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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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Ieri mi ha scritto Claudio: il quadro è finito, manca la lucidata finale. Tanto per cominciare, cliccando qui potete vederlo com'è attualmente, in attesa di una futura foto, quando avrà trovato il suo posto in casa (bello, un altro passo verso una casa sempre più "mia"...). E qualche impressione.
Comprare arte (o Arte, fate voi) è strano: almeno non è come comprare un tavolo, o un servizio da dodici. Se si ha un temperamento creativo come credo di avere, questo istintivamente un po' scoccia, sono sincero... c'è, magari latente, una minima sensazione di "sconfitta", nel dover ricorrere alla capacità e al talento di altri per creare un oggetto, e di conseguenza un'atmosfera. Sarebbe bello poter dire "adesso MI faccio un quadro" e voilà, farlo uscir fuori bene. E lo so che il concetto di "bene" è relativo, ma sono anche convinto che senza la tecnica, la creatività ha armi decisamente spuntate, si finisce per fare non quello che si vorrebbe fare, ma quello che si riesce a fare.
Ma, davvero, sarebbe cosa buona & giusta prima o poi provare a fare un quadro, uno solo, semplice, per una volta. E tenerselo in casa in bella mostra, fare un po' come i bambini delle elementari che vanno in giro a mostrare i loro scarabocchi anche solo per il semplice orgoglio di poter dire "questo l'ho fatto io". Prima o poi, proverò. 
E d'altra parte non si può essere sempre autoreferenziali, chiusi a contemplare il proprio mondo. La cosa tremendamente potente, nel comprare un quadro, anche commissionandolo e discutendone il soggetto e i dettagli come è successo questa volta, è che ti entra in casa, e quindi nella vita di tutti i giorni, il mondo di un'altra persona: e se poi è pure un caro amico, la cosa diventa davvero bella . Commissionare un quadro è un gesto di fiducia, una volta che si è deciso, è gratificante intervenire il giusto, ma la cosa veramente bella è lasciarsi sorprendere, non sprecare l'emozione di trovarsi davanti a un qualcosa che non si era totalmente "previsto" (in senso letterale). Insomma, il quadro è sempre prima di tutto dell'artista che l'ha realizzato e non ha senso imporre la propria visione delle cose... ci sono stati molti ragionamenti con Claudio su questo quadro (specialmente sulle montagne completamente bianche), e sistematicamente entrambi eravamo portati a chiudere il discorso con la medesima frase: "Ehi, il quadro è tuo, decidi tu!": questione di prospettive! 
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Un altro anno è passato, dunque. Sono gli appuntamenti fissi che più ci trasmettono il passare del tempo, quelli che diventano una abitudine consolidata, quasi un rito. Che ne so... i fuochi d'artificio per la festa patronale della mia città natale, il calcio d'inizio dei mondiali di calcio, e (ma si!) pure la festa di compleanno del Roma a Clusone, anche se per me è una tradizione abbastanza... giovane. 
In realtà non ci sarebbe molto da dire... è una festa. Si ingurgitano cibi & superalcolici, si spara inflazionatissima musica dance/commerciale e si chiacchera del più e del meno, andando a caccia di amenità varie... Però allo stesso tempo è un appuntamento particolare: fermarsi a dormire in questa baita accogliente e calda (caratteristica quest'anno più che mai gradita) in mezzo alle montagne dà una sensazione di fuga dalla routine e di... isolamento. Piacevole.
E poi per me Clusone significa... chitarra! Non che si faccia niente di particolare o che si arrivi con qualcosa di preparato, però rimane un appuntamento fisso. Quest'anno ci siamo impossessati - su iniziativa del Bertax - del dormitorio al piano di sopra (per la gioia di quei due o tre asociali che pretendevano di poter dormire già a mezzanotte, ma dico io...) ed è stato bello vedere come piano piano quasi tutti ci abbiano raggiunti, trasferendosi dal dancefloor del piano di sotto... potenza della musica dal vivo! 
