La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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tramandato ai posters alle 19:10 del 27/10/2005 | commenti | fastidi | permalink

Finanziaria, approvato il Dl
passa l'esenzione Ici per la Chiesa

ROMA - Approvata l'esenzione dell'Ici per la Chiesa. La commissione Finanze del Senato ha dato il via libera al decreto fiscale collegato alla Finanziaria. La principale modifica approvata è appunto l'emendamento che esenta dal pagamento dell'Ici per gli immobili utilizzati per attività commerciali la Chiesa, le altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato e le organizzazioni nonprofit.

(2005-10-27 18:48:13)

tramandato ai posters alle 19:06 del 27/10/2005 | commenti | mugugni | permalink

Sono rimasto colpito, in questi giorni, dalle tante notizie che in modo diverso parlano di violenze di coppia ai danni delle donne, e dalla sensazione di quanto sia difficile per il presunto sesso "forte"  controllare certe pulsioni ed emozioni. O più semplicemente, tenere acceso il cervello.

E' un campionario di involontarietà, frustrazioni che si sfogano nella violenza, gesti impulsivi. Sconfortante. Non voglio dire che non ci sia negli annali dei giornali il caso della donna respinta che sfregia il marito premendole il viso sulla piastra del gas (a parti invertite è successo e si è celebrato il processo in questi giorni...), però credo che anche i più maschilisti concederanno che si tratta un po' dell'uomo che morde il cane, un caso raro e contrario all'abituale andare delle cose.
Davvero ci dimostriamo dei bambinoni incapaci di accettare la realtà delle cose: sei incinta e non vuoi abortire? benissimo, risolvo - rimuovo - il problema prendendoti a coltellate. Ti voglio ma tu vuoi un altro? Che storia è questa? Un paio di pallottole e sistemo tutto (e questa è proprio davvero da bambini... quelli che portano via il pallone agli altri, quelli che "se non posso io allora non può nessuno"). E poi giù pianti, pentimenti, io l'amavo. Insomma, davvero siamo solo capaci di sfasciare tutto, muoia Sansone con tutti i filistei, fare male come modo per mostrare davvero il nostro amore per qualcuno?

E non è che uno non riesca a spiegarselo. Si capisce che a volte ci si possa sentire imprigionati, accumulare tonnellate di frustrazione, posso anche accettare che possa anche essere davvero parte della nostra "natura" (ammesso che si sappia di cosa stiamo parlando) accumulare stress emotivo come una pentola a pressione, e poi esplodere. E finire per vivere un momento di dieci, trenta secondi in cui si arriva ad odiare davvero e con tutto il cuore la stessa persona che sinceramente amiamo.

E comunque, diffido da quelli che non perdono MAI le staffe, o che non hanno mai fatto nemmeno una cazzata irragionevole in vita loro. Ma non è questo il punto. Forse è semplicemente uno sbaglio continuare a pensare alla violenza come a un rifugio sicuro, una possibilità, una possibilità di (illudersi di) rispondere a tono quando non si riescono più a trovare parole, ma si sente che si deve "fare qualcosa". Cresceremo mai? Nel frattempo continuano ad andarci di mezzo le donne, in questa interminabile sequenza di "brevi in cronaca" a cui forse ci abituiamo troppo facilmemente.

tramandato ai posters alle 15:04 del 26/10/2005 | commenti | mugugni | permalink

...si ma dove?  A proposito delle "informazioni distribuite" (ne accennavo nel post precedente), se e quando vi dovessero magnificare le meraviglie del magico mondo dell'outsourcing... NON CREDETECI!  E' girata stamattina una mail, che dovrebbe essere serissima e che invece è irresistibilmente comica nel suo dipingere un panorama complessivo quasi delirante. Provate un po' voi a raccapezzarvi, a me sembra una di quelle storielle tipo "il cugino della moglie del cognato di mia sorella...", insomma: un delirio.

Resoconto della situazione della linea dati Visure.

La linea dati che collega il server con il mainframe IBM è guasta.  

