
Maghello d'oro
CROSSBOW
(David Michöd)
Maghello d'argento
NITBUS
REWIND
Maghello speciale della giuria:
NIJUMAN NO BOREI (20000 phatoms)
Menzioni:
RAAK (Contact)
WE WILL WIN
SOFT
I AM BOB
Premio speciale "Tu non stai bene" per il corto (bello) più delirante
TWIST
Maghello per il miglior corto d'animazione
JOHN AND KAREN
Maghello per il miglior corto italiano
IL SUPPLENTE
Maghello per il miglior attore protagonista:
Anatoli Dolia - Tolya (TOLYA)
Maghello per la migliore attrice protagonista:
Miriam Mastali - Esther (LA ÚLTIMA NOCHE EN LA TIERRA DE ESTHER PISCORE)
Si ringraziano http://www.saintpierre.it e http://www.dreamstime.com/zeelias65_info per l'inconsapevole contributo alla realizzazione del Maghello.
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The Lonely Bliss of the Cannonball Luke,
by Levi Abrino, USA, 2007, 16mm, 11’
Suggestioni felliniane in questa bella storia d'amore a lieto fine. Impossibile non provare simpatia per il protagonista, che porta in sè la tenera e incrollabile determinazione di certi personaggi burtoniani (Edward Scissorhands, BigFish). Senza particolari trovate, ma con una apprezzabile cura per i dettagli e i dialoghi, Abrino ci porta felicemente fino al conclusivo, liberatorio e simbolico volo finale. [4 su 5]
Amin,
by David Dusa, FRA/DEU/NL, 2007, miniDV, 9’
Seduto sul sedile posteriore dell'auto, un bimbo gioca a schiacciare i passanti con le dita (come ho fatto a non pensarci?), quando l'auto del padre - figlio di nordafricani - si imbatte in una coppia di gendarmi pregiudizialmente puntigliosi e... Tentativo riuscito di denuncia sociale "dal basso", in molti sensi. [3 su 5]
La última noche en la tierra de Esther Piscore,
(Last Night on Earth of Esther Piscore),
by Carlos A. Morelli, Uruguay/MEX, 2006, 16mm, 15’
Un gigolo con il sogno nel cassetto di un musical e un disperato bisogno di soldi. Una vedova che perde il figlio e si ritrova con niente più da chiedere alla vita, se non lo sfizio di un'ultima botta di vita, che fa incrociare le loro esistenze. Mette in mostra un bel talento di narratore, ben supportato da un cast decisamente all'altezza. Ben costruito per come mostra in parallelo due vite così lontane e poi sorprende per come le mette fugacemente insieme. Una bella parabola, in cui si ride di gusto, ma che si fa ricordare per la rassegnata malinconia del finale. [3,5 su 5]
Come on Inside,
by Diego Marcon, ITA, 2006, VHS, 12’
C'è un momento, alla fine, in cui lo schermo diventa di colpo nero, prima che comincino a scorrere i titoli di coda. Ricordo in quei pochi secondi di aver esclamato "Ditemi che non è finito... non può essere.. finito". Perchè fino a quel punto s'erano visti due sbarbatelli anni 80 che entravano in una casa, lei metteva su un pezzo di Nick Camen e poi gli faceva un pompino sulle scale, poi lo prendeva per il culo perchè era venuto subito e lui se ne andava offeso nel mascolino orgoglio. Il giovane regista si evita gli inviti a passare il proprio futuro al tornio per una certa atmosfera onirica (con tanto di giochi di specchi) e per la scelta coraggiosa (ma non sarà stata piuttosto necessità?) di girare in VHS, ma spero davvero che vedendo altri lavori qui al festival si sia fatto un'idea di cosa significa pensare e realizzare un vero cortometraggio. [1,5 su 2]
Deutschland im Sommer, (Germany in Summer),
by Philipp Doering, DEU, 2006, 16mm, 14’
Sono dovuto fuggire alla metro. Maledizione Esterni! Possibile che non si riesca a far partire in tempo queste proiezioni? Poi non lamentiamoci se la gente si muove in auto. [NG]
Patty, kratki film v perverzih, (Patty, Short Film in Perverses),
by Matej Lavrencicand and Roman Razman, Slovenia, 2006, DVD, 3’35"
Sono dovuto fuggire alla metro. Maledizione Esterni! Possibile che non si riesca a far partire in tempo queste proiezioni? Poi non lamentiamoci se la gente si muove in auto. [NG]
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True Colours,
by Barney Elliott, USA, 2006, 16mm, 11’
