La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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tramandato ai posters alle 23:21 del 16/09/2008 | commenti | miff | permalink

Haze
Anthony Chen, Singapore, 2008, 14', Super16mm

Appena visto mi lasciato poco/nulla, ma ripensandoci adesso lo sto rivalutando. Innanzi tutto ha una sua individualità di stile ben precisa, e non è poco: la fotografia è molto "bianca", molto neutra e il modo con cui viene gestito il racconto (pochi movimenti di camera, dialoghi lenti e pacatissimi) riesce a trasmettere molto bene la sensazione di afa opprimente dei protagonisti, del modo inerte di scorrere che ha la loro giornata. Irrompe poi un momento di rottura, un inseguimento, che "stacca" nettamente: il ritmo si fa frenetico e la storia arriva alla sua svolta, e al suo momento centrale...poi tutto ritorna alla solita indolenza e ai soliti ritmi lenti, ma in realtà nulla sarà come prima. Certo, è tutto un po' troppo esile. Mezzo voto in più per le varie note "di passaggio" sul modo di vivere (e di alimentarsi!) nella lontana Singapore. VOTO: 7

Taxi Wala
Lola Frederich, France, 2007, 16', 16mm

Parigi. Un'immigrata vestita nei suoi abiti tradizionali (e quindi, già capiamo, scarsamente integrata) prende un taxi, si fa portare a un ambulatorio medico ma, trovandolo chiuso, decide di farsi riportare a casa. Peccato che lei sia analfabeta e che le indicazioni sul foglietto di carta che si è portata appresso siano assai lacunose: comincia così una paradossale e simbolica odissea per le aree periferiche della città, diventata una specie di moderno labirinto. E' un corto che cresce "alla distanza", una volta che si riesce a mettere bene a fuoco la prospettiva e lo spirito del racconto. Bravi gli attori, molto ben girato (mi è piaciuto come se la gioca tra il microcosmo della vettura e gli "sguardi" verso il mondo esterno) in assoluta semplicità e sobrietà. Forse una storia con un suo tono già un po' dimesso, avrebbe tratto beneficio da un approccio un po' meno monocorde.  VOTO: 7

Socket
Patricio García, Argentina, 2007, 10', miniDV

Delirante, alluncinato, energico, entusiastico, totalmente sopra le righe e totalmente fuori controllo. Così è il mondo (di fantasia?) del "Socket" e così è questo film di grandissimo estro goliardico e sense of humour: il docu-movie su questo combattimento a "calzate" risulta divertentissimo, anche per come corteggia vari cliché cinematografici (dalle parti del Gladiatore, ma anche Rocky, eccetera). Girato freneticamente, sbattendosene della qualità e con l'approccio "zero menate" dato da una normalissima minicamera DV: i Corti dovrebbero essere così, avere questo spirito, e non essere quei lungometraggi castrati dal "vorrei ma non posso" che spesso capita di vedere. Anche se vabbene, lo concedo: alla fine è una stupidata. VOTO: 8,5

La maison en petits cubes /The House of Small Cubes
Kunio Kato, Japan, 2008, 12', DVD

Immaginate di avere bisogno di una buona metafora visiva per rappresentare l'effetto del tempo che passa sulle vostre vite, su come il vostro destino dispieghi al massimo le proprie ali, magari facendovi mettere su famiglia, e poi gradualmente vi costringa a ripiegarle sempre di più. ...fatto? Trovato? Eh, lo so, non è mica facile: Kunio Kato ha pensato ad un mondo in perenne allagamento, con le acque che si alzano sempre più e un uomo che costruisce ogni volta la propria casa sul tetto della precedente. Tra la casa abitata e quella precedente,e quindi tra le rispettive vite, c'è però una botola: e di botola in botola si può andare sempre più nel profondo delle acque, e dei ricordi di una vita intera. Animazione magistrale, attentissima al particolare che affascina e commuove, per i miei gusti un po' troppo votata ai "buoni sentimenti", ma è solo perchè mica posso finire una recensione senza nemmeno mezza perplessità.  VOTO: 8

