Confesso che all'inizio ci sono rimasto male, avevo dimenticato di questa storia del "performance capture"... e come non bastasse avevo fatto io campagna per andare a vedere questo film: insomma era TUTTA COLPA MIA.
Ma andiamo per ordine. Cos'è questo performance capture? In poche parole, gli attori recitano veramente, ma soltanto per registrare informaticamente le loro movenze e le loro espressioni. Questi dati vengono poi "calati" in un contesto totalmente generato dal computer: non ci si limita quindi al solito fondale o alla ormai consolidata interazione tra attore e "personaggio digitale" (e ricordo il divertito stupore che a suo tempo suscitò "Chi Ha Incastrato Roger Rabbit", che guarda caso diretto pure quello dal pioneristico Zemeckis), ma tutta la scena viene creata al computer.
Il risultato è che il film diventa un videogame, o meglio diventa una versione extended dei filmati introduttivi che spadroneggiano nei videogame e che fanno tanto fico. Dal punto di vista creativo, le potenzialità diventano quasi senza limiti (ad esempio, i protagonista Winstone è stato reso più alto e più massiccio per renderlo più credibile nei panni di Beowulf), i costi per immaginare scenari e esseri colossali e fantasmagorici si annullano, la camera può compiere le evoluzioni più spericolate e inimmaginabili (vedere la lotta col drago per credere). D'altra parte la qualità è (ancora) quella che è: l'immagine è posticcia, fredda, non sempre credibile, specie nelle movenze dei personaggi. Davvero, faccio prima a dire che è quella che vi aspettate da un filmato di videogame, se bazzicate i genere.
Intendiamoci: se va considerato come esperimento sulla tecnologia, c'è da restare ad ammirata bocca aperta (e se uno si lascia "prendere" dalla storia non sono pochi i momenti in cui ci si "dimentica" di stare guardando un'animazione), ma se invece si guarda senza sconti al risultato finale, chiaramente il paragone con un Signore degli Anelli, non si pone nemmeno.
Occhei, direte voi, ma il film. Beh, a me è piaciuto. Serve una certa inclinazione per la fantasy, una predisposizione a farsi catturare da mondi alternativi e a concedere la necessaria suspension of disbelief. Se lo si fa, si viene sufficientemente ripagati, perchè i dialoghi secchi e molto moderni sono godibilissimi, e anche nelle caratterizzazioni dei personaggi si sente eccome il talento degli sceneggiatori di lusso Roger "Pulp Fiction" Avary e Neil "SandMan" Gaiman; perchè in fondo anche l'aggiunta del tema della "donna fatale" (e della fatale debolezza che accomuna i maschi di questa storia) aggiunge profondità alla storia; perchè lo sviluppo ciclico della storia è raffinato e consente di girare alla larga da un eventuale happy handing, pur consentendo la confezione di un finale che non lascia nulla in sospeso.
Certo, resta il film su un eroe barbaro che a colpi di spadone e prodezze ginniche combatte contro draghi sputafuoco ed altri esseri, per cui non può essere chiaramente il "film della vita", ma resta infinitamente meglio di qualsiasi cinepanettone natalizio o simile che possiate vedere (e non date retta a quello spocchioso di Crespi).
[Visto in un semideserto Uci Certosa il 9/12/2007, post Fiera dell'Artigianato.]










