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Vodka Martini 
Pare che vogliano mandarlo in pensione persino dai film di James Bond, dopo decenni di onorata carriera ("agitato, non mescolato" ovviamente), per rimpiazzarlo con una delle solite birrette da spot televisivo, disposta a sganciare un po' di soldini. Per chi ha voglia, sarebbe simpatico ordinare qualche media in meno, e qualche Vodka Martini (circa 3/4 della prima e 1/4 del secondo, ma va a gusti) in più, e brindare alla faccia di quelli che pensano di potersi comprare tutto, ma proprio tutto. |
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...come direbbe la Fran, che lunedi sera era a qualche decinaio di metri da me all'Arena di Verona, a vedere Bellamy bruciarsi i timpani spiattellandosi contro le casse del palco. Cose mica enormi, però fan piacere. Delle milletrecentoventidue (ripeto: 1322, a detta della status bar di windows) scattate nei quattro magnifici giorni di Umbria Jazz, ne ho prese una dozzina e le ho mandate alla mail dei FunkOff. Vedi cosa fa l'intraprendenza nella vita: mi risponde Luca il piattista-webmaster della band et voilà le mie foto sono sul sito: una addirittura nella homepage di oggi, poi se si scende un pochino, a sinistra si trova il box dedicato alle gallery e insomma c'è pure la mia sporca dozzina, sotto il nome "matteo" (wow, questo si che fa strano). Naturalmente qualcuna sta pure nella mia pagina su Flickr, che se state leggendo vi invito a visitare, dato che langue un po' meno di queste pagine, ma sempre di languire trattasi.
E va be c'è un po' di legittima soddisfazione (dopo che quelle fatte per Ilaria Pastore erano venute scurissime e sono state giustamente tenute ben lontane dallapubblicazione), ma soprattutto due pensieri. Il primo è che alla fine, dai, non è male quest'era tecnologica, piena di spazzatura informatica, ma anche con la possibilità che io sono li e zac ti scatto le foto, le scarico sul pc, le sviluppo in digitale, te le mando via mail, tu te le rimpicciolisci come vuoi, le metti in una roba nuova che chiamiamo sito e che adesso sarebbe troppo lungo spiegare cos'è e, per la barba dei miei antenati, tutto il mondo le vede. Fico. L'altra cosa è che questi bravissimi, originali, ammirevoli e scatenati ragazzi si chiamano proprio come la mia vecchia band tributo ai RHCP e quindi, anche se non c'entra niente e siamo lontanissimi da dove eravamo partiti qualche riga fa, mando i miei saluti al Biondo, allo Ste e a Marcellino, dove essi siano (beh, il Biondo lo so, è dietro Lambrate).
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Dunque, è andata così. Di passaggio a Heathrow, Claudio vede una mostra di gigantografie della Terra, di commovente bellezza, scoprendo così dell'esistenza di questo programma "Focus on Your World". La prima morale ovviamente è: tenete gli occhi sempre ben aperti perchè anche un banale scalo tecnico durante un volo può piazzarvi cose belle a tradimento sotto il naso. Mi parla di queste foto stupende, che fanno parte di un mega-concorsone indetto dall'UNEP (United Nations Environment Programme) e che rappresentano la minissima percentuale selezionata tra più di centomila foto inviate da tutto il mondo e che raccontano la bellezza del nostro pianeta.
Insomma: queste foto sono ovviamente in vendita, a prezzo non modico ma nemmeno totalmente irragionevole (e sospetto che il ricavato vada per una buona causa, anche se in linea generale non ho molta simpatia per gli enti ONU che sono spesso parassitari carrozzoni che erogano il 50% delle risorse che ci pompiamo dentro) e quindi ci stavo facendo un pensierino, per una delle (poche) pareti disponibili di casa.
E' molto probabile che alla fine non se ne faccia nulla, e che finirò per comprarmi "soltanto" il libro (perchè le foto sono comunque davvero bestiali). Però mi fa piacere segnalare questa iniziativa e ne approfitto per chiedere il vostro parere. NEL CASO che decidessi di acquistare una di queste stampe, quale di queste 3 vi sconfinfera di più ?