Confesso però che il mio momento preferito è la domenica, quando ci si risveglia con tutta calma e c'è quell'atmosfera tranquilla di strana familiarità, derivante dal semplice fatto di aver dormito una notte sotto lo stesso tetto e di essere tutti alle prese con i postumi di una serata non esattamente salutistica! Mi viene in mente lo spot del nescafè (no,non quello della tipa che incolla il fazzoletto alle labbra dell'altro, quello più vecchio, che temo fosse di Muccino), mi sembra che possa rendere l'idea. Succede poi che si parla più facilmente, si fa veramente conoscenza, cosa che è difficile fare con la bocca piena e il costante unz-unz dello stereo in sottofondo...
Anche in questi frangenti, inevitabilmente la chitarra spunta fuori come una calamita... e mentre alla sera prima si è indugiato inevitabilmente sulle cose più orecchiabili e caciarone (Vasco su tutti), la domenica è il momento giusto per suonare un po' più per se stessi, sfidando il gelo sulle mani e lasciando andare gli occhi sulle montagne intorno.
Credo che le due foto che mettano qua riescano a rendere il "bello", diverso ma complementare, di queste due diverse situazioni.

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Caro Blog,
è mezzanotte passata da un po' e me ne sto seduto al mio posto in Banca. C'è un rilascio che sarebbe dovuto essere martedi prossimo, ma che forse sarebbe stato spostato a giovedi e che invece è stato deciso ieri sera (al bar) di fare oggi, anzi ieri, a questo punto. Cosa ci sto a fare qui, sono sincero, non lo so. Stiamo qui, aspetto che milioni di record si spostino, poi farò un controllo sommario e scazzatissimo e, in perfetto stile uomo Del Monte pronuncerò il fatidico "si", nel deserto dell'open space, o in alternativa un più prosaico "...peccato!". 
Pensare che oggi avrei dovuto andare via presto: ho una ruota bucata da portare dal ciclista (ma si chiama così? ma il ciclista non è quello che ci va, in bici? boh...), un gatto da portare dal veterinario, una piscina troppo trascurata, la spesa da fare, mille altre cose. E avrei voluto dormire anche un po' di più, è tutta la settimana che faccio ore piccolissime e per giunta domani mattina arriva Claudio... c'è da dipingere l'affresco coi gattini sopra gli appendiabiti e - ma lui non lo sa ancora - se facciamo in tempo gli faccio pure disegnare un geco in un angolo opportunamente scelto, come si dice nei problemi di geometria.
Poi via a Clusone, a festeggiare il compleanno del Roma. Mi spiace che non vengano persone (e penso in particolare a una, che mi ha mandato una mail con una frase molto bella, e troppo generosa) che per un po' sono state "lì lì" , ma che alla fine non hanno potuto. Però mi piace molto la prospettiva di andar su con Claudio e le nostre chitarre, e i djembé, a fare un po' di musica... l'anno scorso stavo ancora cercando di capire se aveva un senso andare in giro con la chitarra, adesso è passato un anno, dubbi ne ho moltissimi di meno e insomma, non mi interessa mettermi lì a fare un qualche "concerto" come volessi farmi vedere, però sarei contento di vedere che in un anno qualche progresso si è fatto e che mentre alla festa precedente ero riuscito a stento a mettere insieme tre canzonette leggendo gli accordi, questa volta si va più spediti.
A proposito, mentre ero in giro per la rete a cercare gli spartiti di qualche canzone un po' "leggera", da poter far cantare a tutti, mi sono imbattuto (in un newsgroup) in questo messaggio, che non c'entra un cazzo, ma che riporto qui, perchè a suo modo, se ne stà ai confini della realtà, esattamente come questa serata:
Salve, ho trovato in un mercatino un vecchio violino... ma non riesco a fargli emettere alcun suono! Cosa devo far scorrere sulle corde? Il crine o il legno? Quanto devo premere? Scusate l'ignoranza ma pensavo che fosse più semplice, magari anche a farlo stridere... ma questo muto è!
E intanto si è fatta l'una.