Filone "verista-minimalista" in pieno spolvero, un rapporto e forse una vita che se ne va in pezzi nello spazio di una spesa al supermarket. Si segue con partecipazione, segno di una regia competente e abile nel giocare con i primi piani dei protagonisti (bravi gli attori). La sceneggiatura, tutta dialogata, è efficace e il corto si mostra abilmente neutrale nel lasciare allo spettatore ogni giudizio sulla vicenda (sfortuna? coglionaggine? ineluttabile destino?). [3,5 su 5]
Energie!, (Energy!),
by Thorsten Fleisch, DEU, 2007, miniDV, 5’
La guida ufficiale del festival provvidenzialmente provvede a spiegare: "Da un punto di vista puramente tecnico, lo schermo è animato da un fascio controllato di elettroni nel tubo catodico. Per realizzare Energie! una pellicola fotografica è stata esposta a una scarica di circa 30.000 volt e successivamente rieditata per dare vita a nuovi sistemi visivi di organizzazione degli elettroni." Un voto in più per tutto questo sbattimento, perchè invece, da un punto di vista puramente soggettivo, ci si fa abbastanza due palle così, rischiando pure la crisi epilettica. [2 su 5]
Just Like the Movies,
by Michal Kosakowski, Austria, 2006, DV, 21’
Racconta la "storia" dell'Undici Settembre utilizzando unicamente spezzoni di altri film, non necessariamente di genere catastrofico. Va apprezzata l'idea ("Proprio come nei film" è stato il commento più sentito in quei giorni) e anche lo sforzo archivistico che alimenta un intelligente lavoro di montaggio: incidentalmente, mostra una volta di più quanta New York (e con essa le onnipresenti Torri) faccia parte del nostro immaginario collettivo cinematografico. Il limite è in una eccessiva lunghezza (diciamolo: è un po' noioso) e nel fatto che tutta questa "sovrastruttura" lascia un po' sullo sfondo la vicenda reale, e il lavoro resta un po' freddo, rischiando di scivolare nel giochino cinefilo. [3,5 su 5]
John and Karen,
by Matthew Walker, GB, 2007, 3’
Corto d'animazione. Un enorme orso polare si scusa con la sua compagna mini-pinguina. Lui è davvero un disastro, ma si vede subito che lei gli vuole ancora troppo bene. Tenerissimo, divertente, originale, un piccolo gioiellino! [4 anchequalcosainpiù su 5]
No quiero la noche, (I Don't Want the Night),
by Elena Trapé, Spain, 2006, 35mm, 16’
Un po' mi irrita, come tutti quei film vagamente surreali in cui mi assale il dubbio di essere l'unico pirla in sala a non capire certi rimandi. E il tema è un po' frusto, le due anime smarrite nella notte che si trovano per caso e si scoprono affini, anzi al momento del dunque, irrimediabilmente affini. Però, che dire: è ben fatto... il quarto d'ora passa veloce e ci si diverte, e ci si domanda "che succederà ora?". Morale: ce ne fossero. [3,5 su 5]
Tolya,
by Rodeon Brodsky, Israel, 2006, 16mm, 9’
Semplice e struggente, questo spaccato della vita degli emigranti russi in Israele. Tutto ruota alla Festa della Donna e alle telefonate di auguri che vengono fatte alle rispettive Signore: per Tolya, che nella notte ha avuto problemi con i denti, l'operazione è più difficile del previsto. Nonostante l'ambientazione, probabilmente il corto più romantico della rassegna, per come racconta la forza cocciuta di questo amore a distanza e anche per come indirettamente racconta di un altro amore, quello per la propria terra e le proprie tradizioni. [4 su 5]
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Zur Maloche, (Getting Ready),
by Roberto Anjari-Rossi, DEU, 2007, 35mm, 16’
Interessante per il miscuglio di linguaggi, per come si aggira nei minuscoli melting-pot (l'appartamento, l'auto) in cui costringe i personaggi, emigrati ciascuno da un diverso paese e ritovatisi in Germania per vendere sigarette contrabbandate. Però al di là di questo buono spunto, e di una regia sufficientemente intrigante, resta alquanto inconcludente, abbastanza "buttato là". [2 su 5]
Spektaakkeli, (The Spectacle),
by Jan Ijäs, Finland, 2006, 16mm, 3’