Possibilità Uno
Possibilità Due
Possibilità Tre
Mi dicono molti che hanno problemi a vedere le foto non messe direttamente nel blog. Ma io faccio per voi, in modo che non ci siano due mega di pagina da caricare ogni volta che decidete di fare un salto qui! Cliccate sul link, si apre il pop-up, guardate, LO CHIUDETE e cliccate sugli altri... DEVE funzionare, però ehi, voi disabilitate sti benedetti "blocca pop-up"! Smettetela di girare per siti hard, piuttosto. 
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E' vero che a Cernusco arriva la metro e quindi è comodo, eccetera eccetera. Però è anche vero che casa mia è, come si dice ad Oxford, parecchio inculata e quindi ogni volta tocca spiegare la strada per arrivarci. Avendo disegnato il percorso Metro-Casa per Claudio, che sarà mio ospite venerdi sera, ho pensato di metterlo online: almeno la prossima volta me lo trovo già pronto e devo solo girare un link... (w internet! ) e allora ecco a voi la "mappa del tesoro".
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Tra le tante cose di Valencia di cui non ho raccontato, vale la pena di "recuperare" la faccenda del tatuaggio. Tatuaggio che vedete qui nella foto. Da dove comincio? Partiamo dalla parte forse più facile, cioè la scelta del "cosa e dove". Volevo una cosa piccola e discreta, e non per qualche ipocrisia o ambiguità (tipo "non sono convinto, quindi lo faccio ma piccolino") ma semplicemente perchè mi piaceva qualcosa che normalmente non si vedesse, che non fosse una cosa da "sfoggiare", ma piuttosto una specie di marchio che deliberamente sceglievo di portarmi in giro, una cosa prima di tutto per me. Il simbolo tao, per quanto abusato e inflazionato e banale è sempre stato uno dei "miei" e quindi mi è sembrato naturale sceglierlo. Mi piace il messaggio di equilibrio che porta, l'elenganza della sua semplicità ed essenzialità, e poi è vero che tante volte mi sento come la sovrapposizione di due opposti, razionalità e istinto, sicurezza e fragilità, luce e ombra e perchè no.. maschile e femminile (a proposito, sta aumentando esponenzialmente il numero di voci sulla mia presunta gayetudine, e non capisco perchè...).
Il "dove" è venuto di conseguenza, come detto volevo un posto non immediamente "visibile" e poi ho pensato che il simbolo che avevo scelto era un simbolo di centralità, simmetria ed equilibrio e che quindi sarebbe stato sbagliato averlo in un qualche posto non coerente con questo spirito (che ne so, un polpaccio); non sembrandomi il caso di farmi tatuare l'ombelico la scelta del collo è stata quasi obbligata! 
E adesso veniamo al difficile. Perchè. Tanto vale dirlo subito, era nell'elenco di quelle "cose realistiche che voglio fare prima di morire, e possibilmente anche abbastanza presto". Tutti quelli con cui ne ho parlato (in gran parte dopo, ma anche qualcuno prima) erano sulla linea del non farlo tanto per fare, devi pensarci bene ed essere sicuro. Ora, hanno chiaramente ragione, però non so se sono completamente d'accordo con chi dice che se l'avessi fatto per "provare" allora avrei sbagliato e un po' tradito il vero spirito del tatuaggio. Non mi vergogno di dire che l'ho fatto anche per provare, cioè per sapere cosa si prova a farsi fare e ad avere un tatuaggio. E poi è stato anche bello (addirittura forse determinante) il contesto: avere questo segno che ricorderà per tutta la vita ai partecipanti questa vacanza spagnola trascorsa insieme. 
Certo che questo non basta: si deve avere la consapevolezza di un segno indelebile che uno si porta nella tomba e arrivarci col rispetto che si deve per qualcunque cosa si faccia sul/nel nostro corpo. Ma qui c'ero, come ho cercato di spiegare prima... e adesso che cell'ho lo sento davvero mio, sento che ci sto bene e che prima mi "mancava", non so... è difficile da spiegare e credo che sia nello spiegare cosa ti spinge a farlo sia in come ci si sente ad averlo la razionalità possa arrivare solo fino a un certo punto...