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Un film "di attori", come molti (tutti?) i lavori di Pupi Avati. Si dice così e si rischia di mandare un messaggio erroneo: che il regista non conti, che la sua mano venga fatta sparire dalla forza carismatica di chi sta davanti alla macchina da presa e si carica sulle spalle il compito di tenere insieme il film. Ma gli Attori uno non se li trova serviti su un piatto d'argento: saperli scoprire e valorizzare, saper costruire intorno a loro una sceneggiatura, farli rendere al massimo delle loro possibilità... questo è un merito di chi il film prepara e dirige. E quando si pensa alla storia degli Avati (perchè spesso nelle scelte di casting c'è lo zampino del fratello produttore) e vengono in mente Carlo Delle Piane, Nick Novecento, il primissimo Abatantuono de-terrunciellizzato, e tante altre scommesse... da Encontrada a quest'ultima di Katia Ricciarelli... evidentemente non può essere solo fortuna, c'è un talento raro nel percepire e immaginare gli attori giusti al posto giusto, guardando oltre le apparenze e le gerarchie consolidate. "La Seconda Notte di Nozze" è il film "italiano" che si vorrebbe sempre vedere, la parte peculiare della nostro cinema: lontano dalla mentalità hollywoodiana in stile Muccino, ma anche dalle ruffianate italiote alla Pieraccioni, per non parlare delle varie "Vacanze di Natale" e relative propaggini. E pensando al divertimentificio dei Vanzina, diventa ancora più meritevole il lavoro di Albanese in questo film: mentre i vari Boldi e DeSica non riescono a staccarsi dal loro macchiettismo, qui una volta di più si ha la conferma di un Albanese capace di cambiare registro... "CettoLaqualunque" in tv, ma anche attore drammatico con i fiocchi (in questo film, ma anche in altri precedenti lavori, va detto), crea un personaggio decisamente memorabile, sorta di "scemo del villaggio" considerato da tutti poco più che un bambinone a causa della malattia mentale (ma soprattutto dell'elettroshock subito) e che finisce per finisce col dare a tutti una lezione di integrità e di vita. Mi è piaciuta molto la sobrietà con cui la storia è raccontata, il modo con cui viene inserita nel contesto storico.... oppure anche in questo caso insorgeranno gli stessi che hanno criticato l'ultimo Benigni? Per forza la guerra deve essere mostrata attraverso corpi dilaniati e urla e lacrime, altrimenti si passa per animette belle?
E credo conquistino soprattutto i dialoghi, per come giocano sul contrasto tra le forme manierate e reticenti che danno il sapore dell'epoca e le tempeste emotive che vivono i protagonisti. Insomma, Avati tira fuori dal cilindro una storia certamente esile, che vive del delicato equilibrio tra un riuscito romanticismo (tenero ma mai stucchevole e anzi volutamente antiretorico, come nella scena in cui Albanese legge e rilegge la "fatale" lettera) e una sorta di "tensione" che percorre tutto il film, una riflessione mai invadente e moralistica sui confini tra bene e male, sogno e ragione, coerenza e meschinità. Inappuntabili scenografia e fotografia: da "I Cavalieri che fecero l'impresa" in poi, Avati ha ripreso il gusto per gli spazi aperti, anche se rimane pur sempre un regista da primi piani e particolari rivelatori (per me rimarrà sempre "quello di Regalo di Natale"...). Convince assai, infine, il sonoro in presa diretta che valorizza il lavoro del cast, nel quale non si possono non segnalare le irresistibili sorelle zitelle!
[Visto mercoledi 16/11/2005 al cinema Anteo (Sala 400), secondo spettacolo, poco pubblico, poltrone niente niente male: a proposito, devo confessare un momentaneo cedimento di abbiocco...]
