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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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Cosa posso farci, è successo. Se non mi sbaglio, l'ultimo film di Neri Parenti che ho visto al cinema è stato Scuola di Ladri e stavo ancora alla scuola dell'obbligo, per dire. Quest'anno però la trappola è stata ben congegnata: il ritrovo al multisala più multi che si possa immaginare (il 18 sale in Bicocca) mi ha illuso di poter convincere almeno qualcuno a puntare su The Prestige, ma la compagnia mi aspettava compatta con i biglietti già in mano, per cui mi sono dovuto arrendere. 
Adesso cosa devo fare, tagliarmi le vene per la vergogna? Ammetto invece che in qualche occasione (quante? diciamo che bastano le dita di una mano, ma non quella di un yakuzaro pasticcione con qualche falange amputata) ho riso davvero: per la cronaca, la mia gag preferita è quella del "non giovane" negli spogliatoi della squadra di basket. Si sa che la formula e gli ingredienti sono super collaudati e caratteristici: non credo esistano casi analoghi nel resto del mondo al nostro sottogenere "Film di Natale", anche se mi vengono in mente le serie americane di Zucker & Zucker, quelli della "Pallottola Spuntata"...
Tutto ciò per arrivare a dire che, certo, è una fesseria che ha senso vedere solo in occasioni così particolari, con la panza ancora così piena di pietanze natalizie da non poter reggere la visione di alcunché di più impegnativo. Insomma, risata di natale approvata, purchè non si perda la prospettiva sulle cose... stiamo comunque parlando di un filmaccio mal recitato e cafone (il prossimo del cast che sento dire in tv che non si tratta assolutamente di un film volgare, gli mando una testa di cavallo mozzata via corriere espresso). D'altra parte abbiamo tutti qualche conoscente simpaticone grandioso per una sera di becere risate, ma assolutamente inadeguato per qualcosa di più e di diverso, non è vero? 
[Visto al multisala Bicocca 18, in sala 3: decisamente sprecata per tutto ciò...]
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Nel pensare a come "riattaccare" il blog dopo la pausa natalizia mi sono detto: cosa c'è dimeglio, dopo le presumibili abbuffate, di ripartire parlando di cibo? 
A dire il vero, la ricetta è un po' anomala rispetto all'idea che mi ero fatto per questa "serie", dato che il piatto non è niente di particolare e non prevedo neppure di replicarlo. Lo voglio ricordare soltanto perchè è nato semplicemente raccattando le varie cose che stavano finendo, "maturando" troppo, eccetera, insomma è stata una sorta di "ricetta spazzino" che ha generato un certo ordine nella credenza (notare i due tipi di pasta diversi...) e creato un salutare spazio nel frigorifero. Insomma, sto scoprendo che è anche divertente farsi guidare dalla "necessità" del momento, provare a ingegnarsi un po' e vedere cosa esce fuori. In questo caso (e per farla breve) ho cominciato col solito soffrittiello di cipolle, cui poi ho aggiunto il carciofo tagliato(siccome ero solo e non me ne serviva tanto, mi sono concesso il lusso di togliere le foglie più esterne prima di farlo a julienne). Poi, nel mentre che cuoce la pasta al dente, aggiungo in padella un paio di pachini tagliati a spicchi, bagno con del vino bianco, un sospetto di pepe nero e all'ultimo faccio scendere la passata di pummarola. A questo punto, ci ho spadellato per bene la pasta scolata, avendoci prima grattuggiato sopra un po' di pecorino.
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Se qualcuno (o anche gruppi!) dovesse ancora farmi un superregalo di Natale e fosse disperatamente a caccia di idee... qualche suggerimento... 
Un theremin. Avete presente quello strumento che funziona col campo magnetico e che si suona muovendo nell'aria un boccetto di metallo? Fantastico, mi da la sensazione di rappresentare in modo "fisico" la musica, come il pianoforte. L'ho visto suonato (da "Megahertz") ad un concerto di Morgan e mi ha conquistato e noto che lo stanno adottando tanti di quelli che valgono (ce l'ha anche Vinicio, per dire).