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Due belle foto. La prima è di Manuel Presti ed è grazie a questa, a quanto ho capito, che gli è stato conferito il premio BBC come miglior fotografo 2005 in tema wildlife. Naturalmente il buon Presti ha tutti i copyright di questo mondo sulla foto, ma davvero mettendone una jpg piccola e scabeccia sul sito non vedo in che modo possa nuocere al suo conto in banca e questo blog è costantemente affamato di cose belle da avere intorno, quindi: la potete vedere qua. E non c'è nemmeno molto da dire, è... stupenda, poetica, un ottimo esempio per spiegare al classico marziano per quale motivo la fotografia ha ancora forza e futuro pure in quest'epoca televisiva.
La seconda foto è del sottoscritto, e quindi non penso ci siano problemi nel metterla online. Ha come soggetto un differente tipo di branco animale , ed è stata scattata durante la recente vacanza a Valencia (di cui non ho praticamente parlato, mi dichiaro colpevole). Tutti ridevano ed erano girati verso di me, perchè avevo "visto" la foto e mi ero scagliato nella sabbia sdraiandomi completamente. Un po' scura - e l'originale lo è ancora un poco di più - ma a detta di tutti molto bella. Indubbiamente l'attimo è stato catturato, c'è una bella geometria... eppoi è una foto che, non so, ha una sua "magia" e le voglio molto bene. A lei, e a quelli che ci sono dentro (i quali si facciano vivi, se la vogliono stampata).
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Finalmente trovo il tempo per colmare un vuoto che questo diario si portava appresso e riesco a raccontare qualcosa dei micetti disegnati da Claudio sulla parete dell'ingresso, nella nuova casa. Sono contentissimo di come è andata a finire, anche se fino a poco tempo prima non avevo assolutamente idea di come organizzare quella parete, se non che non volevo occupare la parete con un qualcosa di ingombrante. Per prima cosa è venuta l'idea dell'appendiabiti, che poi si è precisata in questi gancetti (rigorosamente IKEA, ma non chiedetemi di ricordarne il nome) non molto invadenti. Non so perchè mi sia venuto l'istinto di piazzarli ad altezze diverse, però appena ho provato mi è subito piaciuto il risultato e alla fine ho messo insieme questa specie di... onda.
Poi un giorno decido che la casa sta prendendo una piega troppo "seria" e convenzionale, e allora (tra le altre cose) penso di coinvolgere Claudio nel fare qualche decorazione a fresco, qua e là sui muri. L'idea del gatto piazzato sugli appendini mi è venuta quasi subito e molto rapidamente è evoluta in questa specie di "sequenza a fotogrammi", col gatto che ci pensa un po', poi salta e infine "atterra" sull'ultimo gancio.
Il giorno che siamo andati a Clusone, Claudio arriva in mattinata a casa mia e si mette al lavoro. Prendiamo qualche foto di Sirius come involontario (e non troppo collaborativo) modello e poi Claudio comincia a buttare giù un bel numero di bozzetti. E' in questa fase che gli viene l'idea di disegnare un atterraggio non proprio impeccabile, idea approvata all'istante! 
Una volta definiti i bozzetti, non resta che affidarsi all'estro del biondo! Per prima cosa si replica sul muro la sagoma disegnata su carta, poi rapidamente si mettono tutti i piccoli dettagli che "fanno la differenza". Il risultato finale lo si vede in questa foto (autore il Bertax, che ringrazio), anche se come tutte le grandi Opere, per apprezzarla adeguatamente bisogna vederla dal vivo... chi volesse autoinvitarsi si accomodi, per adesso non si paga ancora biglietto! 
Last but non least: volevo ringraziare pubblicamente Claudio per essersi prestato, novello Keith Haring, a questo happening estemporaneo di pittura. Per l'ennesima volta è stato messo alla prova e non ha deluso le aspettative. Wicked job, man! 
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Ieri mi ha scritto Claudio: il quadro è finito, manca la lucidata finale. Tanto per cominciare, cliccando qui potete vederlo com'è attualmente, in attesa di una futura foto, quando avrà trovato il suo posto in casa (bello, un altro passo verso una casa sempre più "mia"...). E qualche impressione.