Questa parte da Milano Via xxxxx yy e finisce in Bologna a Casalecchio.
A Casalecchio entra nella rete CRIF, fino ad arrivare a Pero (Milano), dove IBM ha il mainframe.
CRIF ha in full outsourcing il suo servizio, tutto gestito da IBM.
IBM fino a giugno era a Perugia, ed hanno traslocato a Pero in quella data (in contemporaneo con i problemi gravi che abbiamo avuto in quella data dovuti a questo trasloco)
I tecnici IBM che gestiscono il mainframe IBM a Pero sono a Perugia.
I tecnici CRIF che coordinano IBM sono a Bologna  via zzzzzz (non Casalecchio)
I tecnici che gestiscono la nostra apparecchiatura di rete sono EDS, che sono a Roma.
I tecnici TELECOM che gestiscono la linea dati sono metà a Milano e metà a Bologna.

tramandato ai posters alle 13:39 del 26/10/2005 | commenti (1) | culturangle | permalink

Il web è anche una affascinante cassaforte di "conoscenza distribuita", ci regala la sensazione di possedere ogni informazione possibile, dato che "tutto" è in Rete. Però poi succede che trovi link che non funzionano più, succede che la censura magari oscura certi siti, insomma adesso che questo celebre articolo di Pasolini mi è arrivato via mail, ho deciso di copiarlo qui, in modo da essere sicuro di "averlo". E vi invito a leggerlo (di più... se avete più di venticinque anni, immaginatemi con una birra in mano ad ammiccarvi un bel "meditate gente, meditate") perchè è uno di quei tasti che spesso vengono citati e di cui magari si conosce l'incipit, come fosse un Canto della Divina Commedia, ma che poi si scopre che quasi nessuno ha letto o ricorda per intero. Invece trovo che sia straordinario, quasi commovente nella sua lucidità, anche se certo deve essere messo nella sua prospettiva e contesto, dato che stiamo parlando della metà degli anni '70: va quindi spogliato di un po' di incrostazioni retoriche e dottrinali (dottrina PCI, dico), ma i concetti restano chiari e limpidi e il finale, quello con la frase "non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento " è davvero una bomba.

Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

Corriere della Sera, 14 novembre 1974

tramandato ai posters alle 10:44 del 20/10/2005 | commenti (4) | mugugni, sturielett | permalink

Le cose stanno così. Un ex compagno di liceo (la cui frequentazione si limita a qualche "incrocio" casuale in stazione, ma che mi onora di includermi puntualmente nella sua attivissima mailing list di barzellette, pps vietati ai minori e anedotti "mandalo a dieci amici sennò ti casca l'uccello") mi manda stamattina questa vecchia barzelletta. Gliene sono grato, perchè guarda caso mi era tornata in mente giusto qualche giorno fa e mi ero pentito di non averla conservata a suo tempo. Ve la faccio leggere (ma la conoscerete), poi riprendo a dire quello che ho da dire.

Si racconta che quando Dio creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero,
decise di concedere loro due virtù.
E così fece.
- Gli svizzeri li fece ordinati e rispettosi delle leggi.
- Gli inglesi perseveranti e studiosi.
- I giapponesi lavoratori e pazienti.
- I francesi colti e raffinati.
- Gli spagnoli allegri e accoglienti.
Quando arrivò agli italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota e gli
disse:
"Gli italiani saranno intelligenti, onesti e dei democratici di sinistra "
Quando terminò con la creazione, l'angelo gli disse:
"
Signore hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli italiani tre, questo
farà sì che prevarranno su tutti gli altri
". "
Porca miseria! E' vero!
Ma le virtù divine non si possono più togliere, che gli italiani abbiano tre
virtù! Però ogni persona non potrà averne più di due insieme
."
Fu così che:
L'italiano che è di Sinistra ed onesto, non può essere intelligente.
Colui che è intelligente e di Sinistra , non può essere onesto.
E quello che è intelligente e onesto non può essere di Sinistra .