Sperimentale, straniante, a suo modo quasi commovente: mi sono ritrovato nel trasporto descritto dall'autore e suscitatogli dalla visione di Spartacus (a me era successo con Braveheart, ad esempio!). L'anziano e l'inquadratura fissa creano echi di Ciprì e Maresco, giusto per restare nel clima di questo festival. Non memorabile, ma una bella dichiarazione d'amore al cinema e al "potere" del cinema. [2,5 su 5]
Crossbow,
by David Michôd, Australia, 2007, 35mm, 14’
Che corto fantastico! Bellissimo il soggetto. Un intenso racconto sul sesso (o meglio, sulla testosteronica ossessione per il sesso), sul voyerismo, l'adolescenza, la facile deriva della normalità verso l'anormalità, fino ad arrivare ad un ragazzino che si aggira armato di balestra tra le ordinate villette a schiera del sobborgo. Si rimane incolllati allo schermo, quasi confortati dalla voce calma e vicina del narratore, ad assistere a questa ineluttabile deriva dei destini. Promossa a pieni voti anche la regia che, pur con qualche slow-motion furbetto di troppo (ma con alcune intuizioni notevoli di primissimipiani), riesce a caricare di significati la banalità quotidiana degli oggetti, a rendere desiderabili i corpi, e inquietanti gli sguardi. [4,5 -almeno- su 5]
Guide Dog,
by Bill Plympton, USA, 2006, 35mm, 5’
Probabilmente il corto d'animazione più simpatico della rassegna (e dire che ce ne sono stati molti!), tra l'altro reso in un efficacissimo pastello "vecchio stile". Divertente e molto creativo per l'espressività del cagnolone, davvero irresistibile. E con una piccola spolverata di cinismo, che in questo caso davvero non guasta. [4 su 5]
Last in the Line,
by Blair Scott and Dylan Drummond, GB, 2006, digiBeta, 12’
Un quasi-documentario sull'ultima discendente dei gruppi di nomadi che tradizionalmente vivevano in Scozia. Un melanconico autunno, a tramandare la sua cultura alle nuove generazioni e a rievocare i tempi andati con gli ultimi rimasti della sua gente. Si fa apprezzare per la discrezione e allo stesso tempo per la sentita partecipazione, e ha il merito di aprire un piccolo spiraglio su una piccola cultura ovviamente misconosciuta alle nostre latitudini: fa onore ad una delle ragioni d'essere del formato "corto". [3,5 su 5]
Il supplente, (The Substitute),
by Andrea Jublin, ITA, 2006, HD, 15’
Un po' ruffiano, ma davvero ben realizzato e divertente, con una bella prova attoriale dell'autore-regista, per quanto volutamente gigioneggiante. Girato in modo molto maturo e "commerciale", cosa che naturalmente nell'ambito del festival rappresenta un tratto notevolmente distintivo (anche in certi momenti assale il "sapore di spot"). Piaciuta molto anche la struttura, con una corposa parte iniziale all'insegna del divertimento e una seconda più posata, con una intelligente inversione dei ruoli a chiudere il cerchio del soggetto, cosa che molti dei corti visti (ritorno su questo tema che mi sta a cuore) si "dimenticano" di fare, preferendo una comoda sospensione del racconto. Cosa per cui si becca mezzo voto in più. [4 su 5]
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Help is Coming,
by Ben Mor, USA, 2006, 16mm, 8’
Tre finti governanti (tre bambini con le maschere facciali di Bush Cheney e Nagin) si muovo nella New Orleans disastrata del dopo-katrina, accorrendo a lanciare finti aiuti da un ponte. Come a dire che questo simulacro di soccorso è stato l'unico documentabile, finto e fittizio come l'interesse mostrato dai reali governanti. Molto particolare, acquista certamente in potere suggestivo grazie al fatto di essere stato girato in quelle zone pochissimi giorni dopo la tragedia e il regista è bravo a far arrivare il clima desolato e spettrale pur apparentemente concentrandosi nel seguire i personaggi. Molto, ma molto, ma molto riuscita la trovata delle maschere, che spiccano nei campi lunghi creando a volte un effetto quasi allucinatorio. [3,5 su 5]
Rewind,
by Atul Taishete, India, 2007, 35mm, 9’