Un biglietto per il concerto di febbraio di Sting. Per cercare di uscire con uno straccio di faccia dal pantano del concerto di settimana scorsa (qualche centinaio di posti di cui 2/3 riservati ai "soliti noti" e gli altri distribuiti semi-clandestinamente al pomeriggio) la giunta organizzatrice aveva promesso un concerto "riparatore" da tenersi presto. Detto fatto, il concerto è già organizzato e ufficializzato: piccolo particolare, si va dai 63€ dei posti più scadenti, a salire. Io per principio non me lo compro, ma se me lo regalate ci vado. 
Una giacca di pelle. Non ne ho mai avute e ho il sospetto che mi potrebbero piacere.
I barattoli della pasta Guzzini. Troppo belli, per fortuna li ho scoperti prima di investire pesantemente degli anonimi barattoli grigi dell'IKEA.... mi raccomando: col tappo arancione.
L'ultimo di Nick Hornby. La raccolta di saggi sul leggere, dico. Come al solito anche quest'anno ho applicato la moratoria sugli acquisti di cd libri dvd durante il mese di dicembre, perchè di solito mi arriva sempre qualcosa. Se nessuno provvede non c'è problema: ci penso io a gennaio. Nel frattempo sto rileggendo Alta Fedeltà.
Passatevela bene, mi raccomando.
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Spadellavo preso dai fusilli ai carciofi, ieri sera, e in sottofondo mi arrivava la delirante discussione di ottemmezzo sul "caso Welby" (che già il fatto che mi/ci inducano a parlare di "caso" è una roba schifosa). Sarà stato forse il retaggio dei lunghi anni passati nelle aule di Legge o la concentrazione rivolta quasi per intero al soffritto, ma sta di fatto che per un po' mi sono fatto irretire da costoro (tra i quali il Prof. Umberto Galiberti che mi pare niente più che una sopravvalutata Casalinga di Voghera) e mi sono attorcigliato nella matassa di lana caprina del suicidio assistito (reato), dell'omicidio di consenziente (reato), dell'accanimento terapeutico (deontologicamente discutibile), del rifiuto del cure (diritto), dell'omicidio bello e buono tramite sedativi (reato, cà va sans dire).
Che, diciamolo, è anche una schopenhaueriana "distrazione" per sfuggire al peso del nudo fatto e della sua drammaticità, lasciandolo sullo sfondo, come semplice spunto di un esercizio a suon di sofismi.
Fortunatamente a un certo punto mi sono ripreso e mi sono ricordato di quello che penso: che se uno non ha neppure il diritto di decidere se e quando vuole morire senza che la RosiBindi o il Maroni di turno abbiano la presunzione si scassargli la minchia, la nostra libertà individuale è davvero gran poca cosa.
Dovrebbe essere così semplice, dato che non invado la sfera di libertà di nessun altro se non la mia, decidendo anzi del bene unico e più prezioso di cui dispongo, la mia stessa vita. O la libertà che ci viene garantita dalla Costituzione è solo quella di scegliere tra i Pacchi su RaiUno e Bonolis su Canale5?
Nel frattempo stamattina m'è toccato sentire quel brillantone di Polito (ex Repubblica, senatore dei DS) sostenere che per lui non esiste un "diritto alla morte"... Che vogliamo farci, ci faremo tutti firmare una liberatoria dal dottor Polito, al momento del bisogno.
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E' ufficiale, dopo un autunno passato a Pandinopoli, me ne torno a lavorare a Milano centro. Ricambiano le abitudini: purtroppo niente più Volo del Mattino in macchina, in compenso potrò finalmente rileggere un giornale ogni tanto (che alla sera a casa è già grasso che cola se si riesce a finire un romanzo in un mese, al ritmo di qualche pagina a volta, con immancabile assopimento fulminante"). Torneranno delle pause pranzo decenti, ma anche il guardare fuori dalla finestra e vedere il traffico cittadino invece di questo lungo prato. E finalmente potrò darmi da fare per andare a vedere un po' di cose interessanti, qualche showcase delle 18.30 alla Fnac, che ne so. E so che mi ritoccherà la giacca&cravatta sistematica, ma questo non mi dispiace più di tanto: ho deciso che ho fatto troppo quello "alla mano" in questi mesi e siccome 'sta gente resta convinta che l'abito faccia eccome il monaco, userò anche questo mezzo per ristabilire un minimo le distanze. Insomma, sono contento. Molto precario, ma contento. 
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Adesso che è passato qualche tempo (e che ho troppo sonno per ipotizzare di scrivere qualcosa di più vagamente creativo), vorrei recuperare un commento che mi è rimasto sospeso in gola nei giorni scorsi, a proposito dei famosi "fischi a Prodi".
