La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto.
 
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tramandato ai posters alle 22:10 del 14/02/2007 | commenti | fastidi | permalink

Ma guarda un po' che combinazione. Lunedi mettono in vendita i biglietti per la serie di concerti di Vasco, che però sono a Giugno, quindi tra un bel po'. E cosa mi fa MTV la sera stessa? Ma un bel "A Night With" con Vasco, ovviamente, dove (ma questa è la natura del programma, o del format se preferite,quindi niente da dire) si travalicano spesso e volentieri i confini dell'agiografia. E cosa fa la nostra MTV quando si tratta di farci sentire qualche bella canzunciella del Blasco nazionale? Ci fa forse vedere i costosissimi video anche d'autore (ricordo un Polanski per Gli Angeli, se non erro) che ne costituiscono la ricca filmografia? Ma va là! Naturalmente ci becchiamo delle fantastiche riprese live from SanSiro, come per dire: ciò che è stato, tornerà ad essere. Magari un po' più afono, scimmiesco ed ansimante, ma tornerà ad essere.

Che poi magari sono mie immotivate suggestioni da complotto, e magari è il contrario cioè MTV che sale sul carrozzone di Vasco, però a me sta cosa ha fatto innegabilmente un poquito schifo, vedere per l'ennesima volta che dietro sorrisi e finti entusiasmi sguazza un cinismo imprenditoriale dei più biechi. Insomma non so che cazzo sto dicendo, però se queste sensazioni nemmeno posso metterle nemmeno sul mio blog, che per giunta è votato al mugugno, allora che lo terrei a fare?

PS: Naturalmente questo non toglie che noi domattina alle 9 si starà li come lemmings a tentare di catturare gli agognati biglietti per la seconda serata, che Sua Vaschità ha graziosamente concesso!

 

tramandato ai posters alle 23:23 del 12/02/2007 | commenti (2) | ricettacolo | permalink

Bè le bruschette "classiche" sappiamo bene tutti come sono fatte. Queste sono una piccola variazione, anzi una grossa variazione, se magari facciamo nostra la teoria che l'essenza della Vera Bruschetta è l'aglio spalmottato sul pane e poi lasciato intero a bagnomaria nel pomodoro. Qui stiamo parlando praticamente di una specie di "pizza" però preparata sulla fetta di pane, diciamo così. Sinceramente non mi ricordo da dove m'è venuta l'idea, però sono sicuro di averla partorita in autonomia, non di averla letta o vista in tivu o simile, come mi accade molto spesso. E' altrettanto sicuro che poi l'ho invece vista nero su bianco in una enciclopedia di cucina (sapete quelle robe che ti regalano il primo numero per farti venir voglia, come le caramelle gli spacciatori... ma sta cosa delle caramelle e gli spacciatori c'è sempre? voglio dire, a me la spacciavano quand'ero bambino e cominciano ad essere passati un po' di anni, magari s'è cambiato soggetto). Diciamo allora che mi sento come uno di quegli inventori che isolati dal mondo giungono indipendentemente alle stesse invenzioni, ecco. Comunque io le faccio così, le mie Bruscapizze.

Prima cosa, è essenziale la Ciabatta della Esselunga. Oddio magari essenziale proprio no, ma dopo molte prove, devo concludere che è l'imbattuta, ha quella fragranza chimica che è perfetta. Ok, fate dunque la Ciabatta Esselunga a fette,  che inumidite con un filo di olio d'oliva, dopo averci butttato sopra una manciata di sale. Dopodichè in forno, a 180 gradi. Accorgimento importante, perchè il resto cuoce molto meno rispetto a quanto ci mette il pane ad incrocantirsi per bene.

 

Ok, nel frattempo che il pane si abbrustolisce, noi abbiamo preso una buona mozzarella e la facciamo a cubetti. Tiriamo fuori il pane (che, dimenticavo, abbiamo spampinato su una comoda teglia) e ci piazziamo sopra la mozzaridda, evvvvvvia di nuovo subito dentro il forno.

Insomma si fa a strati, tutto cosi, che adesso tocca al pomodoro e si procede esattamente allo stesso modo.

 

Il pomodoro richiederebbe una lunga trattazione, a voler essere precisini. Tanto per cominciare viene decisamente meglio con i ciliegini. Poi, per fare un lavoro ben fatto, bisognerebbe togliere da ogni mezzo ciliegino i semi e il liquido: il liquido è bastardo perchè ovviamente in forno diventa rapidamente centomila gradi e mangiando si rischia di trovarsi in bocca un fiotto di pomodoro bollente, e non è esattamente il massimo.

 

 

Avrete certamente intuito che una volta disposto il pomodooro si ritorna in forno, non prima però di avere asperso una generosa dose di origano ed eventuali altri ingredienti aggiuntivi (ricordatevi che l'approccio è pur sempre quello di una pseudo-pizza). Personalmente mi sgaruppa alquanto aggiungerci del tonno, ma fate voi olive,acciughe,funghetti, quello che volete.

 

 

E niente, si lascia in forno quello che serve e a seconda dei gusti... personalmente, se anche il pane diventa bello bello abbronzato non mi dispiace. Un indicatore importante è la fusione della mozzarella, che la mozzarella beige rinsecchita non piace a nessuno, però occhio che in questo caso serve valutare quando aggiungere i pomodori, piuttosto che non decidere l'uscita finale dal forno: che il pomodoro un po' deve cuocere e se per disgrazia la mozza vi è già troppo avanti, sono guai difficilmente rimediabili. Naturalmente, vinello bianco vivace.

tramandato ai posters alle 15:02 del 01/02/2007 | commenti (1) | culturangle | permalink

WolfowitzNel momento in cui  lo Stivale pare ipnotizzato dalle vicende coniugali di Silvio B. e Veronica L. (alias Miriam Raffaella Bertolni), vado un minimo controcorrente per tramandare ai posters quest'altra mirabile faccenda, il novello signore et padrone della Banca Mondiale, Wolfowitz, colto sul fatto con un bel paio di calzini bucati.

Non si vuole mettere nessuno in croce, però... però questo signore è lo stesso che (si vede ad esempio in Fahrenheit 9/11), ospite in uno studio televisivo, durante un fuori onda tira fuori un pettine, LO LECCA e se lo passa tra i capelli guardandosi poi soddisfatto del rinnovato "effetto bagnato".

Abbellooo!! Ma nemmeno il mio gatto!!! Sei davvero uno schifoso!!!!

Questo incidente è un simbolo, vale di più del compatimento in stile "il re è nudo" che può suscitare. Credo che di regola tutti coloro che ci tengono a mostrarsi troppo perfettini e irreprensibili, stiano solo coltivando la loro persona pubblica, la loro apparenza. Vogliamo dire che in tutti questi rampanti "neo-con" c'è una dose strabordante di ipocrisia e che questo piacente signore, amicone di Rumsfeld, che va in giro con le unghie lunghe e i pollicioni al vento ("tanto nessuno mi vede") ne possa essere il simbolo? Vogliamo dire che, anche se la gravità non è certo paragonabile, dietro questa brutta figura ci sono gli stessi meccanismi per cui deputati repubblicani vanno in giro a predicare Patria Dio Famiglia e poi finiscono nei guai per molestie agli stagisti del proprio staff? Irreprensibili nell'apparenza e cialtroni dentro, ecco come sono. (Thò guarda, alla fine sono finito anch'io a parlare di Silvio B. e Veronica L.)