Bene. Peccato che la versione "originale" della barzelletta dicesse "Forza Italia" dove invece adesso leggete "Sinistra" e "democratici di sinistra". Cambiata così non fa ridere. E non c'entra il senso di appartenenza o la capacità di non prendersi sul serio, è che proprio non ci acchiappa. Fate le battute su come siamo litigiosi e spaccacapelloinquattro, sognatori e inconcludenti, ingenui e professorini, insomma... non voglio dire che manchino spunti per prendere per il culo la Sinistra. Ma onesto e intelligente, no. Qualcuno può dire con sincerità che Bertinotti non sia "onesto e intelligente"? O che non lo sia, boh, Luciano Violante? O anche, oddio, Fassino? E mi sto limitando ai politici di professione, perchè se tiro dentro tutti gli intellettuali e gli artisti dichiaratamente di sinistra, non fatico certo a trovarne di "o & i".  Invece quello che mi aveva colpito nella versione che conoscevo, era proprio la capacità di cogliere in maniera paradossale e fulminante una realtà, o perlomeno un qualcosa che io giudico tale. Mi chiedo cosa hanno che "non va" le persone di Destra che vedo in giro e questa storiella mi ha aiutato a capire. Dove c'è una mente sveglia c'è molta ipocrisia e cinismo, che vedo come parenti stretti dell'onestà: esiste un concetto che si chiama "onestà intellettuale" e che a Destra pare un UFO, per cui ci si arrampica costantemente sugli specchi, si pratica l'altrovismo, si nega l'evidenza, eccetera. Un bell'esempio? Emilio Fede. Poi ci sono quelli invece un po' (o parecchio) duri di comprendonio e un po' (o parecchio) ignoranti, che proprio non si rendono conto e che, in una possente "sinergia di difetti", non hanno modo di farsi strada se non a suon di intrallazzi, corruzioni e pelo sullo stomaco. Insomma, quando l'ambizione non è supportata dalle capacità, ci va di mezzo l'onestà. Questo  a sinistra non lo vedo. Vedo tanti altri difetti, ma questi no. Ci sono  stupidi e/o disonesti come ovunque, ma non al punto da connotare un "tipo umano".

Non si può fare "Trova e Sostituisci" di una parola e pretendere di trovarsi con un concetto ugualmente spendibile, ci vuole una bella ottusità per poter pensare una cosa del genere. Oppure una bella dose di disonestà.
Il circolo si chiude: come spiegare alla persona di Destra che mi ha mandato questa modifica, che la sua versione non regge? Che è così superficiale da perdere per strada l'arguzia, la capacità di cogliere nel segno, che la versione originale conteneva? E' una battaglia persa in partenza: in effetti, essendo di Destra, il mio mittente sarà sicuramente così poco sveglio da non rendersene conto, oppure così faccia di palta da non volerlo mai ammettere.

tramandato ai posters alle 21:22 del 19/10/2005 | commenti | culturangle | permalink

Dal momento che oggi i miei neuroni si sono consumati in tutt'altro (fra cui immaginare una decente evoluzione per un pezzo che sto scrivendo. Anzi, vi chiedo un parere: secondo voi può avere qualche prospettiva una canzone su... due mosche?  ) e non mi è venuto in mente niente di particolare su cui si scrivere, mi sono detto che poteva essere l'occasione giusta (è vero potevo anche starmene buono e basta, ma tant'è...) di buttare giù una cosa stupida e rilassante che da un po' ho in mente di fare: l'elenco dei concerti a cui sono stato. Comincio adesso a buttare giù i primi che mi vengono in mente, senza nessun criterio particolare, ma è chiaramente un work in progress. Le regole sono: devono essere "veri" concerti, tenuti da un artista un minimo riconosciuto, (facciamo con un contratto discografico in mano) e non esageratamente estemporanei (i Blue che fanno un pezzo in playback dalla terrazza su Piazza Duomo non valgono - e no, comunque non c'ero). Inoltre mi devo ricordare dov'era. Sarebbe bello ricordarsi anche l'anno, ma non c'è speranza quindi evito. Per cui, se qualcuno di voi che leggete era con me a qualche concerto o si ricorda che ci sono andato, lo ringrazio se mi rinfresca la memoria...

