La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto.
 
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tramandato ai posters alle 23:43 del 18/06/2007 | commenti | under score | permalink

PersepolisMi è piaciuto molto. Per prima cosa per la tecnica e l'inventiva della sceneggiatura a fumetti, uno stile pieno di idee originali che riescono a mettere insieme semplicità ed efficacia: la via "disneyana" (o Pixar) non è ovviamente l'unica percorribile per il cinema di animazione, e qui ne abbiamo un esempio: molte ombre,  poche linee, un uso molto accorto del montaggio, un divertente ed efficace ripescare nel nostro patrimonio iconografico (lo Scià raffigurato come un Pupo siciliano, le onde del mare posticce... a tratti sembrava di essere nel video Maraja di Capossela). Un caso esemplare in cui l'economia di mezzi non penalizza ma anzi esaltà la creatività e l'efficacia della rappresentazione.

La storia è quella di una bambina iraniana, borghese e occidentalizzata, la cui vita viene scnvolta dalla Rivoluzione Islamica. Il film racconta in parallelo l'adolescenza dell'autrice (si tratta di una autobiografia a fumetti, ora diventata un film) e il progressivo diffondersi del potere integralista nel Paese.

Rimane nella memoria una galleria di memorabili familiari, ben decisi ciascuno a suo modo a mantenere il proprio stile di vita, a "resistere" con la semplice e sempre più difficile fedeltà alle proprie abitudini e alle proprie regole. E colpisce anche l'eleganza con cui gli eventi più strettamente politici vengono solo sfiorati (non si vede mezzo fotogramma dedicato a Khomeini), come se la prospettiva fosse necessariamente quella "dal basso", di chi si vede piovere nella propria vita eventi che non è in grado di controllare o determinare, e con cui bisogna fare i conti.

Il film ha un grande merito: si lascia vedere con estremo piacere, dato che è molto elegante ed ironico, con un tono sbarazzino e impeterninente che rispecchia il carattere dell'autrice/protagonista. Allo stesso tempo però mette sul tavolo alcuni temi etici fondamentali (il conformismo, la vigliaccheria, la fedeltà a se stessi) e di quegli eventi e dei cambiamenti sociali che ne sono seguiti offre un quadro più stimolante e ricco di quello che probabilmente si trova nei documentari "veri".

[Visto al cinema Apollo nella rassegna "Cannes e dintorni"]

tramandato ai posters alle 19:14 del 12/06/2007 | commenti (1) | mugugni | permalink

Naturalmente sappiamo tutti benissimo come andrà a finire, la faccenda delle dimissioni del senatore Selva (soprannome dei tempi ruggenti: "la Belva").

A beneficio di coloro che avessero passato i giorni scorsi lontano dalle italiche news - beati loro - riassumo immedisamandomi: sono un Senatore della Repubblica, devo andare in uno studio televisivo per uno dei soliti dibattiti ma porchimmondo sono in ritardo, tutta colpa di questi maledetti blocchi che ce stanno qua a Roma pe' via di Bush. Che faccio? Semplice, chiamo il 118, fingo un malore (anziano e malmesso lo sono, suvvia) ed esigo di farmi portare dal mio medico personale, dando a questo punto l'indirizzo dello studio televisivo da raggiungere.

La faccenda emerge al pubblico dominio, scandalo e riprovazione, la nostra Belva si dimette, augurandosi però che gli Onerevoli Colleghi gliele respingano. Cosa che accadrà puntualmente, ve lo dico, e badate che non ho qui davanti nessuna sfera di cristallo.

Il punto è che il nostro è quasi stupito, si sente preso di mira, capretto espiatorio, strumentalizzato. Pensare a quello che ha fatto come qualcosa di moralmente ripugnante, è così lontano dal suo modus vivendi che è stato proprio lui per primo a mettere in giro la notizia, bullandosi della "furbata" come fosse tra gli amici al bar. E adesso, capito, fa l'offeso, si dimette come il bambino che dice "non gioco più", sperando di sentire il coro di "noooo daaaai, torna indietroooo!" degli altri, appena voltate le spalle.

Vi dico queste cose che penso:

1) Se gli potessimo a chiedere, alla Belva dico, se onestamente lui sia convinto di aver fatto 'sto gran male e gli potessimo dare la garanzia che la risposta non sarebbe mai divulgata, sono sicuro che ci risponderebbe che no. E' troppo evidente: ha la faccia di uno che gli è scappato un rutto a tavola e si deve scusare e vergognare ma pensa "e vabbeh ma in fondo non ho mica ammazzato nessuno...." E noi vogliamo dare in mano a uno così la delega a decidere cosa è Bene e cosa è Male per il paese? Altro che votazioni sulle dimissioni... dovrebbero radiarlo seduta stante!

2) La destra italiana è così: "risultato con destrezza" senza farsi troppe menate è l'obiettivo finale. Lo immagino il nostro che arriva nello studio per la sua trasmissione sentendosi figo, sgamato, "ma quante ne so!", non si conosce sconfitta. E senza nemmeno essere consapevole di quanto disgustoso sia stato il suo comportamento, così con l'innocente spavalderia del bambino che ripete le prime parolacce senza sapere cosa significhino.

3) E ci mancava oggi il suo boss Fini, che bacchetta solo amorevolmente il malcapitato dicendo (testuale) "Le dimissioni sono il segno che ha preso consapevolezza che con il suo gesto rischiava di gettare discredito non solo sulla sua persona ma sulle istituzioni del paese". Come... rischiava? In che senso, scusi? Il suo gesto HA GETTATO discredito sulle istituzioni, l'ennesimo caso del potentiello di turno che si sente autorizzato al leinonsachisonoio per cavarsi d'impiccio. Cos'è, ancora un altro complotto strumentalizzante delle sinistre e dei giornali? Ma cosa deve fare uno per fare in modo che questi Signori si sentano finalmente costretti a prenderne le distanze? Deve davvero ammazzare qualcuno? O forse non basterebbe neppure questo...