Molto bello: una rapina, che diventa una roulette russa, che diventa un piano praticamente perfetto. Confesso una mia personale inclinazione per le voci narranti fuori campo e questo è tutto così! Ma a parte questo, c'è una sceneggiatura solida e una regia davvero matura e smaliziata, che sa usare i vari trucchetti del mestiere (slow-mo, flashback...) ma nella dose giusta, senza uno sfoggio confusionario e sterile: ammirevole per come riesce, pur svelando immediatamente l'epilogo, a tenere viva la tensione, quasi a la Sergio Leone. Bravo! [4 su 5]
Beijo de sal, (Salt kiss),
by Fellipe Gamarano Barbosa, BRA, 2006, 16mm, 18’
All'inizio si fa seguire con piacere perchè mette giù le sue carte con abilità, per gradi, eppoi ci si sente catturati da questo generale ed esotico languore della natura, dei corpi e del linguaggio (aho me piasce er portoguese, che ci posso fare). Però manca il colpo d'ala e alla fine si ha la sensazione (come in molti altri lavori sopra il quarto d'ora che si sono visti) che ci sarebbe voluta una sceneggiatura più solida e una gestione consapevole del formato: invece si finisce per chiudere la storia in maniera troppo brutale e apodittica (che non so bene cosa significhi, ma secondo me ci può stare). Mezzo voto in più perchè gli attori meritano. [3 su 5]
Another Lost Soul,
by Lyle Pisio, CAN, 2006, jpeg sequence, 4’
Che dire, apprezzo l'estro di realizzare un filmato montando una miriade di foto scattate a una sfera riflettente portata in giro su uno strano e apposito trabiccolo, ma dal punto di vista cinematografico non è che dica molto, ad usare un eufemismo. Però credo che alcune delle foto, stampate e messe in mostra, sarebbero notevoli, specie quelle prese in mezzo al campo di grano. Idea buona, ma troppo sperimentale. [2 su 5]
Valuri, (Waves),
by Adrian Sitaru, Romania, 2007, 35mm, 16’
Simpatico, personaggi ben caratterizzati, forse un po' stiracchiato, specie nella prima parte. Però va apprezzato per come prova a mettere insieme l'aneddoto divertente con lo "spaccato sociale" (e in effetti la spiaggia è un gran bel punto di osservazione per provare a capire chi ci circonda), e bravi gli attori, anzi mezzo voto in più per la biondina . [3,5 su 5]
Liebeskrank, (Lovesick),
by Spela Cadez, DEU/Slovenia, 2007, 35mm, 8’
Un altro lavoro di animazione in stop-motion (se ne sono visti parecchi). Questo probabilmente è il più poetico e allo stesso tempo quello che sfrutta con maggior creatività le grandi possibilità di manipolazione dei pupazzi. I personaggi del ragazzo "col cuore in mano" e della ragazza a rovescio colpiscono e non si fanno dimenticare troppo facilmente. E poi, una volta tanto, un bel corto di sano romanticismo "senza se e senza ma", ci sta anche bene, suvvia. [3 su 5]
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Nitbus,
by Juanjo Gimenez, Spain, 2007, 35mm, 9’
In amore, sempre guardarsi (al)le spalle! Molto bello, riuscito esempio di minimalismo fatto proprio, scelta di campo e cifra stilistica. E' tutto molto ben studiato, molto intelligente, a partire dal punto di ripresa, con i due autobus accodati, che consente la visione contemporanea dei due "mondi", con il sonoro (e un passaggio a ritroso in stile "sliding doors" ben realizzato e simpatico, ma un po' abusato) che si incarica di "portarci" in uno dei due universi paralleli. Forse la situazione potrebbe apparire un po' forzata, ma si sa, spesso la realtà riesce a superare la fantasia. Davvero notevole. [4,5 su 5]
Sprinter,
by Piotr Ryczko, Poland, 2007, miniDV, 27’
Per ogni serata non può mancare il film del "pisolino", ed eccolo qua. La grande-piccola odissea continentaleuropea di questa strana famiglia non mi ha catturato affatto, complice temo la sdrucciolevole logorrea polacca, a cui i sottotitoli non riescono a rendere giustizia. Ma insomma, certamente il lavoro è per nulla "carismatico", alquanto esile e dispersivo: mi azzardo a consigliare un nuovo editing che dimezzi il minutaggio. Mezzo voto in più per le scenette in stile "noio volevam savuar...", durante le quali oggettivamente si sorride. [2 su 5]