Comprare arte (o Arte, fate voi) è strano: almeno non è come comprare un tavolo, o un servizio da dodici. Se si ha un temperamento creativo come credo di avere, questo istintivamente un po' scoccia, sono sincero... c'è, magari latente, una minima sensazione di "sconfitta", nel dover ricorrere alla capacità e al talento di altri per creare un oggetto, e di conseguenza un'atmosfera. Sarebbe bello poter dire "adesso MI faccio un quadro" e voilà, farlo uscir fuori bene. E lo so che il concetto di "bene" è relativo, ma sono anche convinto che senza la tecnica, la creatività ha armi decisamente spuntate, si finisce per fare non quello che si vorrebbe fare, ma quello che si riesce a fare.
Ma, davvero, sarebbe cosa buona & giusta prima o poi provare a fare un quadro, uno solo, semplice, per una volta. E tenerselo in casa in bella mostra, fare un po' come i bambini delle elementari che vanno in giro a mostrare i loro scarabocchi anche solo per il semplice orgoglio di poter dire "questo l'ho fatto io". Prima o poi, proverò. 
E d'altra parte non si può essere sempre autoreferenziali, chiusi a contemplare il proprio mondo. La cosa tremendamente potente, nel comprare un quadro, anche commissionandolo e discutendone il soggetto e i dettagli come è successo questa volta, è che ti entra in casa, e quindi nella vita di tutti i giorni, il mondo di un'altra persona: e se poi è pure un caro amico, la cosa diventa davvero bella . Commissionare un quadro è un gesto di fiducia, una volta che si è deciso, è gratificante intervenire il giusto, ma la cosa veramente bella è lasciarsi sorprendere, non sprecare l'emozione di trovarsi davanti a un qualcosa che non si era totalmente "previsto" (in senso letterale). Insomma, il quadro è sempre prima di tutto dell'artista che l'ha realizzato e non ha senso imporre la propria visione delle cose... ci sono stati molti ragionamenti con Claudio su questo quadro (specialmente sulle montagne completamente bianche), e sistematicamente entrambi eravamo portati a chiudere il discorso con la medesima frase: "Ehi, il quadro è tuo, decidi tu!": questione di prospettive! 
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Un altro anno è passato, dunque. Sono gli appuntamenti fissi che più ci trasmettono il passare del tempo, quelli che diventano una abitudine consolidata, quasi un rito. Che ne so... i fuochi d'artificio per la festa patronale della mia città natale, il calcio d'inizio dei mondiali di calcio, e (ma si!) pure la festa di compleanno del Roma a Clusone, anche se per me è una tradizione abbastanza... giovane. 
In realtà non ci sarebbe molto da dire... è una festa. Si ingurgitano cibi & superalcolici, si spara inflazionatissima musica dance/commerciale e si chiacchera del più e del meno, andando a caccia di amenità varie... Però allo stesso tempo è un appuntamento particolare: fermarsi a dormire in questa baita accogliente e calda (caratteristica quest'anno più che mai gradita) in mezzo alle montagne dà una sensazione di fuga dalla routine e di... isolamento. Piacevole.
E poi per me Clusone significa... chitarra! Non che si faccia niente di particolare o che si arrivi con qualcosa di preparato, però rimane un appuntamento fisso. Quest'anno ci siamo impossessati - su iniziativa del Bertax - del dormitorio al piano di sopra (per la gioia di quei due o tre asociali che pretendevano di poter dormire già a mezzanotte, ma dico io...) ed è stato bello vedere come piano piano quasi tutti ci abbiano raggiunti, trasferendosi dal dancefloor del piano di sotto... potenza della musica dal vivo! 
Confesso però che il mio momento preferito è la domenica, quando ci si risveglia con tutta calma e c'è quell'atmosfera tranquilla di strana familiarità, derivante dal semplice fatto di aver dormito una notte sotto lo stesso tetto e di essere tutti alle prese con i postumi di una serata non esattamente salutistica! Mi viene in mente lo spot del nescafè (no,non quello della tipa che incolla il fazzoletto alle labbra dell'altro, quello più vecchio, che temo fosse di Muccino), mi sembra che possa rendere l'idea. Succede poi che si parla più facilmente, si fa veramente conoscenza, cosa che è difficile fare con la bocca piena e il costante unz-unz dello stereo in sottofondo...
