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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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Ci sono, ci sono. E' che (dopo parecchie settimane di sostanziale noia) mi è capitato un periodo lavorativamente molto intenso. Non riesco davvero a "rubare" quei dieci minuti di tempo qui sul lavoro e quando arrivo a casa davvero l'ultima cosa di cui sento il bisogno è quella di accendere un qualsiasi pc e mettermi a digitare qualcosa. Ma a proposito, se qualche blogger mi legge... voi come fate, di solito? Scrivete dal lavoro o dall'università, mentre gli altri girano per sitarelli vari oppure avete un vostro blog-time casalingo?
Ad ogni modo, cosa da dire ovviamente ce ne sono a bizzeffe, però mi sembra giusto mantenere la natura di "diario" di queste pagine: cioè non è che siccome sono stato dieci giorni senza scrivere, adesso devo fare gli straordinari. C'è stato questo "buco"... amen, in fondo anche questo è un modo di raccontare cosa mi è successo, no? Esiste una famosa battuta, di fine anni '90, secondo cui il numero di mail che si smazzano ogni giorno è inversamente proporzionale alla quantità di "vita reale" che si ha per le mani... ora, premesso che non lo sottoscriverei... chissà se vale anche per i blog!
Comunque. Scrivo sull'onda di uno spunto piccolo piccolo, che certamente potremmo definire "spuntino". Alla fine è un consiglio: se vivete a Milano e volete farvi una rapida ed esauriente panoramica sulla stupidità umana, non potete perdere la "posta dei lettori" di Metro! E' fantastica! Pensare che ci siano in giro questi fior di imbecilli che si mettono lì con carta e penna o tastiera e si prendono il disturbo di esternare all'universo mondo il loro pensiero idiota, è un qualcosa che è quasi commovente. Ammesso, certo, che si riesca a superare l'innegabile momento di sconforto che viene pensando al nostro destino di specie disastrata e condannata ad una inevitabile (ed evoluzionisticamente parlando, benedetta) autodistruzione.
La perla di oggi (che invero rivaleggia con un'altra riguardante la frattura di Totti, di un populismo miope e becero assolutamente irresistibile) è di un lettore, presumo giovin, che vuole farci sapere che il curling è uno sport (?!?!) per bradipi, anzi o meglio: per sfigati. Che carino, quel poco di galateo che gli è rimasto appiccicato al mononeurone lo induce a non partire subito con l'artiglieria pesante, però poi non gliela fa , la Santa Veritade deve per forza fuggire dal seno. Morale: molto meglio lo snowboard, dove (aspettate che vado a rileggere...) "agilità e velocità portano emozioni forti e brividi sulla pelle". Uellà.
Il problema è: cosa dire a uno così imbecille? Voglio dire, la democrazia, il dialogo, lo studio si fondano sulla capacità di comprensione. Insomma se l'interlocutore "non ci arriva", è fiato sprecato. Siamo al, come si diceva in Donnie Brasco (giusto?) , chetelodicoaffare !
Insomma, servirebbe servirebbe mettersi lì con santa pazienza e spiegare al mononeurone in questione che vorrei intanto vorrei vedere lui a spazzolare con quell'energia mentre pattini avantendrè facendo attenzione a schivare le altre stone, altroche "bradipi": personalmente sarei morto e con le braccia a pezzi dopo cinque minuti?
Oppure provare a diradare le nebbie della sua ottusa miopia per fargli capire che il bello di quel gioco risiede nella strategia, nel gioco di squadra, nel think in advance che richiede di prevedere lo svolgimento di mosse e contromosse, in base ai turni a disposizione e come non bastasse prevede poi l'esecuzione perfetta della strategia individuata? Non servirebbe a niente, è ovvio. Mi rimarrebbe solo la curiosità di sapere cosa pensa il tipo di "robette pallose" tipo gli scacchi o lo scopone scientifico.
Quindi, dal momento che abbiamo ragionevolmente concluso che ogni commento di questo tipo sarebbe soltanto un frustrante rimbalzo sul muro di ogomma dei suoi limiti, non mi rimane che commentare con un (poco correct ma sacrosanto) : MA VAFFANCULOOOOOOOOOOOO!!!! 
Burp.
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Non lo so, gente. Una delle riflessioni che ho avuto dopo la visione di questo film è che forse parecchi di quelli che ne decantano le lodi non ha mai visto un film di Woody Allen... potrebbe essere che la bella coppia di giovin attori, messa in mostra da un trailer tanto ruffiano e fuorviante quanto ben realizzato (con pure la tipica vociona dello speaker italiano "da thriller"), abbia portato in sala molte persone che di norma avrebbero girato al largo da un autore percepito come difficile e palloso.
Perchè, gente, questo film è puro tipico Allen, nel bene e nel male, a cominciare dagli immancabili titoli di testa su sfondo nero: eccolo qua il dilemma morale, eccola qua la storia d'amore tormentata, ed ecco che spuntano certi stereotipati quadretti sociali... e naturalmente nel caso si desideri un dialogo serrato in interni, non c'è che da chiedere.
Detto questo, il film mi è piaciuto, ma proprio perchè a me Allen piace molto, anche se certo siamo lontani dalle vette del non troppo diverso Crimini e Misfatti (volendo lasciar stare le commedie). Quello che sicuramente mi ha colpito come segno di "cambiamento" è la giovinezza generale del cast, che certo non è una novità assoluta (ad esempio c'è stato il recente - e non memorabile - Anything Else, però insomma è inutile negare che in questo film Allen (o forse i suoi producers) ha cercato di togliere un po' di "polverosità" dal suo stile abituale. Operazione riuscita? Mah, tutto sommato si, anche se fa un effetto un po' strano pensare al nostro Woody che a settant'anni suonati si fa sorprendere ad indulgere in primi piani sapientemente illuminati dei corpi (davvero niente male, va detto) dei protagonisti e che ci risparmia davvero poco dei loro infuocati incontri. E gli va dato atto che tutto questo avviene senza comunque rinnegare la sua cifra stilistica di fondo: alla regia c'è il solito Allen preciso e pulito, a rischio di essere a volte un po' didascalico, ma direi che è bello così... quando ci vogliamo "divertire" abbiamo Tarantino & Co. a fare i funamboli con la cinepresa.