Raymond,
by Fabrice Le Nezet, Raphaël Martinez-Bachel and François Roisin, FRA/GB, 2007, hd, 5’
Appartiene alla gloriosa tradizione dei corti "sperimentali" e visionari-in-senso-buono. C'è dentro una riflessione sul nostro vivere attuale da marionette, ma più che altro ci si diverte a seguire la creatività dei realizzatori impegnata a trovare... applicazioni alla trovata di partenza: un uomo decerebrato i cui movimenti vengono stimolati dall'esterno facendogli sgocciolare addosso poche semplici istruzioni sui movimenti-base. Visivamente molto interessante, personale [3 su 5]
Soft,
by Simon Ellis, GB, 2006, 35mm, 14’
Film molto forte, con solide fondamenta in uno script profondo e dalle molte implicazioni: l'insicurezza della vita metropolitana, la gioventù allo sbando, il trauma della de-mitizzazione del Padre. Ma anche la "civilità" come comoda scusa per la propria incapacità di reagire, vigliaccherie ed egosimi... belli, i vicini che escono solo a cose fatte, sotto i titoli di coda. Una regia forse un po' troppo "ballerina" (va bene la handy-cam, ma insomma), però tutto sommato davvero bello: più bello a freddo che non nell'immediato, quando la desolante crudezza della storia fa venire una certa voglia di passare rapidamente "ad altro". [4 su 5]
Outsourcing,
by Markus Dietrich, DEU, 2006, 16mm, 6’
Molto accativante, compatto. Ho molto apprezzato come parta in modo "innocuo" per poi affondare i colpi senza sconti, in un bel crescendo in cui "precipitiamo" insieme alla protagonista. Ok, la situazione è fin troppo paradossale e un po' tirata per i capelli, però è divertente ed è molto riuscita l'idea di prendere alcune dei più abusati mantra delle nuove politiche (?!?) industriali di esternalizzazione ed applicarle al contesto familiare. [3 su 5]
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A Nick In Time,
by Be Garrett, USA, 2006, 16mm, 12’
Mi trovo in lieve imbarazzo, perchè mi è piaciuto molto (reazione tipo: "peccato, è finito") ma non saprei dire bene il perché. Per questo esistono i VERI critici, direte voi. Certo, dico io, però lasciatemi dire che forse gran parte del merito va agli attori, alla vociona slang del protagonista, ottimamente resa dal suono in presa diretta, al fascino di due storie, quella narrata dal protagonista e quella del corto stesso, semplici, "pedagogiche" senza mai essere pedanti. [3,5 quasi 4 su 5]
Soldat, (Soldier),
by David Peros Bonnot, Croatia, 2006, digiBeta, 5’
Stop-motion e plastilina. Ma qui non ci sono i conigli mannari di Wallace & Gromit bensì una sapiente metafora antimilitarista tenera e lapidaria, ancora più sentita considerando la nazionalità del regista. Il tratto fumettoso e tondeggiante dei modelli, quasi incongruente con i temi esposti, conferisce al tutto una melanconica poesia, un generale rimpianto per una innocenza ormai definitivamente perduta. [3 su 5]
The Last Call,
by Awad Abu Al-Kheir, Palestinian Territories, 2006, mini Dv, 11’
Risulta difficile (e in fondo: perchè farlo?) separare la valutazione del filmato dall'impatto emotivo derivante dalle atroci e reali vicende raccontate dai protagonisti, con gli israeliani che molto carinamente ti telefono a casa per avvisarti di uscire perchè, abbia pazienza, nel giro di cinque minuti arrivano un paio di F-16 a bombardarti la casa. In fondo se queste testimonianze risultano così toccanti ed efficaci, il merito va anche a chi questo filmato l'ha realizzato. Anche se in certi punti si sfiora un tono propagandistico che in un contesto "festivaliero" un po' stona. [3 su 5]
Ingrid,
by Cinthia Varela, ARG, 20c07, 16mm, 6’
