Rachel Echenberg, Canada, 2004, MiniDv, 6min
Split screen. Da una parte il primissimo piano di una bimba di un po' di mesi in braccio alla mamma. A destra invece, una specie di soggettiva dello sguardo della madre. Una passeggiata tranquilla da casa lungo un sentiero di campagna, finchè dopo qualche minuto (la durata del film) la bimba chiude gli occhietti e si addormenta. Carina l'idea, si percepisce l'affetto con cui la mamma-regista ha condotto questo lavoro, che è anche un'oasi di silenzio e di tranquillità, con questa camminata che rilassa (se non assopisce) anche il pubblico, oltre che la "protagonista". Certo, le intenzioni e le aspettative non possono essere clamorose. Simpatico. VOTO: 3/5
The Ten Steps
Brendan Muldowney, Ireland, 2004, 35mm, 10min
Bello bello bello. E' il corto più "film" visto finora, potenza del formato 35mm che toglie inevitabilmente quella patina casalinga che caratterizza moltissimi corti, ma anche frutto della volontà evidente di fare un prodotto levigato, quasi hollywoodiano nella fotografia, montaggio e attori impeccabili. La storia è molto semplice e vive di una abilissima costruzione registica della suspance: si rimane col fiato sospeso nel seguire una bambina scendere dieci gradini di una cazzo di scala. Finale Brillante. Forse manca di quella trasgressione che ci si aspetta di trovare in un corto indipendente, ma davvero un lavoro senza evidenti punti deboli: vincitore personale della serata. VOTO: 4,5/5
The Meaning Of Life
Don Hertzfeldt, USA, 2005, 35mm, 12min
Accennavo prima al "piacere delle varietà" che dà questo festival con decine di corti: questo è il primo lavoro di animazione che vedo e chiaramente già per questo rimane più facilmente impresso di altri. Molto poetico nel messaggio e nelle intenzioni, il tratto volutamente "schizzato" e rapido non limita l'immaginazione dell'autore (che disegna una carrellata infinita di specie viventi fantastiche), ma anzi si dimostra un'arma estremamente flessibile... in certi momenti mi è venuta in mente la famosa Linea degli spot Lagostina anni '70. Pollice in su anche per gli effetti sonori e colonna sonora. Forse si poteva rendere più incisivo scendendo sotto i dieci minuti. VOTO: 3,5/5
Vonaton (On A Train)
Barnabàs Tòth, Hungary, 2004, Beta, 11min
Secondo classificato della serata. Senza virtuosismi o idee shock o altro: il racconto di un incontro estivo in treno, come potrebbe capitare a me o a ciascuno di voi, condotto con intelligenza raffinata e una attenzione particolare per i (pochi, ma fondamentali) dialoghi. Quando sembra di andare verso la fine (e già comunque c'è una certa "soddisfazione" nell'aria), il film regala un colpo di coda da applausi. VOTO: 4/5
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Avevo promesso (non ricordo più se "a voce" o qui sul blog) maggiori dettagli sul gattino. Bene, la prima notizia è che il gattino è... una gattinA! 
Situazione complessiva: ci sono la gattina piccola e quella che credo sia la sua mamma che ormai passano tutte le notti arrotolate sulla sedia davanti alla mia porta. Quando al mattino apro la porta, la piccolina si intrufola dentro a caccia di cibo (hanno una fame apparentemente invincibile, mai visto niente del genere), vagabonda con fare da padroncina in giro per casa e si fa più o meno accarezzare. Questo è un grande progresso, perchè la settimana scorsa non c'era assolutamente verso e fino all'altro ieri ero costretto a tenerla ferma con una mano, per poterla accarezzare. La gatta grande è decisamente più guardinga, non si fa toccare ed è pronta a tirare fuori le unghie ad ogni violazione del suo spazio vitale, insomma per ora lei scrocca cibo senza dare in cambio nemmeno mezza strusciata, purtroppo. A dire il vero, la piccolina è decisamente più sveglia e "cattiva", quando si tratta di contendersi i friskies nella ciotola, però se davvero l'altra è la sua mamma, potrebbe anche farlo un po' apposta, non so. 