Pour de Vrai / For Real
Blandine Lenoir, France, 2007, 12', 35mm

I primi sei/sette minuti sono così insopportabili che in effetti si è portati a pensare che ci debba essere qualche "trucco". E il trucco c'è, ed è anche carino e sicuramente da un senso (diverso) alla visione. Resta però il fatto che, per quanto la noia sia volutamente creata per far funzionare il resto del racconto, durante la prima metà ci si annoia davvero. E mezzo voto in meno perchè in certi momenti il tutto sembra quasi un pretesto per far conoscere la band che si esibisce dal vivo nel corso del film, e non sono neppure sta gran cosa. VOTO: 6,5

Was weiss der Tropfen davon / What Would the Drop Know About That?
Jan Zabeil, Germany, 2007, 12', 16mm

Il Reichstag è cuore e simbolo dello Stato tedesco, ma a pulirlo sono quasi solo immigrati, che non possono fare di più che soltanto intuire il senso profondo di quel posto, così come solo intuiscono il senso della grande frase tracciata nel pavimento, che dà titolo (e prospettiva) a questo Corto. La parte più documentaristica però alla fine è alquanto insipida: di buono restano un occhio registico notevole per come rende evocative le strutture di un edificio così austero ed impersonale, e un fantastico tramonto dal tetto del Reichstag. Caduta di stile però con l'inquadratura fissa sul perno a specchio della Cupola, è una foto che abbiamo fatto tutti e che tutti sempre faremo... si poteva evitare.  VOTO: 6

Styri / Four
Ivana Sebestova, Slovak Republic, 2007, 16', NEFF sequence

Raffinatissimo, ispirato alla Belle Epoque e - dice il sito del Festival - al mondo di Tamara Lempcka. Sarà... (i colori sicuramente si). A me è piaciuto molto per come fa di necessità virtù semplificando l'animazione fino a quasi a renderla uno spettacolo di marionette e per come sfruta davvero bene il commento musicale e sonoro. Forse questa specie di "meccanicità" si trasferisce però allo spettatore, dando l'impressione di un lavoro un po' freddo e cerebrale. Mezzo voto in più perchè le storie parallele che si incastrano le adoro "a prescindere".   VOTO: 7

The Girls
Sebastian Godwin, UK, 2007, 10', HD

MOLTO ben girato, corredato da tutto il necessario... una bella fotografia, effetti sonori d'atmosfera e attori più che adeguati (comprese le ragazzine, che non facilmente riescono ad andarmi giù, invece questa volta si). Peccato però che la storia faccia parecchio acqua, nonostante all'inizio ci si sforzi di evidenziare come il tipo giuri e spergiuri che "lo farà", il modo con cui subisce gli eventi è davvero poco credibile e il taglio è invece sufficientemente votato al realismo da far si che ciò si noti e stoni. Mezzo voto in più perchè nonostante tutto la suspence e il "chissacomefinirà" riesce egregiamente a crearli.   VOTO: 7

Le jour de gloire /The Day of Glory
Bruno Collet, France, 2007, 7', HD

Animazione di grandissima suggestione, forse tarda un pochino ad ingranare, però riesce col solo potere delle immagini a creare una grande partecipazione. Un Corto di quelli che piacciano a me, con una idea precisa e con un obiettivo in mente, a cui arriva con un brillante collegamento spazio-temporale, suggerendo in fondo anche la genesi di questo lavoro: è dalla materia lavorata della statua commemorativa che deriva tutto il cupo mondo di plastilina che si srotola nel lungo piano-sequenza in soggettiva, un mondo di pieghe, ombre e increspature, e dove gli uomini sono quasi solo una increspatura appena più pronunciata dell'orizzonte stesso. Mezzo voto in più per come dipinge un orrore memorabile senza nemmeno una briciola di splatterosità (tentazione assai facile quando si lavora con la plastilina).  VOTO: 8