Radiohead - Arena di Verona
U2 - VertigoTour Milano
U2 - ZooTv Tour Bologna
Peter Gabriel - Forum
Francesco De Gregori - Forum
Chemical Brothers - Forum
Ben Harper - Forum
Ben Harper - Idroscalo Milano
Ani Di Franco - Rolling Stone Milano
Giuliano Palma & The Bluebeaters - RollingStone Milano
Fabrizio De Andrè - Piazza Di Castagnole Lanze
Fabrizio De Andrè - Teatro Comunale Alessandria
Francesco Guccini - Teatro Comunale Alessandria
Ivano Fossati - Teatro Comunale Alessandria
Turin Brakes - Rainbow Milano
Yngwie J. Malmsteeen - Rainbow Milano
Red Hot Chili Peppers - SanSiro Milano
Claudio Baglioni - SanSiro Milano
Goran Bregovic - Parco Nord (azzo, com'era il comune?)
Negramaro - MazdaPalace
Wilco - MazdaPalace
24 Grana - MazdaPalace
Max Gazzé - MazdaPalace (tour di Raduni)
Max Gazzé - MazdaPalace (tour di Un Giorno)
Max Gazzé - Festa dell'Unità di Ronco Scrivia

tramandato ai posters alle 18:33 del 18/10/2005 | commenti (12) | | permalink

[PROLOGO]
Mago: Bertax, sto spadellando ma mi sa che l'uovo è un po' scarso...
Bertax: Figa mago, in frigo c'erano due uova, ho usato quelle!
Mago: Come due, le ho comprate stasera! Bertax... tu NON hai usato le due uova nel portauova nella porta del frigo... vero?
Bertax: E certo, perchè?
Mago: ...erano scadute da quindici giorni.
Skamera: ODDIO
Bertax: E cosa ci facevano in frigo?
Mago: Bé ci sono rimaste... quando un uovo scade mica si mette a urlare "ARGHH!! SONO SCADUTO!! BUTTAMI! BUTTAMI! "
Bertax: mago... mi rifaresti l'uovo che urla, che mi è piaciuto un casino?

Due righe sulla faccenda primarie, ci vogliono. Uno, sono contento. E due, non sono andato a votare. Principalmente per un problema burocratico: avevo la tessera elettorale a casa dei miei e per giunta quelal riporta ancora la mia residenza a Novi Ligure, quindi non si capiva bene dove avrei dovuto votare. Ma è chiaro che con un po' più di voglia si trattava di sbattimenti superabili. Un po' mi spiace aver perso un evento a suo modo "storico", però d'altra parte non sono riuscito a farmi prendere da questo "entusiasmo da primarie".

Sarà forse per questo che ho qualche problema a condividere le letture ottimiste del risultato di queste votazioni. Addirittura in certi momenti, mi sono sentito pericolosamente vicino a Berlusconi, e questo mi ha spaventato parecchio!

Avendone già parlato privatamente con lei, immagino che Nanda commenterà e mi... distruggerà e devo confessare che capisco il suo punto di vista. Capisco che l'entusiasmo della gente generi ottimismo. E mi è anche piaciuta l'immagine che ho letto sul giornale, che considerava le code ai seggi come migliaia di cortei contro questo governo, con lo stesso potere di un'unica enorme manifestazione di milioni di persone.

Questo ci sta. Il punto è che io non riesco a stupirmi che una coalizione che alle scorse politiche ha totalizzato circa 12 milioni e mezzo di voti, convinca più o meno un terzo del proprio "bacino elettorale" a partecipare a queste primarie, tenuto anche conto dell'interesse per la "novità", che un poco c'è. Io penso che praticamente tutti quelli che hanno partecipato alle primarie fossero già elettori "storici" di centrosinistra e che quindi non sia corretto partire da questo dato per fare deduzioni o proiezioni circa i rapporti di forza attuali tra le due coalizioni. Penso che sia un bel segnale circa l'entusiasmo e la partecipazione con cui ci si prepara alla campagna elettorale (anche se, detto per inciso, mi spaventa molto il fatto che ne parliamo come fosse giusto dietro l'angolo e temo che dobbiamo mettere in conto un bel po' di mesi in cui molti di quelli che dovrebbero pensare a come far tirare avanti il Paese, penseranno invece a come beccare più voti), ma nulla di più.

