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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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E' stata (abbastanza) dura, ma ce l'ho fatta: i 100 livelli di Crypt Raider sono stati superati e possono finire in archivio. L'obbiettivo era di quelli che mi piacciono, ambizioso ma tutto sommato realistico. Naturalmente fa parte della mia psicologia sentirmi stimolato dal "chiudere un discorso": sapere che c'erano 100 livelli e poi basta mi ha dato la spinta per andare avanti, altrimenti probabile che a un certo punto avrei lasciato perdere.
E' stato istruttivo, è stato rilassante, è stato (specie dopo il livello 70) spesso impegnativo, ma mai frustrante: anzi l'appagamento di un livello concluso grazie a qualche buona intuizione mi ha dato la gratificazione giusta per controbilanciare certe giornate di inconcludenza lavorativa. Senz'altro un'ottima ginnastica per colpo d'occhio, capacità logica e se vogliamo anche coordinazione motoria dato che in certi livelli è anche richiesta una certa velocità sulla tastiera!
Eccomi quindi nel novero dei casual gamers, preda e vittima di un giochino online gratuito come ce ne sono a migliaia. Ma a ben vedere, anche questo tipo di gioco diventa ben poco "casuale". Resta forse intatto il concetto di fare una partita "quando capita", magari anche sul lavoro come personalissima "pausa sigaretta" (il gioco dà forte dipendenza, ve lo assicuro), ma per il resto la dedizione richiesta e l'esperienza che si matura diventano piano piano considerevoli e non hanno nulla della distratta e vagamente "scazzata" attitudine di chi, per dire, si fa una partitiella sul telefonino in attesa che arrivi il suo autobus.
Hardcore gamer of a casual game? Probabilmente la categoria esiste ed è più numerosa di quanto si possa pensare.
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Giusto per mettermi di ulteriore buonumore dopo aver sbattuto il muso contro il cortesissimo muro di gomma della Prefettura di Milano, mi sono messo a fare il sondaggio proposto da una delle tante "applicazioni" collegate a Facebook.
Avete presente come funzionano, no? Ti fanno fare qualcosa (un test, un quiz...) e poi per sapere come sei andato devi invitare un certo numero di altri amici... estendendo esponenzialmente la diffusione del giochino.
In questo caso si trattava di a 5 domande sulle proprie reazioni a situazioni di potenziale stress e in base a questo si viene associati al profilo caratteriale di questo o quel Puffo ("grazie" Mari per l'invito).
Il risultato era ampiamente prevedibile: sono QUATTROCCHI ! 
Però fatemi dire che apprezzo molto di più il nome originale: Brainy, il cui profilo possiamo leggere nel sito ufficiale:
The only Smurf to take everything seriously! Brainy spends his time preaching to others, stupidly mumbling old quotes. Whatever Papa Smurf says is, for him, absolutely sacred. And he's a notorious telltale, something that earns a regular bang of a mallet on the head. Even though his friends like him, they think he can be a real pain in the Smurf occasionally!
Behbbbé, riconosco di essere abbastanza "io", quindi direi che il sondaggio funziona. 
E, anche se realisticamente non posso illudermi di diventare di colpo meno frangiminchia, faccio qui un buon proposito di Maggio per fare il possibile per non essere un "real pain in the Smurf" per i miei amici!
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Ho deciso di adottare il titolo originale, come sempre quando quello italiano ("In Amore Niente Regole") è arbitrario e troppo lontano dall'originale... anche se questa volta mi rendo conto che "Teste di Cuoio" avrebbe potuto facilmente far pensare a qualche gruppo militare d'assalto.
Invece le teste di cuoio del titolo sono quelle dei primissimi giocatori professionisti (o quasi) di football americano, nel cui mondo è ambientata questa commedia dal sapore impecabbilmente "classico", come ormai bisognerebbe aver imparato ad aspettarsi dal Clooney regista.
A me è piaciuto! Sarà che adoro questo sport, quindi anche i piccoli dettagli che a molti non dicono niente, me li sono gustati... non so ad esempio la scena dell'huddle finale, in cui si [ATTENZIONE! SPOILER!] pensa prima di portarsi in zona calcio per pareggiare e all'ultimo invece si decide per il gioco da KO.