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Annosa scocciatura: si è creata, una classica tabellina di look-up "codice-descrizione" o comunque una qualche tabella con dati relativamente statici, che bisogna dotare delle informazioni previste in fase di impianto (il fantasioso e meticcio gergo informatico parla in questi casi di popolare). Il tutto ovviamente tramite script che possa essere inviato a chi di dovere/archiviato/rieseguito in caso di necessità. Tradizionalmente ognuno si arrangia come ritiene, con esportazioni, passaggi intermedi su Excel, riscritture a manazza nel caso le righe siano pochine. Ringrazio Takis per avermi segnalato una simpatica procedura che fa per noi (e in modo decisamente meno incline agli errori) questo "sporco lavoro". Qui c'è il codice completo con commenti & esempi. Naturalmente copyright, gloria & onore e i miei complimenti vanno a Vyas, che l'ha scritta.
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Non lo posso negare, difficilmente un programmatore è portato a considerare la propria... fallibilità. Si fanno scorrere le righe del proprio programmino (o programmone) e tutto sembra sorretto da una logica implacabile e senza scappatoie, ogni caso previsto, ogni eventualità considerata. Naturalmente non è mai così. E se poi ci mette lo zampino Mr. Murphy con le sue leggi, la situazione può anche farsi dannatamente delicata. Quel che è peggio, quando viene segnalato un errore spesso non si ha la più pallida idea della causa ( "non era tutto a posto?" ) e quindi la priorità è una sola: prendere tempo, con ogni mezzo. 
Queste "risposte da programmatore", che una mano pietosa ha raccolto, andrebbero stampate e tenute in bella vista sulla scrivania di ogni programmatore, in modo da garantire una battuta pronta anche nel caso delle "peggiori" telefonate (tipo: megadirettoregalattico furibondo). Garantisco che sono, quando non vere, assolutamente realistiche.. io stesso ne ho usate almeno la metà, almeno una volta. Le mie preferite sono la uno (un classico!), la nove (mediamente fa guadagnare almeno mezza giornata) e la sedici (sfacciatamente geniale). Non credo siano in qualche particolare ordine, però va detto che l'ultima è, per come la vedo io, veramente la "risposta della disperazione", l'ultima spiaggia... anzi no, forse ne esiste una variante ancora più infima: "sulla mia macchina si compila". 
1) E' bizzarro... 2) Non l'ha mai fatto PRIMA. 3) IERI funzionava 4) Com'è possibile? 5) Deve essere un problema hardware. 6) Che cos'avete fatto di SBAGLIATO per farlo inchiodare? 7) C'è qualcosa di STRANO nei vostri dati. 8) Non ho modificato il codice QUESTA settimana! 9) Avete la versione sbagliata. 10) Questa è una coincidenza SFORTUNATA. 11) Non ho testato TUTTO ! 12) QUESTO non può essere la fonte di QUELLO. 13) Funziona, ma non è stato PROVATO . 14) QUALCUNO ha modificato il mio codice. 15) Avete fatto un controllo dei virus nel sistema? 16) Anche se non funziona, PUO' ANDARE BENE ?!! 17) Non puoi usare QUESTA versione sul tuo sistema. 18) PERCHE' volete fargli fare quello ? 19) Dove ERAVATE quando il programma si è bloccato? 20) Sulla MIA macchina funziona.
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Teoricamente questa conversazione (e molto di più) è andata in onda stamattina verso le settemezza su Rainews 24, tramite satellite ma anche su RaiTre. Nel dubbio che qualche "provvidenziale" intervento abbia fatto saltare l'appuntamento, faccio il possibile nel mio piccolo affinché queste cose si sappiano. Se invece è andata in onda, è giusto che in questo diario resti l'annotazione che è accaduto oggi. Pare che oggi ci sia uno sciopero dei giornalisti, quindi niente aggiornamenti sul web e io a quell'ora ero in lotta con la voglia di restare a letto, e anche se quando mi alzo è proprio RaiTre che di solito mi fa compagnia durante la colazione... c'è una piccola oasi di televisione respirabile, con Rai Educational di Minoli (personaggio discutibilissimo, ma non stupidp e poi a confronto con i nani del nostro tempo, anche i giornalisti così-così degli anni '80 sembrano dei fari di obbiettività...). Visto che ho il lusso di poterlo fare, preferisco arrivare in ufficio un po' più tardi dell'ora canonica e concedermi una colazione come si deve, una strofinatina al gatto e appunto qualche spezzone di televisione guardabile. Bisogna prendere il bello dove lo si trova, accontentarsi di pochi spunti... magari basta anche una canzone che mi piace messa in sottofondo e insomma c'è la sensazione di non aver inglobato la solita merda catodica. Oggi c'era la prosecuzione di un interessante - anche se un po' confusionario - reportage in tre parti sulla storia recente della CIA... Iran-Contras, Afghanistan, eccetera. Il che porta decisamente non troppo lontano dal tema dello scoop di Rainews: raggiri, bugie, depistaggi, ipocrisie.