VERTIGO RUSH
Johann Lurf, Austria, 2007, 19', HD

Sperimentale. L'effetto "vertigo" come unico oggetto, usato riusato e abusato fino a trascenderne il senso, la funzione e la logica. Si parte da un lento vicino/lontano che ti fa dire "aho qui non succede gnente" fino ad arrivare ad una accelerazione tale che ti sembra di stare sul Millenium Falcon quando prende l'iperspazio: invece sono, sempre e comunque, immobili alberi di un anonimo bosco (austriaco, si presume). Da non cinefilo ne rilevo una sostanziale mancanza di narratività e di senso, però credo che in un Festival anche cose di questo tipo abbiano un (diverso) senso. Magari, ecco, non diciannove minuti, grazie.  VOTO: 6

Za horyzont / Beyond the Horizon
Kuba Czekay, Poland, 2007, 32', 16mm

Quasi un medio-metraggio, ha in effetti il "respiro" e le ambizioni da Film Vero per molti aspetti (ma curiosamente non il 35mm), dalla fotografia molto curata alla recitazione decisamente lontana dagli iper-dilettantismi che spesso si vedono nei Corti. I personaggi sono proprio l'aspetto che più rimane nella memoria, grazie anche a una regia capace di rappresentarne indole e pensieri: la coppia di giovani "belli e dannati", il bambino, il Padre. Un crudo road movie molto sui generis, contaminato da elementi noir e psicologici, realizzato (forse in modo un po' dispersivo e diseguale) con grande partecipazione e sensibilità. Mezzo voto in più per come coglie e rappresenta il rapporto quasi maniacale con il video-telefonino, feticcio imprescindibile di molte esistenze sbandate: forse faccio quello che faccio solo per poterlo riprendere col telefonino? VOTO: 7,5

8/9
Marco Gernone, Italy, 2007, 13', miniDV

Una specie di adolescenziale "Slinding Doors", ma con la differenza che qui le storie vengono mostrate in un reale parallelo, realizzando un divertente accostamento delle due diverse storie possibili,  che procedono su due binari che alternativamente sembrano allontanarsi e poi invece ritornare paralleli, e dove ogni dialogo rappresenta un potenziale "scambio" per un nuovo cambio di direzione. Al punto che la "versione" che comincia male a un certo punto sembra finire bene, e viceversa. E invece... Come si sarà capito, mi è molto piaciuta l'idea (e mezzo voto in più per il titolo ci sta tutto: il riferimento è al formato del video), però la storia è un po' deboluccia e suona più come un pretesto per questo esercizio di stile. Pur capendo e considerando che si tratta del lavoro di una scuola, con giovanissimi attori non professionisti, devo ammettere che la recitazione è terribile.   VOTO: 7

Motion Studies #97: Inertia
Jake Mahaffy, USA, 2007, 1', 35mm

Un minuto in cui conta la "luna", ma anche il "dito" che ce la indica. C'è un'armatura che corre (un'armatura che corre? Beh si... un uomo in armatura che corre) e una telecamera che gli corre parallela e vicina. Succedono cose buffe, e prevedibili. Non so se "laconicità fulminante" costituisca un ossimoro, ma è come definirei questo mini, che è di quelli che colgono in pieno il senso del formato "Corto". VOTO: 7

A hangya és a tücsök /The Ant and the Cicada
László Csáki, Hungary, 2007, 10', 35mm

[ARRIVA]

La théorie des ensembles
Juliette Hamon Damourettes, Jao Eka M'Changama, Marc Hericher, Francia, 2007, 4', DVD

Mi piace molto che la superficie di lavoro su cui rapidissime mani  (forse un po' sadiche? forse quelle dei "poteri forti" che ci manovrano come burattinai?) letteralmente disegnano la storia sia una classicissima lavagna, e gli "omini" che la abitano siano i tipici ometti "linee e quadretti" che davvero si disegnavano col gessetto. E' bello questo gusto vagamente retrò e questa esaltazione della genuina semplicità dei "bei tempi andati", quasi a compensare la raffinatezza tecnologica delle animazioni in CG.
Animazioni che sono ottimamente pensate, con personaggi divertenti, ampiamente debitori dela nostrana Linea, che riescono benissimo come protagonisti delle scenette in stile slapstick di cui si compone questo breve racconto sui pochi arbitrariamente privilegiati e i molti disagiati. VOTO: 8