Semmai penso che sia stata una mossa coraggiosa, in cui si aveva soltanto da perdere: demoralizzazione, scoramento e sbeffeggiamenti nel caso fossero andate deserte. Questo coraggio sicuramente va riconosciuto.

tramandato ai posters alle 15:25 del 14/10/2005 | commenti (2) | galleria | permalink
[PROLOGO]

mago: marcuzzo... ma varrebbe la pena di gestire una cancellaazione "per listino" ?

che è la cosa più corretta mentre invece adesso gestirei i due livelli sopra e sotto: per tiposcheda o per singolascheda
mago: non ci sto capendo piu un cazzo
mago: sto dicendo cazzate
mago: vado a casa
mago: ciao
madroid: hahahhha...

Caro Blog, compensiamo un po' il tono melodrammatico del post precedente... ti faccio vedere un paio di posti in cui sono stato in questo periodo, ogni tanto è giusto fare anche un po' di "diario superificiale" per la serie ho fatto questo e quest'altro...

Pista al Palasesto
Questa foto (mossissima) è della pista di pattinaggio del PalaSesto. Ci sono stato un paio di settimane fa, in un sabato sera un po' particolare... ero in Alessandria per una pizza con alcuni amici "di Novi", quando mi arriva l'invito per la megafesta di Audiovisiva, la manifestazione che si teneva a Milano in quel fine settimana. La cosa bella è che l'avevo proposta io durante la settimana nel disinteresse generale e invece alla fine è rispuntata fuori. La festa in sè non è stata nulla di particolare (colpa anche della musica, che era troppo non-musica per i gusti del sottoscritto, mi tocca di ammettere che quando si tratta di musica elettro-ballereccia ho gusti abbastanza commerciali) e probabilmente non è nemmeno ben riuscita (poca gente). Però bella l'idea di aprire la pista di pattinaggio su ghiaccio: è stato divertente rimettersi i pattini, dopo la prima esperienza dell'anno scorso... questa volta me la sono presa con più calma e sono riuscito a scendere dalla pista senza lividi. E poi è stata anche l'occasione in cui ho fatto un po' di sperimentazione con le strade intorno alla casa nuova, spostandomi da Cernusco a Sesto evitando la tangenziale. Dopo qualche giro inutile e parecchie svolte a casaccio sono arrivato a destinazione e adesso ho le idee un po' più chiare, specialmente su quella specie di ameba che sembra essere Cologno Monzese...

The Magic NumbersPraticamente non si vedono, in questa foto, si intuiscono soltanto i capelloni dei due fratelli alla chitarra e al basso. Sono i "The Magic Numbers", un gruppo inglese che si sta facendo conoscere. Attratto da un paio di recensioni davvero positive, sono andato a sentire la loro esibizione alla Fnac e mi sono mooolto piaciuti, inoltre sono il gruppo giusto al momento giusto, dato che in questo periodo il suono della chitarra acustica è decisamente quello che mi affascina di più. Questi ragazzi possono ben essere orgogliosi dei loro pezzi, semplici ma curati, e arrangiati molto bene. E' stato davvero un piacere sentirli, hanno creato una specie di oasi di tranquillità che uno non si aspetterebbe di trovare in un megastore nel centro di Milano. Sarebbe bello in realtà "sfruttare" molto di più gli incontri e gli showcase che vengono organizzati alla Fnac o alla Ricordi, almeno finchè sono qui in centro a lavorare, però non sempre si riesce a fuggire per tempo dall'ufficio! Quando ci riesco, mi fa sentire bene, è un motivo in più per dimostrare a se stessi che non si è consacrata un'intera giornata al "dio lavoro" e riesco a tornare a casa un po' più "a posto".



tramandato ai posters alle 15:33 del 12/10/2005 | commenti (15) | fastidi | permalink

La faccenda Lapo Elkann. Tanto per cominciare mi concedo una premessa. Per la serie "non saprei dire di meglio", su Repubblica.it c'è una bella intervista allo scrittore Fruttero.