L'ho trovato molto "femminile", nonostante le due voci dialoganti fossero maschili, specialmente per la discrezione amara (ma anche sarcastica: noi uomini davvero non cambiamo mai) del finale. Mi piace sempre vedere un'idea intelligente che giustifica e in questo modo "sfrutta" la qualità low-cost del girato: in questo caso, ci si immedesima in un osservatore che spia la propria "vittima" attraverso il teleobbiettivo della macchina fotografica. Minimalista, ma molto ben realizzato, per la spontaneità dei dialoghi, per i piccoli divertissment (come quando lo spione si distrae per vedere i modelli di camere appesi al collo dei presenti che sta osservando), per come dimostra che con delle belle idee si possano fare corti significativi davvero con quattro soldi. [3,5 su 5]
Induction,
by Nicolas Provost, Belgium, 2006, 35mm, 10’
Nonostante ci sia un mio omonimo che grida al miracolo (e nonostante il suo precedente "Exoticore", visto al MFF 2005, mi fosse piaciuto) a me è non è garbato per nulla. Velleitario e cerebrale, a dirla tutta ci si capisce veramente poco. Comincia con un negrone nudo, con batacchio in bella mostra, e una signora in intimo due pezzi. Uno pensa "qui va a finire che il negrone si tromba la signora". Dopo una decina di minuti di suggestioni vagamente freudiane-edipiche (c'è un bambinello che ricorsivamente guarda e scappa in giro, un certo gioco di flash-back) finisce, guarda un po', con il negrone che si tromba la signora. [2 su 5]
I Am Bob,
by Donald Rice, GB, 2007, DvCam, 19’
Riuscitissimo ed esilarante. E quando dico "esilarante" intendo da-lacrime-agli-occhi. Bob Geldof va in limousine a un concerto, si ferma a fare pipì in un motel sperduto nel nulla della campagna inglese e per un quiproqqquo, ivi viene mollato dall'autista. Entra ramingo e senza soldi nel motel, con addosso tutta la fatica di farsi riconoscere e quindi far leva sulla propria planetaria celebrità per cavarsi d'impiccio... ma avrà invece problemi ben maggiori, perchè nessuno (incredibilmente?) lo prende sul serio. Il fatto è che il Nostro si trova nel bel mezzo di una convention competitiva di sosia! Da qui comincia una girandola di disavventure paradossali e divertentissime. Grande Sir Bob nel ruolo di uno scazzatissimo himself e assai curiosa la girandola di contorno dei moltissimi sosia (cito per tutti un impagabile tassista-wojtila) [4 su 5]
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Estamos por todos lados, (We Are Everywhere),
by Sofia Perez Suinaga, Mexico, 2006, 8'
Interessante, probabilmente meglio girato che recitato, si fa apprezzare anche per il contrasto con molti altri lavori eccessivamente pensosi e rarefatti. Qui si dialoga in abbondanza (e chi conosce bene lo spagnolo apprezzerà a pieno il linguaggio di strada, che fatalmente viene banalizzato dai sottotitoli), c'è tensione, c'è una regista che sa come far muovere la macchina. Ben sviluppata la sceneggiatura. [3 su 5]
Les jours, (The Days),
by Maxime Giroux, CAN, 2006, 35mm, 25’
Dunque, c'è una morte cruenta nei boschi. Un (credo) padre che non sa rassegnarsi e medita (anzi decisamente di più) vendetta e poi... non saprei bene, perchè sono caduto addormentato . Molto lento, abusa dell'ampio minutaggio che si concede per crogiolarsi in una fotografia pretenziosa (e molto buia), anche se in certi casi innegabilmente suggestiva, ad esempio, la scena del caricamento della cassa mortuaria. Come dire, si vede che la regista "ha studiato" però manca quella forza e personalità che ci devi mettere, se vuoi tenere con te lo spettatore per quasi mezz'ora. Mezzo voto in più sulla fiducia, visto che non conosco il finale. [2,5 su 5]
Ujbaz Izbeneki Has Lost His Soul,
by Neil Jack, GB, 2006, digiBeta, 5’
Le animazioni digitali fanno sempre la loro figura, inutile dirlo. Spiccano rispetto a molti lavori fatalmente a basso costo, dato che possono permettersi scenografie, colori e costumi molto più curati e d'effetto. Se a ciò si aggiungono ampie dosi di puro humour britannico, ecco che si spiega il grande piacere con cui si segue questa particolare e assai dissacrante "discesa agli inferi" [3,5 su 5]
Nijuman no borei, (200.000 Phantoms),
by Jean-Gabriel Périot, France, 2007, 35mm, 10’