Il prossimo passo che vorrei fare è quello di insegnare alla piccola a "bussare" alla finestra per entrare, perchè ok che sono in un cortile, ma non posso mica tenere sempre aperta la porta di casa per farli entrare/uscire a piacimento! Insomma, per ora sono contento, perchè ho più o meno la loro compagnia senza avere la responsabilità di sentirli miei in tutto e per tutto. Ieri mattina, dovevo uscire per andare al lavoro e avevo in casa sti due gatti e Paolo, il cane del vicino: ho indicato la porta dicendo "Bimbi, tutti fuori!" e loro buoni buoni sono usciti, ho dato una strofinata al cane e alla piccola e ho pedalato via soddisfatto di vedere il mio "progetto cascina" prendere forma un po' alla volta, è stato un bel momento.
Però mi rendo anche conto che non può durare. Penso che dovrò presto decidere se prendere ufficialmente in famiglia almeno la piccola (sempre che non ce l'abbia già, una famiglia, magari un po' "assente") con collarino, vaccinazione, eventuale sterilizzazione, eccetera. Si vedrà, comincio ad informarmi e per adesso mi godo le fusa che riesco a conquistare... 
Dimenticavo: siete ancora in tempo per la dritta decisiva riguardo il nome (vi prego!)
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Ci sono stato ieri sera, superando il colpo di sonno che mi ha colto tra le 7 e le 8. Almeno una volta volevo andarci, tanto per vedere qualcosa e farmi un'idea. In realtà sono stato molto bene e adesso mi è venuta voglia di vedere qualche altro gruppo di corti, insomma seguire un po' di più il concorso, penso quindi di tornarci venerdi sera. Mi è andata anche super-bene con il viaggio di ritorno: sono schizzato fuori dalla sala appena finito l'ultimo film e ho fatto appena in tempo a beccare il Gessate delle 22 e 10 (o giù di li).
Quindi: bella serata. Ma devo anche implorare un cambiamento di rotta per la traduzione simultanea delle presentazioni e delle risposte degli ospiti. Il tizio che c'era ieri non era molto all'altezza e si è prodotto in esilaranti traduzioni di fantasia, ma a parte questo (non è affatto facile, va riconosciuto) a me pare del tutto inutile e quindi noioso.
Ok, fa cool (e si vede che gli organizzatori - quelli di esterni.org - ci tengono ad apparire il meno provinciali possibile) però se quei dieci o quindici stranieri che erano in sala fossero rimasti all'oscuro di importanti informazioni tipo come fare a votare per i film, o che gruppo avrebbe suonato l'indomani al Fossato non penso che sarebbe stato così grave, ci sono sempre le brochure che spiegano di tutto e di più.