C'è stata una pepata e interessante discussione con altri bloggers e adesso mi va, in questo spazio mio, di tirare qualche somma. Per prima cosa, farei un tentativo di inquadrare correttamente i fatti. 


Assumiamo che Lapo non sia un forte consumatore abituale. Che sia stata se non la sua "prima volta" in assoluto, per lo meno una delle primissime e rari episodi di un consumo occasionale. Anche perchè questa sarà la versione ufficiale e probabilmente pure la verità.
Un giovane rampollo con moneta che cede alla tentazione di uno speed, non lo fa con la disperazione coatta dell'eroinomane. Quindi trovo esagerati eventuali discorsi del tipo "anche i ricchi piangono". Dall'altro lato c'è la demonizzazione ipocrita, che ricorda il "caso" recente di Kate Moss. Come se chi si imbatte in qualcosa di pesante in una serata (innegabilmente) un po' particolare sia marcato a fuoco per la vita, costretto a una esistenza da "-oinomane" senza speranza di redenzione. Quando tutti sanno che il consumo più o meno occasionale di cocaina, speed e cocktail vari è all'ordine del giorno in certi ambienti "danarosi": moda, televisione, politica, alta finanza, e via dicendo: esagerato, per ragioni opposte, anche questo.

Io sarei per cercare, come sempre, una via di mezzo grigia tra i due estremi. Riconosco che un cocktail coca-ero non è come un bicchiere di Jack Daniel's ed è insomma il segnale di un certo disagio e/o di una certa voglia di trasgredire o per lo meno di essere riconosciuti come trasgressivi. Però immagino anche che Lapo si sia avventurato in questa cosa non con la cupa disperazione del tossicomane, ma più che altro con l'incoscienza dello sborone che voleva "fare lo splendido" con i suoi compagni (o compagne, vedete voi) di festa.


Il primo punto fermo è: sfigato, perchè ha rischiato la pelle. Se tutto fosse andato liscio, non sarebbe successo niente, o magari un po' di "pissi-pissi" in certi ambienti, dopo che qualcuno avesse visto Lapo con una non esattamente normalissima cera.
Insomma, niente isterismi. Comportamento pericoloso, si scherza col fuoco, sono d'accordo. Ma la storia del giovane fesso che "si rovina la vita" non la compro. La vita se l'è rovinata soltanto perchè ha rischiato di morire e la carriera (perchè poi con "vita" è questo che molte persone intendono dire...) se l'è giocata con la complicità determinante della nostra ipocrisia, per cui certe cose sono accettate a patto che non escano sulla pubblica piazza, perchè allora a tutti tocca di recitare la scenetta "orrore & raccapriccio".

Il secondo punto fermo quindi è: non voglio fare un discorso pro-cocaina e nemmeno dire "che volete che sia". Le droghe pesanti sono brutte bestie da cui è meglio stare lontani. Sia chiaro. Ma non posso accettare la gogna, non posso far passare l'idea che uno appena tocca un grammo di roba diventi "perduto all'umanità" e non meriti neanche lo sforzo di capire un minimo il perchè e il percome, ma soltanto i nostri sberleffi. Penso che a volte, semplicemente, possa capitare.