Mi pare che la ripetuta frequentazione dei Coen abbia lasciato dei germogli nello stile di regia, in certi primissimi piani sghembi e in certe caratterizzazioni sopra le righe, nel piacere della cura per i dettagli e i personaggi di contorno (e si avvertono anche ampie "spruzzate" del Soderbergh dei tre Oceans) e insomma Clooney regista sfoggia le stesse doti del Clooney attore, un grande senso dell'ironia e della misura e anzi se una critica gli vogliamo azzardare è proprio quella di essere sempre un po' troppo a modino e lo aspettiamo alla prova di un film, come dire, più lacrime e sangue: "Goodnight, and goodluck" poteva ben esserlo però anche in quel caso la raffinatezza retrò dell'allestimento ha finito per limitare un po' la forza del film... sarebbe bello vederlo per una volta in una regia scapicollata alla Herzog, che ne so!
Tra gli aspetti poco convincenti devo tutto sommato mettere la Zellweger che si, ha nelle corde quella recitazione scoppiettante che il ritmo della commedia richiedeva, ma che non mi è parsa per nulla "fatale" e anzi alquanto irritante nel suo parlare a boccuccia chiusa. Anche lo script non è che vada troppo per il sottile e le dinamiche della trama non vincerebbero certo il primo premio alla coerenza inappuntabile, però resta un film divertente ma non stupido (merce rara di questi tempi, in cui ci si è convinti che l'unico modo per far ridere sia quello che passa dalle parti di "Scemo e + scemo"), molto evocativo, assai piacevolmente retrò e con la giusta dose di intrattenimento calata in un contesto storico e geografico molto interessante. Insomma, ce ne fossero.
[Visto al UCI Cinemas di Lissone il 6/05/2008]
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La premessa inevitabile è che gli U2, almeno gli U2, non me li potete toccare. E non riapro qui l'eterno tema del "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace" (a cui non credo molto, per lo meno non così declinato), ma mi limito a dichiararmi convinto che ci siano artisti con cui capita di trovarsi in totale sintonia, il cui sguardo sul mondo bizzarramente si sovrappone spesso e volentieri con il nostro e si capisce sempre e istintavamente quello che intendono. Per me con gli U2 è cosi, e non mi hanno mai tradito... sono uno di quelli che hanno "capito" Pop, per intenderci. 
Insomma, queste impressioni sono assolutamente parziali e condizionate, ed è giusto che sia detto. Di cosa si tratta lo sapete, no? Beh, sono riprese dei concerti sudamericani dell'ultimo tour, effettuate con particolari macchine che consentono di riprodurre un particolare effetto tridimensionale (il film va visto con appositi occhialini). E togliamo subito di mezzo la faccenda: 'sto benedetto treddì... funziona? Io mi azzardo a dire di si, ci sono momenti in cui l'effetto è più evidente/coinvolgente (in cima alla classifica, le sequenze con la videocamera in mezzo al pubblico, sembra proprio di essere lì in ventesima fila insieme alla gente), altri meno, però è vero che si vive una "esperienza" diversa e innovativa.
Ma il pensiero che mi porta a scrivere questo post in realtà è: ...E SE non avesse funzionato?
Intanto avrei comunque ammirato la voglia di questa band (che potrebbe avere milioni di motivi per sentirsi "arrivata") di osare, di sfruttare la propria celebrità, i propri soldi per esplorare nuove strade. Chi si vuol fare il favore di leggere il libro-intervista "Bono on Bono" troverà dei passaggi molto interessanti sul tema "iTunes, mp3 & affini" in cui parla con grande determinazione e luicidità di come non vuole perdere il treno della tecnologia e il controllo delle nuove forme di distribuzione della musica, e questo film è senza dubbio il prodotto di questa mentalità, e della voglia di sentirsi comunque "avanti".
Soprattutto però, mi preme di dire che "dietro" questo can-can delle tre dimensioni c'è comunque un film-concerto vero, uno dei tour più imponenti e suggestivi della storia della musica, registrato senza badare a spese ed affidato ad una regia davvero all'altezza della situazione. A braccetto di questa considerazione c'è quella sulla qualità stupefacente dell'audio, con il basso di Adam Clayton mai sentito così presente e in your face, la rinomata "spazialità" degli effetti chitarristici di Edge amplificata dal sorround, in generale un'esperienza di ascolto che anche da sola, chiudendo gli occhi, sarebbe valsa la pena... altro che 2 dì o 3 dì. Certo le canzoni devono piacere, ma se ci mettiamo a discutere di questo, allora va be niente, ognuno per la sua strada e amici come prima. 
[Visto il 4/5/2008 all'Uci Bicocca, sala tristemente poco affollata. Un GRAZIE grande a mtv.it per i biglietti! ]
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