Piuttosto, visto che l'Inglese è giustamente la lingua franca di queste manifestazioni internazionali (come ci parli sennò, con il regista greco?), facciamo tutto direttamente in inglese e amen, prima o poi qualcuno dovrebbe decidersi a fare il grande passo, no? Ma veniamo ai filmetti, sono il gruppo E:
I apoliti stigmi (The Absolute Moment)
Luoizos Aslanidis, Greece, 2004, 16mm, 14min
Varia umanità che fa la coda per suicidarsi buttandosi giù da una rupe che mi ha ricordato lo strapiombo ad Acapulco da cui i pazzi temerari si tuffano nell'Oceano (sarà che uno dei primi soggetti mostrati è appunto uno in costume da bagno, che si butta giù in bello stile). Bella la fotografia, molto professionale - non a caso è un 16mm - e belle anche alcune idee. Alla fine è un po' inconcludente, che per un corto ritengo sia un peccato grave, però riesce a creare un'atmosfera surreale che si fa apprezzare. VOTO: 3,5/5
Testen (The Test)
Ole Giæver, Norway, 2005, DV, 13min
Coppia di giovani in appartamento, lui si crede sterile, lei rimane incinta, non vuoleil figlio e a quanto pare abortisce senza dirgli nulla; peccato che tempo dopo lui scopre per caso un test positivo di gravidanza, lasciato distrattamente in giro. Proflusione di primi piani, montaggio spigoloso, ma non febbrile. E' un corto-corto, nel senso che tra colonna sonora inesistente, trama minimale e ambientazione claustrofobica, fa poggiare tutto sulle spalle dell'Idea e sulla capacità degli attori. L'Idea a dire il vero non è che sia granché: mettiamo due persone di fronte a una notizia traumatica e vediamo che succede, presentando in sequenza un paio di diverse evoluzioni narrative. I giovani attori bravi, ma non trascendentali: gli slanci d'affetto sembrano forzati, le angosce un po' finte. Però è realizzato con una bella cura nei movimenti di macchina. VOTO: 3/5
.nijnok (.tibbar)
Leo Wentink, The Netherlands, 2004, Digibeta, 12min
Il mio preferito della serata. Il titolo tradotto farebbe ".oilginoc" e infatti tutto il film è montato al contrario e racconta l'esistenza claustrofobica e innaturale di migliaia di conigli allevati industrialmente, dal momento del loro parto fino alla loro uscita dall'edificio, destinati alla macellazione. Come dicevo, la sequenza è esattamente rovesciata: tanto per capirci in una delle ultime sequenze si vedono i conigli neonati risucchiati dentro l'utero di mamma-coniglio. Un corto esemplare: bassi costi, compatto e coerente, lungo quanto serve. L'approccio documentaristico e crudo (manca qualsiasi voce o commento) ci svela progressivamente la realtà di questi allevanti e le sequenze più "dure", come quella della raccolta del seme e della fecondazione artificiale, davvero fanno riflettere sulle distorsioni su cui abbiamo ormai impostato il nostro rapporto con la Natura. VOTO: 4,5/5
[Gli altri domani, che viene lunga e BeppeGrillo non aspetta!!! :-) ]
Reality Shock Disorder
Nadia Tabbara, USA, 2004, 16mm, 7min
Ben girato e visivamente suggestivo (montaggio, fotografia, tutto bello: complimenti alle giovanissime realizzatrici, presenti in sala), ma un po' inconcludente e forse troppo pretenzioso. Il giovane protagonista vede la sua vita come all'interno di un set cinematografico e il film segue alcune sue vicende saltanto con intelligenza tra piano reale e piano immaginario (bella la scena in cui non vuole spostarsi dal punto del salotto contrassegnato dalla croce...). Le situazioni paradossali mi hanno ricordato un po' certi momenti di "Eternal sunshine of the spotless mind", però la sensazione è che non si riesca ad andare oltre l'esercizio di stile. VOTO: 3/5
Bere il mare (To Drink The Sea)
Guido Tortorella, Italy, 2005, MiniDv, 5min
Unico concorrente italiano della serata. Lo spunto parte da un brevissimo reale filmato amatoriale: una signora dal terrazzo della propria casa sul lungomare filma un uomo che rischia di annegare. A questo punto viene (abilmente) innesta la parte "recitata", con la signora che si preoccupa perchè pare che il suo figlio maggiore si sia tuffato in mare per salvare il malcapitato. Originale nella scelta "realista" di filmare tutto in DV con camera amatoriale a mano, dando fino all'ultimo l'illusione di trovarsi davanti ad uno dei tanti frammenti di "Real TV", con la camera abbandonata penzoloni sul fianco a filmare il pavimento, urla nel microfono, eccetera. Carina l'idea, meritevole l'effetto di "suspance" che riesce a costruire, ma è anche vero che manca lo spessore "artistico" per fare un salto di qualità decisivo. VOTO: 3,5/5