Allora, ripiloghiamo. Lapo è un giovincello di belle speranze ma probabilmente non una cima, magari un po' immaturo. E se qualcuno volesse andarci giù pesante e dire pirla e coglione, diciamo che non farei le barricate.
Io non so se semplicemente abbia voluto fare il brillante o se avesse qualcosa in testa da scacciare, da cui scappare, a cui non pensare: che fossero le responsabilità del suo ruolo aziendale non si sa quanto cercato e voluto, gli scazzi con Martina Stella o il pensiero di avere un padre come Alain Elkann... insomma questi saranno un po' fatti suoi, no?
La mia opinione è che qualunque pirla (o qualunque pirlata capiti a un non-pirla di fare) meriterebbe comunque un po' di umana comprensione e compassione. Ha sbagliato, ha fatto una cazzata, ma provo a capire (non a giustificare, ma a capire) cosa ti ci può avere portato e comunque mi dispiace, ripeto mi dispiace, che ci hai quasi lasciato la pelle e adesso te ne stai in coma. Invece, vedo in giro troppa gente che spara ad "alzo zero" senza farsi troppi problemi, tutti pronti a scagliare la prima pietra, come non avessero mai fatto in vita loro cazzate che semplicemente hanno avuto la fortuna di superare senza danni. Anzi un po' si gode per questo pirla che ha "tutto" (ma fatemi esplicitare: tutto quello che i soldi ti possono procurare, e magari nulla di più) e che sostanzialmente se l'è andata a cercare. Tutti perfettini e lindi con la matita blu in mano, questa è l'impressione complessiva che mi arriva.


A me lui non sta neppure simpatico e non lo conosco certo per poterlo umanamente giudicare, però io non me la sento di sputare in faccia alle persone solo perchè si sono dimostrate (senza dubbio) deboli e/o stupide. Cos'è che pesa? L'affronto di fare cazzate pur essendo pieni di soldi e di possibilità? Giuro che rimango perplesso. Aiutatemi a capire, please.

tramandato ai posters alle 17:43 del 11/10/2005 | commenti | mugugni | permalink

E' proprio così che ho detto, alla cassiera. "Ho ordinato un paio di libri da quello strumento diabolico, qualche giorno fa..." ed ecco che i libri sono magicamente spuntati da sotto il bancone (al secondo tentativo, a dire il vero). Che cos'è questo famigerato strumento? Si tratta di un terminale elettronico pubblico che ho visto (e usato) per la prima volta al Superesselunga di Pioltello: si toccheggia qua e la e si possono fare ricerche su un corposo catalogo di libri (vogliamo dire tutti i libri, non specialistici, al momento in distribuzione?), si sceglie quello che si vuole e si fa una bella strisciata con la propria FidatyCard. Insomma, esattamente come fare acquisti su qualche sito di commercio elettronico tipo Amazon, con la differenza che i libri arrivano non a domicilio ma al proprio...ipermercato di fiducia.
Ora, è senza dubbio tutto molto comodo ed "efficiente" e devo confessare che la prima impressione è stata tipo "però..!".

Ma ripensandoci... stringistringi si tratta di una normalissima prenotazione di un libro mancante, cosa che volendo si è sempre potuta fare presso qualunque scalcagnato libraio.
Quello che cambia è che sparisce il dialogo con l'esercente. E' bello potersi sbizzarrire a fare tutte le ricerche che si vuole, confrontare, pensare con tutta calma a cosa prendere/non prendere. Ma c'è anche un prezzo da pagare: stiamo progressivamente andando verso un mondo in cui, facendo tutto da soli, dobbiamo essere esperti di tutto, dobbiamo essere noi a conoscere il panorama editoriale, le novità, le recensioni, i "pacchi" (ma è un esempio, ve lo dice uno che sta impazzendo semplicemente per decidere che casse comprare per lo stereo di casa) e fare le nostre scelte. Proprio mentre il numero degli articoli a nostra disposizione aumenta esponenzialmente.

Sarà sempre più pesante da portare, questo carico di informazioni, ed è facile prevedere che a un certo punto, finito il fascino della novità, tornerà di moda il desiderio per un modo meno "automatico" di fare acquisti: forse ci vorrebbe una specie di "tutela" anche per quei negozi che hanno personale competente ed affidabile, a cui potersi (appunto) affidare senza timore, come ad esempio il negozio - che tanto per non fare pubblicità è Guitar, di Tortona - dove ho comprato la chitarra di cui ho scritto ieri.

PS: I libri erano il secondo e il terzo episodio della serie di Lemony Snicket