Molto elegante e molto toccante. La storia dell'edificio ora noto come "Monumento della Pace" di Hiroshima, con la sua tristemente familiare cupa ridotta a scheletro, narrata attraverso un impressionante numero di fotografie, acccumulate una sull'altra come in un collage: dai fasti degli anni '20 alla distruzione, alla ricostruzione della città intorno ad esso. Bella e nobile l'idea, impressionante il lavoro di documentazione e di adattamento (ciascuna foto di ogni "serie" è resa in modo tale che le dimensioni dell'edificio non cambino rispetto alla precedente, a cui va parzialmente a sovrapporsi). Certo, resta un lavoro molto particolare, poco cinematografico nel senso tradizionale del termine. [4 su 5]
Raak, (Contact),
by Hanro Smitsman, Holland, 2006, 35mm, 10’
Un piccolo capolavoro di sceneggiatura, comincia incuriosendo per lo stile diretto e la particolarità dei personaggi, finisce in un crescendo vertiginoso e trascinante di destini incrociati. Una bella dimostrazione di come si possa anche in dieci minuti sviluppare un'idea drammaturgica completa e non solo proporne un assaggio. Qualche frettolosità di troppo (ad esempio il bambino che dopo aver rincorso l'auto non ha nemmeno un po' di fiato grosso quando si stacca sul primo piano), ma nel complesso davvero riuscito. [4 su 5]
Drake,
by Christopher Rainer, Austria, 2006, 16mm, 5’
Bella l'idea di fondo, mozzafiato il tramonto usato come fondale (sperando che fosse vero e non opera di photoshop...) su cui vediamo muoversi le figure. Proprio dell'idea di immortalare lo spettacolo naturale si innesca una vicenda grottesca e forse fin troppo "cruda", raccontata sapientemente con le tecniche del mimo e del teatro delle ombre. [3 su 5]
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Nowhere, No One,
by Ian Waugh, GB, 2007, miniDV, 18’
Lavoro molto maturo, ben recitato e ben girato, anche se il montaggio del finale è troppo brusco e c'è qualche lungaggine di troppo. Due fughe e due ritorni, meno diversi di quanto possano sembrare, due vite che si intrecciano casualmente e che sembrano destinate a ritrovarsi. [3,5 su 5]
Apnée, (Hold your breath),
by Claude Chabot, FRA, 2006, digital, 4’
Un unico piano sequenza che sarebbe stato da autentico "sballo" se filmato davvero e che anche così, realizzato in computer graphic, resta comunque un pezzo di bravura. Un po' esile il contenuto, ma chiaramente il punto di forza del lavoro è l'originalità e il grande impatto visivo. [3 su 5]
Ieri, (Yesterday),
by Luca Scivoletto, ITA, 2006, 16mm, 11’
Molto "italiano" nell'impianto teatrale, nella recitazione (bravi e belli, va detto), nell'adesione a un modo molto "classico" di girare, senza concessioni a quella sperimentazione che credo sia la vera ragion d'essere del Corto. Encomiabile la scelta del tema non facile del terrorismo e della strage di Piazza Fontana, ma l'approccio minimalista non riesce a penetrare la complessità del problema e dei sentimenti. Non brutto, ma alquanto insipido. [2,5 su 5]
Rauschen & Brausen I,
by Daniel Burkhardt, DEU, 2007, miniDV, 5’
Supponente e sterile. Affascinante come tutti i giochini che ti fanno passare dall'infinamente piccolo all'infinitamente grande, ma troppo cerebrale. Prende mezzo voto in più solo per l'effetto iniziale, in cui i fotogrammi sembrano "saltare" e invece sono semplicemente troppo ingranditi per farci comprendere la sovrapposizione degli oggetti sullo schermo. [2 su 5]
Tommy,
by Ole Giaever, Norway, 2007, DvCam, 12’
Surreale quanto basta per fare colpo. Un incontro (forse) casuale nel nulla della brughiera nordica ed ecco emergere vecchi rancori personali e intergenerazionali, invidie e ripicche coltivate amorevolmente che si fanno largo in un dialogo condotto in punta di fioretto, sempre più vicino ai confini del teatro dell'assurdo. [3,5 su 5]
Ma culotte, (My Knickers),
by Blandine Lenoir, France, 2006, 35mm, 14’