MARINE: VOCE MASCHILE: JEFF EGLEHART (EX MARINE) "Ero in missione a Fallaujah all'interno della ranger zone. Ero a 150 metri da dove si svolgeva l'attacco. Abbiamo ricevuto l'ordine diretto che qualsiasi individuo che camminava o si muoveva era un obbiettivo.".
Domanda voce maschile: È vero che avevate ordine di sparare anche a ragazzi di dieci anni?
Risposta marine: "Quando siamo arrivati in irak c'era uno Standard di combattente : dai 18 ai 65 anni , ma quando siamo giunti a Fallujah il targhet è sparito perché effettivamente in città c'erano ragazzi di 10 anni che usavano il mitra"
D: A suo figlio cosa racconterebbe della battaglia di Fallujah ?
Risposta marine : "Che è stato un genocidio, è stato bombardato tutto il bombardabile. Non è stata una guerra ma un omicidio di massa"
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Quando si dice una mente naturalmente incline al cazzeggio. Un'amica si lamenta che non ne può più di sentirsi tirare sistematicamente in ballo la figura del "padre famoso", reclamando una sacrosanta individualità e allora mi viene in mente di gettare nello stagno il sasso di un giochino: farsi venire in mente degli esempi di persone che hanno cominciato come "figli di" e a cui è capitato di far diventare il loro augusto genitore "padre/madre di". Si è scatenata un po' di corrispondenza che ha partorito qualche esempio notevole, ma che soprattutto è servita per affinare le regole.
La regola fondamentale è che non è sufficiente essere "figli d'arte", bisogna che il figlio arrivi a fare ombra al genitore, tanto da riuscire invertire il riferimento. Per dire, Cristiano DeAndre è tanto bravo e caruccio, ma non ci sogneremmo mai di definire Fabrizio come "il padre di Cristiano", il quale resterà pur sempre figlio di cotanto padre.
Altra regola importante sui figli d'arte. Il genitore deve essere "importante e famoso", al punto che per definire il figlio sia giusto sufficiente dire "è il figlio di..:". Ok che anche il padre di Valentino Rossi era motociclista professionista, ma presentando l'esordiente Vale come "il figlio di Graziano Rossi" non è che si sarebbe data 'sta gran informazione. Sempre per restare in tema, tutt'altra storia con Kenny Roberts jr.
Un'altra regola (ma più "morbida") dice che sarebbe preferibile staccarsi dalla notorietà effimera dell'attualità, per dare un giudizio distaccato: quando Giovanna Mezzogiorno ha fatto il primo film si è detto "che tenera la figlia di Mezzogiorno che si mette anche lei a fare cinema..." (lui, il grande Vittorio, era morto prematuramente da poco), adesso probabilmente molti conoscono Giovanna ma non sanno nulla di Vittorio, ma.. tra 30/40 anni... chi resterà negli annali del cinema?
Infine... una bella accoppiata è quella in cui entrambi si sono fatti conoscere nello stesso campo, ma non è necessario.
OK. Per adesso ho raccolto alcune "coppie" convincenti, che riporto qua sotto. Sarebbe bello avere dei commenti (anche voi la vedete in questo modo?) e soprattutto segnalazioni di altre coppie! 
Cesare e Paolo Maldini Tim e Jeff Buckley George e George W. Bush (personalmente non la vedo così, ma certo è un bel "caso" !) John Voight e Angelina Jolie Steve e Liv Tyler Kirk e Michael Douglas
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