La tradizione vuole che in Liguria il padrone di un peschereccio offra a chi si imbarca la scelta tra il diritto di lamentarsi (mugugnà) e un supplemento di paga. Scelta lacerante per un ligure, e dalla quale per una volta perfino la tirchieria usciva sconfitta; come dice il proverbio: “Sensa vin se navega, sensa mugugni no”. (Claudio Paglieri)
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tramandato ai posters alle 10:26 del 02/03/2008 | commenti (1) | mugugni, canzoni da salvare, elio bosco di gioia | permalink

Che sia semplicistico pensare a Elio E Le Storie Tese come un gruppo "demenziale" è cosa nota, almeno a chi in questi anni abbia avuto orecchie (e testa) per intendere. Se proprio devo avventurarmi in una etichettatura, potrei dire che Elio ELST fanno (oltrechè della musica di grandissima qualità)... satira. E si sa che la satira vera da smpre fa ridere ma anche serve a far pensare, ad urlare che il re e nudo e a mandare affanculo quelli che se lo meritano e che magari i giornalisti più seri non fanno per decenza professionale o paura di una denuncia.

Tutto questo per dire che trattandosi del gruppo che già anni fa, con La Terra dei Cachi, disse molto e meglio di tanti altri sullo stato di questo nostro paese, non mi stupisco affatto di trovarmi qua oggi a scrivere un commento traboccante di ammirazione per questo nuovo singolo, che sta giustamente spopolando. 

Eppure qui ci vedo un salto di qualità, una nuova maturità che li fa andare oltre il sarcasmo a là Zappa per farci trovare una diverso "fuoco". Certo ci sono vari livelli di lettura, e se forse al (relativamente) grande pubblico arriverà la scherzosa ma sacrosanta invettiva contro il bonghismo selvaggio, il cuore pulsante di questa canzone è la denuncia inutile e necessaria dello scempio del Bosco di Gioia, qui a Milano, che esplode nella irresistibile, liberatoria strofa finale:

Sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica
Ma poi il bosco l'hanno rasato mentre la gente era via per il ponte
Se ne sono battuti il cazzo, ora tirano su un palazzo.
Han distrutto il bosco di Gioia questi grandissimi figli di troia!

AAAAAAHHH che soddisfazione!

Almeno questa. Per chi ne fosse totalmente all'oscuro, questo pasticciaccio brutto riguarda la distruzione completa di un boschetto storico del centro di milano, al fine di costruire su quell'area un nuovo palazzo (credo la nuova sede della Regione Lombardia). Insomma il solito bel mix di avidità, ecologismo a parole, indifferenza alle proteste della popolazione e cementificazione speculativa che è un po' il connotato delle amministrazioni locali che fanno il bello e cattivo tempo qui a Milano.

Informarsi maggiormente sulla vicenda è operazione dolorosa ma credo civicamente opportuna, per lo meno per coloro che questa gente l'hanno votata o corrono il rischio di votarla. Dal momento che il sito del Comitato di difesa del Bosco comunica ormai soltanto il desolato sconforto per l'epilogo di questa vicenda, un buon punto di partenza (nonostante la teribbile colonna sonora) può essere quest'altro sito dove si trovano documenti, cronache e anche alcuni dipinti/disegni di Dario Fo dedicati al vergognoso disboscamento.

tramandato ai posters alle 12:51 del 04/12/2006 | commenti | canzoni da salvare | permalink

La prima canzone da salvare è "Mercy Street" di Peter Gabriel, dedicata alla poetessa Anne Sexton. L'ho scelta, quindi non sto a dire che la trovo una bella canzone, qualunque cosa questo voglia dire. Inoltre non vorrei  troppo spiegare "perchè" mi piace questa canzone, come pure le future prescelte: mi pare che sia troppo alto il rischio di fare la figura del professore pedante dell'Attimo Fuggente, quello che metteva la perfezione formale sulle ics e l'efficacia sulle ordinate, o qualcosa del genere. Però, imponendomi di trovare qualcosa di particolare, devo dire che mi piace moltissimo l'arrangiamento: a cominciare da quel tintinnio ipnotico che inizia subito e che segue per tutto il pezzo, e che sembra quasi voler "introdurre" una storia... e poi soprattutto il basso di Tony Levin, quando "sale" nella pausa della melodia del ritornello, grandioso. E poi è una canzone quasi sussurrata, molto intima, una specie di ninnananna malinconica che starebbe bene in un film di Tim Burton...

Looking down on empty streets, all she can see
are the dreams all made solid
are the dreams all made real

all of the buildings, all of those cars
were once just a dream
in somebody's head

she pictures the broken glass, she pictures the steam
she pictures a soul
with no leak at the seam

let's take the boat out
wait until darkness
let's take the boat out
wait until darkness comes

nowhere in the corridors of pale green and grey
nowhere in the suburbs
in the cold light of day

there in the midst of it so alive and alone
words support like bone

dreaming of mercy st.
wear your inside out
dreaming of mercy
in your daddy's arms again
dreaming of mercy st.
'swear they moved that sign
dreaming of mercy
in your daddy's arms

pulling out the papers from the drawers that slide smooth
tugging at the darkness, word upon word

confessing all the secret things in the warm velvet box
to the priest-he's the doctor
he can handle the shocks

dreaming of the tenderness-the tremble in the hips
of kissing Mary's lips

dreaming of mercy st.
wear your insides out
dreaming of mercy
in your daddy's arms again
dreaming of mercy st.
'swear they moved that sign
looking for mercy
in your daddy's arms

mercy, mercy, looking for mercy
mercy, mercy, looking for mercy

Anne, with her father is out in the boat
riding the water
riding the waves on the sea

tramandato ai posters alle 14:50 del 14/11/2006 | commenti | culturangle, canzoni da salvare | permalink

In una mailing list a cui partecipo si è parlato recentemente della abbastanza famosa selezione che fece a suo tempo Rolling Stone, delle "500 canzoni più belle di ogni tempo". Era già da un po' di tempo che meditavo di creare piano piano una specie di mia Arca di Noè musicale: a dire il vero pensavo magari agli album, però la scelta diventa troppo complessa e ragionata (inoltre ci stanno insegnando che il "formato" dell'album è destinato a sparire, con il diffondersi progressivo della "musica liquida"), per cui va bene... limitiamoci alle singole canzoni e non poniamoci limiti di quantità, magari potrei arrivare anche a una cinquantina..!

I criteri di scelta saranno ovviamente molto vaghi, anche molto dipende dal caso fortuito di ascoltare o meno un certo pezzo, che sennò sarebbe rimasto in qualche angolino buio della memoria: non ho di certo intenzione di fare una selezione ragionata, ecco.

Insomma, appena possibile dedicherò un intervento alla prima delle mie "Canzoni da Salvare"...