Anche in questi frangenti, inevitabilmente la chitarra spunta fuori come una calamita... e mentre alla sera prima si è indugiato inevitabilmente sulle cose più orecchiabili e caciarone (Vasco su tutti), la domenica è il momento giusto per suonare un po' più per se stessi, sfidando il gelo sulle mani e lasciando andare gli occhi sulle montagne intorno.
Credo che le due foto che mettano qua riescano a rendere il "bello", diverso ma complementare, di queste due diverse situazioni.

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[PROLOGO]
mago: marcuzzo... ma varrebbe la pena di gestire una cancellaazione "per listino" ?che è la cosa più corretta mentre invece adesso gestirei i due livelli sopra e sotto: per tiposcheda o per singolaschedamago: non ci sto capendo piu un cazzomago: sto dicendo cazzatemago: vado a casamago: ciaomadroid: hahahhha...
Caro Blog, compensiamo un po' il tono melodrammatico del post precedente... ti faccio vedere un paio di posti in cui sono stato in questo periodo, ogni tanto è giusto fare anche un po' di "diario superificiale" per la serie ho fatto questo e quest'altro...
Questa foto (mossissima) è della pista di pattinaggio del PalaSesto. Ci sono stato un paio di settimane fa, in un sabato sera un po' particolare... ero in Alessandria per una pizza con alcuni amici "di Novi", quando mi arriva l'invito per la megafesta di Audiovisiva, la manifestazione che si teneva a Milano in quel fine settimana. La cosa bella è che l'avevo proposta io durante la settimana nel disinteresse generale e invece alla fine è rispuntata fuori. La festa in sè non è stata nulla di particolare (colpa anche della musica, che era troppo non-musica per i gusti del sottoscritto, mi tocca di ammettere che quando si tratta di musica elettro-ballereccia ho gusti abbastanza commerciali) e probabilmente non è nemmeno ben riuscita (poca gente). Però bella l'idea di aprire la pista di pattinaggio su ghiaccio: è stato divertente rimettersi i pattini, dopo la prima esperienza dell'anno scorso... questa volta me la sono presa con più calma e sono riuscito a scendere dalla pista senza lividi. E poi è stata anche l'occasione in cui ho fatto un po' di sperimentazione con le strade intorno alla casa nuova, spostandomi da Cernusco a Sesto evitando la tangenziale. Dopo qualche giro inutile e parecchie svolte a casaccio sono arrivato a destinazione e adesso ho le idee un po' più chiare, specialmente su quella specie di ameba che sembra essere Cologno Monzese... 
Praticamente non si vedono, in questa foto, si intuiscono soltanto i capelloni dei due fratelli alla chitarra e al basso. Sono i "The Magic Numbers", un gruppo inglese che si sta facendo conoscere. Attratto da un paio di recensioni davvero positive, sono andato a sentire la loro esibizione alla Fnac e mi sono mooolto piaciuti, inoltre sono il gruppo giusto al momento giusto, dato che in questo periodo il suono della chitarra acustica è decisamente quello che mi affascina di più. Questi ragazzi possono ben essere orgogliosi dei loro pezzi, semplici ma curati, e arrangiati molto bene. E' stato davvero un piacere sentirli, hanno creato una specie di oasi di tranquillità che uno non si aspetterebbe di trovare in un megastore nel centro di Milano. Sarebbe bello in realtà "sfruttare" molto di più gli incontri e gli showcase che vengono organizzati alla Fnac o alla Ricordi, almeno finchè sono qui in centro a lavorare, però non sempre si riesce a fuggire per tempo dall'ufficio! Quando ci riesco, mi fa sentire bene, è un motivo in più per dimostrare a se stessi che non si è consacrata un'intera giornata al "dio lavoro" e riesco a tornare a casa un po' più "a posto".
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