Premetto che (1) dicendo che neppure a me Prodi fa impazzire mi candido con autorevolezza ai prossimi campionati mondiali di eufemismo e che (2) quando si viene immortalati da un'istantanea mentre ci si dimena è facile, anzi probabile, assumere espressioni ridicole inebetite e quant'altro si voglia.
Ok. Detto questo, rimane il fatto che a fischiare Prodi sono stati questi qua. Il mio preferito è il tipo che per protestare contro la Finanziaria e il Governo si atteggia come fosse a un concerto dei Depeche, ochiali a goccia e cornazza (yo!) in bella vista; al secondo posto c'è quello, sulla destra, che manifesta la sua indignazione con macchina fotografica in mano. A completare il podio (dopo risicato ballottaggio con il tipo con il poster in mano) il signore con camicia slacciata e catena al collo che mi pare incarni alla perfezione un certo "tipo" italico e che mi colpisce per lo sguardo, dal quale si capisce il profondo coinvolgimento emotivo che lo guida. Da premiare fuori concorso il tizio sgamato in primissima fila che se ne fotte di protestare e sorride soddisfatto in camera, tipo foto-ricordo da matrimonio.
Sicuramente persone degne e magari simpaticissime, ma se io fossi l'ufficio stampa di Prodi questa carta me la giocherei, perchè questo volemose tutti bbbene trovo che abbia fatto il suo tempo, e io personalmente ne sono stato influenzato proprio in questo senso: se questi tizi, con la loro superificialità, sono i portavoce dei valori e del modo di stare al mondo di quelli che contestano il governo, allora è bene stare con il governo, magari turandosi un po' il naso...
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Leggo sul blog della Fran di Mirkuz che fa meowr (che però dal commento lasciato pare in realtà fosse piuttosto maoowh) e insomma finisco su uno dei blog (pardon, sglaps) della thurs che parla di un annuncio di lavoro under the madonnin, pubblicato su macchianera. Mi leggo questo annuncio che si atteggia a informal-sgamato-nonsentichearianuova e che invece mi cade con tonfo dopo poche righe, affermando ineffabilmente che di telelavorare non se ne parla, dato che il lavoro richiede "l'interazione con le altre persone che si dedicheranno al progetto".
Estikazzi.
Trovo del tutto sconfortante pensare che un annuncio che nasce in questo contesto (pubblicato su un blog e volto a cercare una persona che lavori su e con il web) e ci tenga a presentarsi "dinamico" e "moderno" faccia propria una simile mentalità. Se questo è il loro modo di ragionare, prima di convincere gli istituti finanziari e le grandi industrie per le quali mi tocca di lavorare che invece si può fare eccome, e con soddisfazione di tutti...bo penso ci vorranno un paio di generazioni! 
Postilla: volevo mandare un commento ma non ci si riesce pare per il troppo traffico. Molto, ma molto, bene. Che devo fare, lo incollo qui a imperitura memoria:
Curiosità: ma la convinzione che "l'interazione con le altre persone che si dedicheranno al progetto" non sia possibile per via telematica, da quale tipo di ragionamento (o esperienza) discende? Ma sì, continuiamo a fare i lemmings in tangenziale ancora per qualche anno, dai.
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Niente paura, cercherò di tenermi lontano dalla tendenza allo sbrodolamento che di solito mi assale quando parlo dei film che sono stato a vedere. In questo caso, nel caso di questo docu-movie che vi invito caldamente a vedere noleggiare scaricare con eMule comprare tramite www.climatecrisis.org , vorrei limitarmi a qualche pensiero di contorno, che facevo ieri mentre uscivo dallo Spazio Oberdan e scarpinavo lungo il vetrinaio di Corso Buenos Aires (nomen omen).
[Il film mi è piaciuto e bon: è inevitabilmente didascalico, un po' confusionario, ma d'altronde cerca di riassumere un problemone micidiale in novanta minuti, va giustificato]
La prima cosa che pensavo è: incredibile immaginare che una persona come Al Gore (non un genio e non un santo, semplicemente una persona per bene con un livello decente di saggezza e comprendonio) sia andato vicino tanto così a diventare US President, sei anni fa, peccato che GW Bush abbia per un peeeeelino vinto il conteggio in Florida dove, casi della vita, governava il fratellino Jeb. Il pensiero di come sarebbe potuta andare diversamente in tante cose, certo in Iraq ma anche per il protocollo di Kyoto e tante altre piccole grandi cose, fa venire quasi le vertigini.
