La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto.
 
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tramandato ai posters alle 19:28 del 24/01/2008 | commenti | culturangle, nerditudine | permalink

MillecentottantasetteChi scrive, e di conseguenza questo blog, è soggetto a episodici, violenti attacchi di nerditudine. Segnalo il più recente (ieri sera), in cui mi è capitato un momento di intensa e immotivata soddisfazione nel rilevare i millecentottantasette kappa al secondo costanti di download rate, a cui viaggiava la mia Tenera Alice, va detto in determinante collaborazione con il sito Microsoft (sia una volta di più resa lode al tanto calunniato Zio Bill).

 Non penso sia grave, suvvia. Ne parlo perchè da questo puerile effimera gioia è sgorgato un episodio quasi prustiano perchè, vedete, io questo momento qua me l'ero immaginato e pregustato da anni, e ieri sera per un fugace momento ho capito che la fantascienza era qui e ora. Mi sono ricordato di quando dieci anni fa scaricavo a 3 o 5 k al secondo e parlare di "tirare giù" un mega al secondo era praticamente pensare al computer di StarTrek, o a quello della Spectre, e quando dovevi scaricare un megabyte di roba era una specie di dramma. O ricordo dello stupore quando misero le postazioni in facoltà e si scaricava alla folle velocità di 20k/sec, e già quello da solo era un motivo sufficiente per levarsi di casa e andare in biblioteca.  

Insomma, è stato uno di quei momenti "ci siamo" che ho cominciato ad aspettare fin da bambinetto, come quando attraversi la prima porta automatica o senti alla radio una canzone con gli stessi suoni della "musica del futuro" che suonavano nei malfati bar nell'angiporto di Tatooine.

tramandato ai posters alle 23:48 del 19/01/2008 | commenti | mugugni | permalink

Non so se vi siete accorti, ma ci stanno rubando la parola laico. Poi si dice del potere salvifico della discussione e del confronto: ci posso anche credere, ma a patto che avvenga tra persone che almeno abbiano l'onestà intellettuale di intendersi sul significato delle parole e dei concetti che utilizzano.  Per quanto riguarda la simpatica parolina in oggetto, la "campagna" è in corso da tempo, ha subito una accelerazione decisa nel periodo del dibattito sul nuovo Partito Democratico ed ha conosciuto il suo trionfo in questi giorni, con l'attuale Festival del Cervello al'Ammasso (aka: il dibattito su Rzzngr e la Sapienza).

Allora questi ci provano a rubarci le nostre parole, i nostri concetti e i nostri valori, ma noi resistiamo, e questo blog nel suo minuscolo piccolo resiste. Per cui mando a dire, al mellifluo teologo prontamente reclutato da Vespa e a tutti i suoi compari in stile senatrice-col-cilicio che no, non ci siamo: laico non significa "recettivo di ogni istanza religiosa". Significa al contrario improntato ad un'ordine di idee e ad un funzionamento che esclude interesse per la sfera religiosa, che ne prescinde, che decide insomma di girarne alla larga, di qualunque religione si tratti.

E si badi, con questo non per dire che le religioni non servono (non c'è nulla di anti-) o che dio non esiste, ma proprio per riconoscere che in materia ciascuno è libero di pensare quello che ritiene meglio, e di pensarlo per conto suo o intruppato in una chiesa di suo gusto, ma che sono affari suoi e che certo questi affari suoi non lo discrimineranno nel suo essere nella comunità, ma che al contempo nemmeno devono influenzarla.

Esempio terra-terra che ho utilizzato coi colleghi l'altro ieri: il mio gruppo di lavoro è laico rispetto alla fede calcistica dei suoi 5 componenti. Questo non significa che neghiamo l'esistenza e/o l'importanza del calcio, né significa che vogliamo sminuire il peso che una vittoria in campionato può avere nella felicità di ciascuno. Significa semplicemente che ai fini della nostra comunità, è giudicato un fatto privato e irrilevante e non che a turno ogni giorno dobbiamo sentirci l'elogio dell'inter, della samp o della roma, in tollerante par condicio, per non scontentare nessuno.

Non so, non mi sembra difficile.