Wrong
Tom Geens, UK, 2005, MiniDv, 9min
Comincia con un uomo sui quaranta inquadrato nella solitudine del suo salotto, in penombra, ma a vera protagonista è una bambola gonfiabile da sexy-shop, che l'uomo si va a comprare e che utilizza per procurarsi un orgasmo, salvo poi "pentirsi" ed andarla goffamente a restituire al negoziante. La bambola è sistematicamente messa al centro della scena, quasi come un totem, a suo modo sinistro, come nella sequenza in cui viene lavata e lasciata "impiccata" alla doccia o ancora nel momento in cui viene sgonfiata e il "volto" si impenna quasi in un gesto di ribellione. Atmosfera buia e rarefatta, una pessimistica sottolineatura della solitudine. VOTO: 3,5/5
Grocery Store Wars
Louis Fox, Tate Hausman, Jonah Sachs, USA, 2005, DVD, 6min
Geniale e fulminante parodia di Star Wars, con frutta & verdura varia ad impersonare i diversi celeberrimi personaggi. In un grande magazzino i prodotti naturali lottano senza esclusioni di colpe con i prodotti biotech. Andrebbe visto, perchè a parole non penso proprio di poter rendere giustizia al diluvio di idee e spunti che si concentrano in questi serratissimi sei minuti: tanto per dire, il film si apre ricreando la classica sequenza del piccolo caccia spaziale inseguito dall'enorme incrociatore dell'Impero (sequenza già presa di mira in Balle Spaziali, dove l'incrociatore praticamente... non finiva più ), soltanto che qui l'incrociatore è un carrello della spesa! . La particolare chiave di lettura adottata viene portata avanti con intelligenza, sfruttando alla grande gli appigli offerti dall'originale, come il personaggio di Darth Vader, mezzo naturale e mezzo "macchina". Ottime le animazioni, sia dal punto di vista parodistico (vogliamo parlare di Ham Solo, interpretato da un prosciutto? ) sia da quello tecnico della animazione, considerato il budget ridotto. Applausi a scena aperta ed ovazione finale. VOTO: 4,5/5
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Una chiaccherata fatta ieri sera (sulla mia cronica difficoltà a ricodarmi date di nascita e conseguenti date di compleanno) mi ha portato stamattina la voglia di mettere in piedi una bella agenda completa delle mie amicizie/conoscenze, cosa che non ricordo di aver mai fatto in vita mia. Mi piace l'idea, anche come parte di quelle piccole "svolte" da associare al mio ormai famoso trasloco. E mentre, scarpinando verso la metro, pensavo a questa idea e a come metterla in pratica (Outlook?), mi è venuta in testa una domanda che vi propongo:
Quante persone pensate di conoscere?
Dico a livello di sapere, che ne so, come si chiamano e che lavoro fanno...
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...e infatti è successo. Tra le molte cose riemerse durante il trasloco, c'è stato pure il libro "L'isola del Giorno Prima" di Eco. L'ho comprato quest'estate nell'edizione tascabile-rilegata (che si vede qua nella colonna), ma evidentemente l'avevo già preso cinque/sei anni fa, messo sullo scaffale e mai letto. Era prevedibile, anche se avrei scommesso che mi sarebbe capitato con un cd e non con un libro... invece per ora mi è "solo" capitato di NON comprare un disco convinto - sbagliando - di avercelo già!
Vi risparmio i prevedibili ragionamenti su (1) le degenerazioni del consumismo e (2) il mio progressivo rincoglionimento e mi limito a dirvi che questa edizione originaria (un onesto tascabile Bompiani, di metà anni 90, ovviamente come nuovo , a parte un lieve ingiallimento delle pagine) la regalo, il romanzo è pesantuccio ma molto bello: se a qualcuno interessa, mi lasci un commento qui e il libro è suo, magari ci metto pure una dedica. 
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