Non volendo essere frainteso, ci tengo a dire che quando si tratta del grande Woody Allen, divento iper-esigente: il film è bello e merita e va visto, però rimango francamente un po' perplesso per gli elogi sperticati che molti gli riversano, e appunto mi viene il dubbio che ci sia un generale "condizionamento" a parlare bene di questo film, che chissà perchè è venuto fuori nel momento giusto ed è stato venduto molto bene, per cui la gente ne parla, le sale si riempiono, il film entra di diritto nella lista delle cose "da vedere" e via fino a diventare quasi intoccabile. Invece a me è piaciuto, però non me la sento di parlarne come di un capolavoro, per dire.. se non vogliamo scomodare i suoi capolavori del secolo scorso, secondo me Harry a pezzi è ancora più bello. Due aspetti particolarmente negativi, però ci sono: primo, la recitazione dei due ("lui" non lo conoscevo, Scarlett mi ha francamente deluso) che veramente in quanto a pathos ed espressività si aggira dalle parti del minimo sindacale. E poi alcune ingenuità di sceneggiatura: fosse un vero thriller queste sarebbero imperdonabili, ma trovandoci a parlare di una (ribadisco, tipicamente alleniana) riflessione sulla sorte e i destini incrociati, il fatto di ipotizzare che uno possa prendere la gente a fucilate nel pianerottolo di un condominio senza far venir giù tutto dal casino comporta "solo" una mezza stellina in meno dal voto finale. 
[Visto il 29/1/2005 all'europlex Pioltello. Posti prenotati ma assolutamente perfetti, grazie anche alla - una volta tanto perfetta! - disposizione delle poltrincine in sala]
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Di ritorno prima di tutto a casa, dopo essere stato al Rolling Stone per vedere David Gray: incredibili dictu, sono stato uno dei dieci fortunati (e celeri) beneficiari di un biglietto omaggio di ViviMilano e quindi sono andato. Ma, così dice la ragazza-che-dovreste-conoscere mafanda (o come diavolo si fa chiamare qui su Splinder) sono di ritorno anche sul blog, al punto da "meritarmi" il suo bentornato. Per carità,ben accetto.. ma questo la dice lunga sugli effetti deleteri della blog-mania, specie sulle giovini enthusiast stile lei, che ha aperto bottega da pochi mesi e già ha prodotto la sua bella (bella davvero, sia detto per inciso) tonnellata di pensieri sparsi, e con invidiabile regolarità, per giunta. Bé... sia chiaro che rivendico il diritto di non vedere questa bene/maledetta finestra dell'editor di Splinder per qualche giorno senza per questo dover pensare al mio blog come ad un qualcosa in stato di abbandono (chissà se presto avremo anche un telefono di qualche colore per i blog abbandonati... o tempora! E stasera gira il latino, pazientate), perdindilindolina!
Uè Nanda... si scherza! 
Comunque torniamo al mio ritorno a casa. Prima di tutto si sappia che ho la luna un po' storta per alcune riflessioni personali sulla mia vita privata, che volentieri mi/vi risparmio, ma che comunque ruotano intorno a tre confusi contorti concetti concatenati che sono alla fine rimasticamenti mescalinici di una tradizionale colonna portante della nostra Sapienza: l'altaniano avere (o meglio, avere il dubio di avere) pensieri che non condivido. Sono un po' incazzato e non capisco bene se faccio male ad esserlo oppure se dovrei esserlo di più, con la conclusione (e qui ci sono tutto io, al 100% tipico magomerlano) che finisco per sentirmi in colpa perchè non mi sembra di essere sufficientemente incazzato. Non so capire se è un segnale positivo o negativo. Vabbè, chiusa parentesi.
E visto che di ritorni questo post deve parlare, torno sul concerto. Per segnalare che ero circondato dai più tristi personaggi che mi sia capitato di beccare ad un concerto, da un po' di tempo a questa parte. E se per miracolo (le vie di internet sono infinite) doveste leggere queste righe, sappiate che ce l'ho proprio con voi, che siete ricercati dalla Karma Police, perchè davvero avete passato il limite. Sei tu, spilungone che stava alla mia destra con la tipa evidentemente neo-circuita pronto al tenero abbraccio ma in paranoia di fronte alla possibilità di essere visto da un collega (soltii discorsi in stile questaèunacosasolonostra), e siete soprattuto voi, fans che eravate davanti a me, nettamente presi di più dalla vostra telecamerina che non dal concerto... e andiamo avanti così, facciamoci del male, insistiamo in questa perversione che ci vede ossessionati dal "poter ri-vivere" invece che del vivere intensamente la "diretta" di un fatto, quando ci siamo dentro.
E se ne parlo, è perchè durante l'ultimo pezzo, addirittura Gray si è messo a rimbrottare una tipa che continuava a urlare per i cazzi suoi (non so se fosse ubriaca o semplicemente idiota) con un bel "Won't you shut up!" infarcito di un gustoso corredo. Per dire che il pubblico dei concerti è sempre peggiore degli artisti che va a vedere, che ti illudi di essere in una temporanea oasi felice di amore per l'arte, riscoperta delle emozioni, sensazioni da condividere... e invece ti trovi circondato sempre dai soliti inevitabili buzzurri.
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