Come il personaggio della ragazzina: brioso, impertinente e spiritoso. Due generazioni, madre e figlia, si confrontano su uomini, amore, sesso e... rapporti anali. Mezzo voto in più per la battuta su Bogart. [3,5 su 5]
Acasa, (Home),
by Paul Negoescu, Romania, 2007, DV, 14’
Approccio quasi documentaristico, molto sobrio e diretto... uno spaccato interessante sulla società rumena, a noi praticamente sconosciuta, e sul problematico rapporto tra noi (quelli della EU) e "loro". Ottimi i due protagonisti. [3 su 5]
Twist,
by Alexia Walther, FRA/CH, 2006, 16mm, 11’
Colto, poetico, selvaggio, vagamente assurdo, divertente. Un bel corto, non si capisce se pretenzioso o piuttosto senza pretese, ma intelligente e suggestivo. [3,5 su 5]
Plivnuti polibkem, (Spitted by Kiss),
by Milos Tomic, Czech Republic, 2007, digital photos, 11’
Molto suggestivo nella tecnica di ripresa (praticamente si tratta di vere e proprio foto digitali montante in rapida successione), anche se dopo un po' risulta faticoso da seguire, per occhi e cervello. Sicuramente riuscito a livello visivo, un po' vaporoso nei contenuti, almeno secondo me. [2,5 su 5]
We Will Win,
by Mahmoud Hojeij, Lebanon, 2006, miniDV, 7’
Divertente, spontaneo, personale nell'impatto visivo e acuto nell'affrontare un problema enorme (l'inestricabile questione israele-palestina) partendo da uno spunto minuscolo e quotidiano. Insomma, un vero "Corto", a differenza di molti altri che sono sembrati quasi dei potenziali film "castrati". [4 su 5]
Arka, (Ark),
by Grzegorz Jonkajtys, PL, 2007, 35mm, 8'
Cartoon digitale. Comincia col piglio di un kolossal: citazione scespiriana, apertura con orchestra sinfonica e carrellata panoramica, poi progressivamente riduce ambizioni e respiro, concludendo in maniera troppo facile, giocando con simbolismi alla "episodio di nathannever quando gli sceneggiatori non sono in forma". Però gli va riconosciuta una cifra visiva riuscita e molto curata, particolarmente riuscita negli interni vagamente bladerunneriani degli interni. Un trailer alla ricerca di finanziatori per un lungometraggio? [3,5 su 5]
Kokos, (Coco-nuts),
by Charlotte Blom, NOR, 2006, 35mm, 10’
Originale, molto simpatico, forse un po' "sopra le righe", però con alcuni momenti quasi geniali, come la gestione dei dialoghi e le improvvise "sospensioni di realtà", con l'inserimento di brani da musical. Mi è piaciuta molto la fotografia, specie nei primi piani. Contribuisce a corroborare il "mito" della Finlandia come terra del sesso facile & felice.[4 su 5]
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L'ISOLA DEI FAMOSI: COCO, SARO' IO IL DECIMO NAUFRAGO
"Fino a oggi la gente mi conosceva per quello che e' stato scritto di me. Adesso, grazie all'Isola dei Famosi, avro' la possibilita' di farmi conoscere per quello che sono veramente". Francesco Coco, ex difensore di Milan, Barcellona e Inter, che ha appena risolto il contratto con i nerazzurri, annuncia in un'intervista esclusiva a 'CHI', nel numero in edicola da mercoledi', che sara' il decimo naufrago vip del reality di Simona Ventura. "Tre settimane fa non ci pensavo nemmeno, stavo ancora valutando offerte in campo calcistico. Poi ho deciso che, dopo una carriera piena di soddisfazioni, non potevo chiudere in tono minore. E ho lasciato il mondo del pallone". "Ogni tanto - afferma Coco - parlavo dell'Isola per scherzo con Simona Ventura, che e' una mia amica. Poi le vicissitudini che ho avuto, fra infortuni sportivi e incidenti extracalcistici, mi hanno spinto a prendere sul serio questa ipotesi". Francesco risponde anche in merito alle allusioni che spesso vengono fatte sui suoi gusti sessuali: "Mi piace che qualcuno mi apprezzi. Uomo o donna che sia. Poi scelgo la donna. Non sono mai stato attratto fisicamente da un uomo, solo a livello intellettuale".
Non mi sono accontentato di mettere il link, questa perla non può rischiare di sparire al primo aggiornamento di Repubblica.it, che comunque ne detiene il copyright.
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