L'altro pensiero è che quando ci si ferma a considerare la tremenda complessità dell'ecosistema e il livello di perfetto bilanciamento che aveva raggiunto (ad esempio, ieri ho "imparato" una cosa ovvia a cui non avevo mai pensato: che il ghiaccio sul polonord è importante perchè funziona da specchio, riflettendo i raggi solari invece che farli assorbire dall'acqua, che si riscalderebbe molto di più) si diventa non dico ferventi credenti, ma sicuramente si deve ammettere di avere avuto perlomeno un bucio di culo non indifferente: ci sono un casino, ma un casino, di cose che voila si incastrano alla perfezione, il cacio sui maccheroni. E noi stiamo sputtanando tutto.
L'ultimo pensiero, psicolosociologico (uellà..!) è che a livello collettivo siamo tutti convinti che Qualcuno Prima o Poi in Qualche Modo risolverà la faccenda. Siamo convinti che i nostri governanti, per quanto incapaci miopi e corrotti, sappiano tenerci alla larga dal Grande Casino, come d'altra parte è sempre successo finora. Vedo che le persone faticano a realizzare che questo momento è davvero davvero davvero, decisivo e che è davvero davvero davvero necessaria una urgente inversione di tendenza. Invece no, siamo tutti d'accordo nel pensare sinceramente omacchebruttacosa però c'è poi un istinto dentro di noi che ci rassicura, in qualche modo... tutto si aggiusterà. E' che oggi noi qui in Occidente stiamo tutto sommato bene, chi lo nega. E purtroppo quando il guaio sarà sufficientemente tangibile davanti ai nostri occhi per essere ineludibile, sarà per definizione troppo tardi.
[Visto allo Spazio Oberdan per la rassegna Desert Nights, 11/12/2006]
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A quanto pare la temuta Parassitaria del Cazzo prolifera in parecchi ambienti lavorativi, ho avuto già due o tre conferme di avvistamenti da altre persone (ahimé principalmente via chat, i commenti come al solito languono e il mio assurgere all'empireo delle blogstarz è di consguenza ulteriormente procrastinato), ragion per cui mi concedo un rapido aggiornamento, altro piccolo assaggio di cronaca in diretta. Giusto poco fa, poco prima che andasse via quindi, le ho teso questo assstuto tranello:
Io: Ok, essendo le cinque e un quarto direi che posso tranquillamente...
PdC: (speranzosa di solidarietà, dalle 14:40 ripete che non vede l'ora di andare a casa) ...levare le tende?
Io: No, lavarmi i denti dopo il pranzo, non ho ancora avuto tempo! (che è casualmente ed eccezionalmente sad but true)
PdC: (scandalizzata e delusa) abbè!
Lo so, sono scherzetti crudeli e puerili, però ho avuto una giornata non particolarmente esaltante, mi si perdonerà. 
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O ma sta nullafacente assenteista del cazzo la finisce di parlare al telefono con parenti, amici e gente varia, tutto a spese della società, a volume del tipo "ti sto parlando con un telefono, ma faccio finta che siamo da un capo all'altro della stanza " ? Ma se non hai veramente nientenientezero da fare... non potresti limitarti a navigare su Internet? E invece no, sta qua a dispensare le sue chiacchere (in altri termini, il vuoto pneumatico comunicato con confidenziale spigliatezza) in semi-dialetto bergamasco, ma con un bel "minchia" come intercalare: ah la bellezza del melting-pot!
Quasi quasi le chiedo se per caso vuole una tazza di te, o un biscottino... se fossimo colleghi l'avrei già massacrata, credo. Sono timido e mansueto ma vi giuro che questa ha una sfacciataggine che fa passare qualunque remora! Io sono un notorio cazzeggiatore ma perlomeno non infastidisco gli altri e abuso di pc e telefono ampiamente entro i limiti della normale decenza.
Momento di sincronicità: prioprio mentre sto finendo queste righe, chiude la mezz'ora dell'ultima telefonata. Sto per gridare al miracolo, quando realizzo: sta uscendo, deve andare dal dottore.
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